Visualizzazione post con etichetta corpo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta corpo. Mostra tutti i post

giovedì 7 novembre 2024

Versus

Sono nuda e indifesa
Sono nuda e in difesa

Invisibile e violata
Impaurita e arrabbiata

Come una madonna addolorata
Piango il lutto della mia fertilità

Decostruisco e ricostituisco
L’infanzia tradita
L’adolescenza addomesticata
L’orgasmo negato
L’aborto celato
Il parto martoriato
La sterilità inflitta
La vecchiaia rinnegata

Con la danza e con il canto
Con il gesto e con la cura
Restituisco voce e lacrime
A tutto ciò che il mondo
Non ha più voluto vedere e sentire
E che pure non ha mai smesso
Di germogliare e fiorire

Abbraccio la necessaria morte
Come un’amara benedizione
E finalmente partorisco me stessa

E questa volta sarà 
Una chiassosa festa
Di amore e sorellanza

(Monica Fronteddu)

venerdì 4 ottobre 2024

Parole che amo: delfino

Parole che amo: delfino, che come il nome dell’oracolo di Delfi, deriva dal greco antico e significa “utero”. Sulle varie ipotesi del perché associare l’organo più potente del corpo femminile a questo meraviglioso animale e sui significati derivati della parola:

mercoledì 12 gennaio 2022

Che cos’è il tantra?

Vedere con le orecchie, le mani, la bocca, il naso.
Toccare con la bocca, gli occhi, il naso, le orecchie.
Udire col naso, la bocca, le mani, gli occhi.
Annusare con gli occhi, le orecchie, la bocca, le mani.
Assaporare con le mani, il naso, le orecchie, gli occhi.

Il tantra è sinestesia.

venerdì 20 settembre 2019

Un invito a scoprire il piacere della lentezza

Lascia che il corpo ti mostri la via

Respiro dopo respiro

Il movimento diventa poesia


(Cit.)

mercoledì 9 gennaio 2019

Prima gli umani

È il cruccio dell’amore, dentro il peso assente dei corpi

È il divenire degli uomini, quello della luce

Come sudare Sardegna, tradire New York, inciampare a Douala

È che non siamo artisti, e neppure fotografi, non sappiamo dirigere, se non mentre sogniamo

Siamo essere umani, innamorati della complessità.

fonte:

venerdì 14 dicembre 2018

José Samarago, Le intermittenze della morte. Citazioni dal libro.



Non sono competente per formulare giudizi [...], vivere con i miei stessi errori mi dà già abbastanza daffare.

Mai più è troppo tempo.

Il risultato finale, ed è proprio questo che caratterizza gli autentici dilemmi, sarebbe stato sempre lo stesso.

Cimiteri di vivi.

Contro ciò che deve essere non c’è forza che tenga.

L’enorme capacità di sopravvivenza di quei famosi lati oscuri della natura umana.

La morte, di per sé, da sola, senza alcun aiuto esterno, ha sempre ammazzato molto meno dell’uomo.

Su di noi, la morte conosce tutto, e forse è per questo che è triste. Se è vero che non sorride mai, è solo perché le mancano le labbra, e questa lezione di anatomia ci dice che, al contrario di ciò che ritengono i vivi, il sorriso non è una questione di denti.

Realmente, non c’è al mondo niente di più nudo di uno scheletro.

Le mani sono due libri aperti, non per le ragioni, supposte o autentiche, della cartomanzia, con quelle linee del cuore e della vita, della vita, signori miei, avete sentito bene, della vita, ma perché parlano quando si aprono o si chiudono, quando accarezzano o colpiscono, quando asciugano una lacrima o celano un sorriso, quando si posano su una spalla o accennano un saluto, quando lavorano, quando stanno ferme, quando dormono, quando si svegliano.

Le speranze hanno quel certo destino da compiere, nascere l’una dall'altra, ed è per questo che, malgrado le tante delusioni, non sono ancora finite a questo mondo.

Era facile dirlo, ma sarebbe stato molto meglio tacerlo, perché spesso le parole hanno effetti contrari a quelli che si erano proposti.

