Sono nata in un mondo dove le ninna nanne e le favole della buonanotte avevano la forma di canzoni di Guccini.
La prima musica che ricordo sono Il Pensionato e Il vecchio e il bambino, poi c’era anche qualche canzone del Coro dell’Antognano, ma è certamente un avvenimento successivo.
Per me Guccini è stato più che una scoperta musicale, un imprinting. E come tutti gli imprinting è stato foriero di doni e di condanne… come quel senso di tristezza immensa che non riuscivo a decodificare e che mi assaliva ad ascoltare senza filtri e senza contenimento Auschwitz quando ero ancora troppo piccola per farlo. Infatti - insieme a Canzone per un’amica - le so a memoria ma non le riesco più ad ascoltare. Il significato di quelle e di tutte le altre canzoni lo avrei capito solo molti anni dopo, intanto quei testi si incidevano nelle mie cellule in modo talvolta angoscioso, talvolta esilarante, spesso gioviale, ma quasi sempre con sprazzi di intensa tristezza.
Ora è un playlist immensa quella che mi scorre nella testa e nel cuore, fatta delle canzoni più note e di tante perle meno note, la colonna sonora dalla mia vita, da quando sono nata fino all’età adulta. Una playlist fatta a tratti di arrangiamenti terrificanti (non me vogliate, lo ha riconosciuto lui stesso) e di battute oramai epiche. No, non è possibile scegliere una sola canzone o un solo episodio. È un flusso di testi poetici che riaffiorano alla memoria con tutte le emozioni che hanno accompagnato e suscitato.
Leggo tutto ciò che scrivere e saluto quella parte di me che ne va con lui. Non so perché, ma tra tutti i commiati scelgo questo.
Forse è tornato il tempo di riascoltarlo come antidoto ad una certa bruttura di questi tempi ♥️
Ciao Francesco, salutaci Fabrizio e Lucio, e se lo incontri, anche mio padre.
