Per tutta la vita la società ti ha insegnato a essere una donna, ora la menopausa ti invita a diventare te stessa.
(Selene Calloni Williams)
al momento sono una prima stesura; sono qui per essere rivista e corretta.
per quanto mi sforzi, non sono la fanciulla di cui parlano i poeti. non sono fatta di maree oceaniche e il mio cuore non è un tamburo di cristallo; sarà sempre un'arma più di ogni altra cosa.
sono un capolavoro incompiuto, pieno di parole depennate e di modifiche. nessuno definisce bella la prima stesura, e non sarò mai la versione definitiva.
(Caroline Kaufman)
Sono nata in un mondo dove le ninna nanne e le favole della buonanotte avevano la forma di canzoni di Guccini.
La prima musica che ricordo sono Il Pensionato e Il vecchio e il bambino, poi c’era anche qualche canzone del Coro dell’Antognano, ma è certamente un avvenimento successivo.
Per me Guccini è stato più che una scoperta musicale, un imprinting. E come tutti gli imprinting è stato foriero di doni e di condanne… come quel senso di tristezza immensa che non riuscivo a decodificare e che mi assaliva ad ascoltare senza filtri e senza contenimento Auschwitz quando ero ancora troppo piccola per farlo. Infatti - insieme a Canzone per un’amica - le so a memoria ma non le riesco più ad ascoltare. Il significato di quelle e di tutte le altre canzoni lo avrei capito solo molti anni dopo, intanto quei testi si incidevano nelle mie cellule in modo talvolta angoscioso, talvolta esilarante, spesso gioviale, ma quasi sempre con sprazzi di intensa tristezza.
Ora è un playlist immensa quella che mi scorre nella testa e nel cuore, fatta delle canzoni più note e di tante perle meno note, la colonna sonora dalla mia vita, da quando sono nata fino all’età adulta. Una playlist fatta a tratti di arrangiamenti terrificanti (non me vogliate, lo ha riconosciuto lui stesso) e di battute oramai epiche. No, non è possibile scegliere una sola canzone o un solo episodio. È un flusso di testi poetici che riaffiorano alla memoria con tutte le emozioni che hanno accompagnato e suscitato.
Leggo tutto ciò che scrivere e saluto quella parte di me che ne va con lui. Non so perché, ma tra tutti i commiati scelgo questo.
Forse è tornato il tempo di riascoltarlo come antidoto ad una certa bruttura di questi tempi ♥️
Ciao Francesco, salutaci Fabrizio e Lucio, e se lo incontri, anche mio padre.
E se Dio - o chi per ləi- vuole, arriva quel momento della vita in cui, ascoltando De Andrè, smetti di avere voglia o paura (che poi sono la stessa cosa) di identificarti nella bella e discussa Bocca di Rosa e inizi a sentirti pericolosamente vicina a quella vecchia (cito le opportune differenze) già stata moglie, coi figli grandi e un po’ meno voglie, ma soprattutto con l’impellenza di prenderti la briga e di certo il gusto di dare tutte il consiglio giusto.
Ma le favole si sa, si adattano allo spirito del tempo e cambiano con la società. E oggi quella vecchia dall’appartenenza dura guarderebbe con meno cinismo e più tenerezza quelle giovani mogli frustrate e già inaridite dalla vita coniugale e con meno invidia la sfrontata Bocca di Rosa.
E inviterebbe le prime a smettere di accollarsi tutto il lavoro casalingo e genitoriale di cura invisibile e non retribuito, o almeno di smettere di darlo per scontato e dovuto, e a prendersi del tempo per sé e per il proprio divertimento. E indicherebbe la seconda come modello a cui ispirarsi.
E allora forse qualcuna avrà pure cercato udienza da un qualche carabiniere, mossa dal fascino della divisa (de gustibus) e approfittando dell’assenza del coniuge infedele tra le braccia di Bocca di Rosa.
Ma le più, pare siano state avvistate in una SPA termale a farsi riempire di coccole e trattamenti e di bicchieri di ottimo prosecco. O almeno, questo è quello che la sottoscr… ahem, la vecchia, avrebbe consigliato oggi.