giovedì 6 febbraio 2025

Birth Undisturbed #4 La creazione dell’uomo.

Sicuramente la foto più famosa della serie. Probabilmente più famosa della serie stessa. Maria che dà alla luce Gesù in una stalla, senza l’aiuto di nessuno, se non di Giuseppe. In realtà, Erri De Luca, che pure ha raccontato di questo parto, Giuseppe se lo immaginò fuori dalla stalla, ad aspettare, ma alla fine questo è solo un dettaglio che nulla toglie al potente gesto di Maria. 

Una curiosità: la location e gli attori nella foto sono italiani. La foto è stata scattata in un casolare in Toscana, Maria è la modella Marta Razzi, scelta dalla regista oltre che per le sue caratteristiche mediterranee anche perché in un altro lavoro era rimasta colpita dal suo modo di urlare con la bocca aperta. Giuseppe invece è interpretato da un ragazzo del casolare che hanno conosciuto in loco mentre sceglievano la location, gli hanno proposto la parte e lui ha accettato.

Altra curiosità, del quadro citato di Giulio Garibaldi non ho trovato alcuna traccia sul web, ne allego una copia che ho ricavato con screenshot dal video del making of.


Di seguito la traduzione e l’adattamento amatoriale della didascalia originale, come sempre a cura di Monica Fronteddu ~ La doula di Kali


“La specie umana non è più inadatta a partorire di qualsiasi altra delle 5000 specie di mammiferi del pianeta. La donna che partorisce è l'agente centrale nell'antico dramma di generare nuova vita”. — Ina May Gaskin

Ogni anno celebriamo una nascita naturale, una storia che si svolge negli ambienti più primitivi. Maria, dà alla luce il Figlio di Dio in una stalla, quell'immagine famigerata ritratta ricorrentemente nella nostra cultura, e familiare anche ai non religiosi. Tuttavia, com'è possibile che al di là del dipinto di Giulio Garibaldi del 1891 di Maria e Giuseppe crollati per la stanchezza, non abbiamo mai visto una rappresentazione "reale" della biologia della nascita, in particolare di Maria in piedi, nell'istinto primordiale ed estatico che un tale ambiente avrebbe contribuito a facilitare?

Rischiare polemiche sull'uso di personaggi universali per ritrarre la suprema “nascita indisturbata" tra altri mammiferi in un ambiente oscuro e umile, suggerisce alla donna moderna che spesso durante nascita, di meno è di più. Un ideale sta proprio nell'equilibrio tra natura e medicina, ma rappresentare Maria nel momento potente di portare Cristo sulla Terra, nelle mani calme e ferme di un Giuseppe che partecipa attivamente, contesta qualsiasi idea che il potere umiliato e creativo della donna sia tutt’altro che  maestoso come la mano creatrice di Dio stesso.


Sito ufficiale 

Making of 


Copyright © Natalie Lennard / Miss Aniela Ltd 2017

"Birth Undisturbed", Nascita Indisturbata è una pluripremiata serie narrativa della fotografa britannica Natalie Lennard.  

In questo progetto si viaggia attraverso il mondo e la storia per rappresentare la nascita dall'antico al moderno, dalle situazioni misere a quelle privilegiate, la serie raffigura storie di donne sia reali che immaginarie. Immagini e video che raccontano l'attuale ideologia occidentale della nascita.

lunedì 3 febbraio 2025

Birth Undisturbed #3 ~ Riflesso di espulsione

“Assistere alle nascite è come con le rose che crescono. Mi piace ammirare quelle che si aprono e fioriscono al primo bacio del sole, ma non mi sognerei mai di tirare e aprire i petali dei boccioli chiusi ermeticamente e costringerli a fiorire prima del tempo”.

(Gloria Lemay, ostetrica)


Una sera d'estate, un uomo sta caricando in macchina le valigie per accompagnare in ospedale la moglie in travaglio. Ma si gira per guardarla nel vestito sceso dalle spalle, seduta sotto un arco di rose rosse che la incorniciano nella natura. Petali di rosa come coriandoli, capelli scuri appena nati e ancora bagnati, illuminati dalla luce del portico, una visione di bellezza classica preraffaellita. Ha partorito spontaneamente.