È il mio più grande difetto, dico tutto sul serio, anche quando faccio ridere, soprattutto quando faccio ridere.

mercoledì 25 luglio 2018

Parole che amo: oblio.

Dal latino ob... Ops, non ricordo più.

A proposito di oblio... riflettendo e cercando il significato delle parole sulla memoria mi sono imbattuta in questo post di un'amica che coglie già perfettamente e anzi ampia (anche grazie ai commenti) il mio pensiero in proposito.

Dice la mia amica Tundra:
“Ho imparato che esistono tre verbi della memoria.
Ricordare, rimembrare, rammentare.
Rammentare ha relazione con il ricordo del pensiero, della mente.
Rimembrare rievoca il ricordo del vissuto corporeo.
Ricordare porta ai ricordi del cuore, delle emozioni”.

In un commento si fa notare l’interessante particolare per cui le parole contrarie esistono solo per la mente (dimenticare) e per il cuore (scordare, che curiosamente si usa anche quando uno strumento musicale perde l’accordatura e diventa dissonante) e non per il corpo. Come se una memoria impressa nel corpo diventasse in qualche modo indelebile.
In realtà esiste la parola smembrare, che significa separare il corpo in più parti, che detta così sembra una cosa piuttosto cruenta, e forse lo è. Però c’è una cerimonia sciamanica detta di smembramento che consiste proprio nel “squartare” esotericamente/metaforicamente il corpo, custode di memorie disarmoniche e di dolore,  per riassemblarlo in un nuovo corpo rigenerato. 

mercoledì 4 luglio 2018

Scegliamo le vite che scegliamo - genitori, lavoro, partner, addirittura il nostro corpo - per fare esperienza di ciò che non siamo. Perché per comprendere a fondo qualsiasi cosa dobbiamo passare per il suo opposto.

È sentire il dolore che ci fa apprezzare il piacere e la gioia.

È quando percepiamo la dissonanza che tendiamo all’armonia. 

È grazie al brutto che comprendiamo la poesia della bellezza.

E questo è vero per il corpo, per la mente e anche per l’anima.

Sperimentiamo la separazione per comprendere che siamo Uno.

Sperimentiamo il finito per comprendere l’infinito.

Sperimentiamo la morte per tendere alla nostra innata immortalità.


venerdì 22 giugno 2018

Parole che amo: re_sa

La chiave dello yoga naturale è la resa. [...]
Si potrebbe dire che resa è lasciare che sia. [...]
Resa significa scegliere di lasciar andare e permettere che la volontà di qualcosa di diverso da noi faccia il proprio corso, invece del nostro. [...] e questo senza dover progettare, conoscere, forzare o doversi preoccupare in qualche modo di se stessi. [...]
Quando si lasciano le tecniche di volontà, si entra nel reame della resa. [...] Nello yoga naturale non si usa la propria volontà sul corpo, ma si libera il corpo dall'uso della volontà. Si lascia che l'energia vitale faccia quello che vuole con il proprio corpo, invece di usare la volontà per fare qualcosa. [...] Non si tenta di concentrare la mente o l'attenzione su una cosa particolare. [...] Si abbandona l'uso della volontà […].
Lo yoga potrebbe non essere sempre ciò che si desidera e difatti spesso non lo è. Qualche volta ci si annoia, altre volte appaiono cose apparentemente senza scopo […].
Qualsiasi cosa accada, che accada! Esiste solo una condizione ed è quella di dover arrendere il proprio corpo, la mente e i sentimenti alla Verità. Se si è fatto questo, non c'è errore. [...]
L'ego vuole avere tante cose da fare, vuole essere colui che fa. Vuole fare accadere le cose: "Se io faccio questo, poi voglio quel risultato. Voglio il frutto delle mie azioni". [...] Attraverso questa modalità, si rimane sempre legati all'ego e si rimane bloccati nel ruolo di colui che fa [...] piuttosto che arrendere questo "Io".

Charles Berner

https://www.facebook.com/groups/yogaitalia/permalink/1740612766030571/