 "Riflesso di espulsione" fa riferimento sia all'espulsione del latte che al "riflesso di espulsione fetale", un termine introdotto da Niles Newton negli anni '60, secondo cui un bambino nasce grazie ad un'espulsione involontaria senza spinta forzata. Una cosa normale della maggior parte dei parti in casa, si vede raramente in ospedale a causa dell'interferenza di routine nel processo. Nella cultura di massa se ne  parla solo quando una donna partorisce accidentalmente, nel transito verso l’ospedale.  Il riflesso di espulsione fetale si verifica quando una madre si sente completamente al sicuro e supportata, indisturbata da rumori o luci intense.  Oppure può essere innescato da un senso di pericolo alla fine del travaglio.

Anche se questa scena accade tutti i giorni, il sé primordiale della donna si aggrappa istintivamente al limite del suo confine privato in un'immagine tanto simbolica quanto realistica. L'ultimo spettacolo sacramente privato: una donna che partorisce, posizionata sul precipizio tra la natura e l'auto, i cavi telefonici e la telecamera di sorveglianza, emblematici del mondo esterno creato dall'uomo, in cui un coniuge ben intenzionato era pronto a trasportarla.


Traduzione e adattamento amatoriale a cura di Monica Fronteddu ~ La doula di Kali


Testo originale: EJECTION REFLEX - Birth Undisturbed


Making of 

domenica 2 febbraio 2025

Promemoria per me stessa e per chiunque lo trovi utile: avere il coraggio di esplorare la felicità.

♥️

Chiamami con i miei veri nomi

Non dire che domani me ne andrò,

perché io arrivo sempre.

Guarda in profondità: io arrivo ogni secondo,

per esser un germoglio sul ramo a primavera;

per essere un minuscolo uccellino con le ali ancora fragili

che impara a cantare nel suo nido;

per essere un bruco nel cuore di un fiore;

per essere un gioiello che si nasconde in una pietra.

Io arrivo sempre, per ridere e per piangere,

per temere e per sperare.

Il ritmo del mio cuore è la nascita

e la morte di tutto ciò che è vivo.

Io sono un insetto che muta la sua forma sulla superficie di un fiume.

E io sono l’uccello che, a primavera, arriva a mangiare l’insetto.

Io sono una rana che nuota felice nell’acqua chiara di uno stagno.

E io sono il serpente che, avvicinandosi in silenzio, divora la rana.

Sono un bambino in Uganda, tutto pelle e ossa,

le mie gambe esili come canne di bambù,

e io sono il mercante che vende armi mortali all’Uganda.

Io sono la bambina dodicenne profuga su una barca,

che si getta in mare dopo essere stata violentata da un pirata.

E io sono il pirata, il mio cuore ancora incapace di vedere e di amare.

Io sono un membro del Politburo, con tanto potere a disposizione.

E io sono l’uomo che deve pagare il “debito di sangue” alla mia gente,

morendo lentamente in un campo di lavori forzati.

La mia gioia è come la primavera, così splendente che fa sbocciare i fiori su tutti i sentieri della vita.

Il mio dolore è come un fiume di lacrime, così gonfio che riempie tutti i quattro oceani.

Per favore chiamatemi con i miei veri nomi,

cosicché io possa udire tutti i miei pianti e tutte le mie risa insieme,

cosicché io possa vedere che la mia gioia e il mio dolore sono una cosa sola.

Per favore, chiamatemi con i miei veri nomi,

cosicché io mi possa svegliare

E cosicché la porta del mio cuore sia lasciata aperta,

la porta della compassione.


Da: Thich Nhat Hanh, “Essere pace”, Astrolabio Ubaldini, 1989


Questa poesia è stata scritta da Thich Nhat Hanh – maestro vietnamita di buddhismo zen e pacifista impegnato – al termine di una lunga meditazione fatta dopo avere appreso che una bambina di 12 anni, fuggita su una barca di fortuna dal Vietnam, era stata violentata da un pirata tailandese e si era annegata gettandosi in mare.

2025 Ano del la mujer indígena

Il Messico ha indetto il 2025 come anno della donna indigena con la seguente motivazione:


“Si ritiene opportuno evidenziare il lavoro delle donne indigene contemporanee che hanno deciso di dedicare la loro vita alla lotta per i diritti delle donne e cercare spazi di rappresentatività che consentano di avvicinare, migliorare e sensibilizzare sui diritti dei popoli originari e sull'uguaglianza di genere, trasformandosi in difensori dei diritti umani delle donne indigene, che purtroppo soffrono per lo più di disuguaglianze sistemiche.”