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martedì 17 marzo 2020

Non credere mai che ciò che non si fa sentire chiaramente sia realmente lontano.

Tutto quello che ti sembra che ti abbia mollato la mano, in realtà è seduto accanto a te. Ma non può intervenire adesso..

È tutto in metamorfosi costante e parlare ora, definire, arrivare ad assemblare qualcosa che sia comprensibile alla mente umana, che la rassicuri...

...è come cercare di afferrare la lava mentre si sta ancora addensando.

Ti bruci la mano e non arrivi a vedere la forma.

Tutto si sta riscrivendo.
Tenete alta sul palmo della mano la Fede.

La purezza di ciò che avete sentito nel vostro animo più profondo quando anche solo per un attimo avete incontrato Dio.

Fosse in un tramonto o in un bambino.

Sento solo di richiamare l’attenzione in te che leggi qui, adesso..
..alla possibilità di Stare nel Vuoto nell’incertezza.. nel non sapere cosa succederà...

La possibilità di Essere pienamente nella Vita, si, senza certezze.

La morte non è ciò che ci hanno detto.

Il vuoto non è ciò che ci hanno detto.

Finché non li incontri sul tuo cammino

non puoi comprendere del Tutto queste parole ma possono aprire una breccia e lasciare scorgere qualcosa di diverso..

La morte prepara la vita.

Ti conduce per mano a Essere nel vuoto.

Ascolta bene questo:

Il Vuoto non è qualcosa che prima o poi finisce per portarti in qualcosa di nuovo.

Il Vuoto è l’unica cosa che realmente esiste. Che resta. Che vive..

È la condizione perpetua in cui sei ma di cui non ti accorgi perché sei impegnato nelle forme che stai incarnando.

Incarnale e danzaci...

ma ricorda che il Vuoto ti conduce.

Il Vuoto conduce la Danza.

Ti conduce a esserci, pieno...

pieno di linfa... di respiro...

di mistero che si rigenera...

di Soffio di Vita nuova che si prepara.

Comprendi questo.

E tutto si riscrive.

Respira.

Sei pieno di ciò che resta,

quando tutto il resto crolla.

Perché quello tu sei.

Ciò che resta.

Di cosa hai paura?

(Margherita Pinto)

mercoledì 12 settembre 2018

“Non è così facile amarsi, perché non si può amare a comando, nessuno, nemmeno se stessi”.

“La mente può osservare l’amore, ma non può provarlo”.

(Cit.)

Quando ho cominciato ad amarmi davvero – Amore di Sè | Nuovi Territori

mercoledì 25 luglio 2018

Parole che amo: oblio.

Dal latino ob... Ops, non ricordo più.

A proposito di oblio... riflettendo e cercando il significato delle parole sulla memoria mi sono imbattuta in questo post di un'amica che coglie già perfettamente e anzi ampia (anche grazie ai commenti) il mio pensiero in proposito.

Dice la mia amica Tundra:
“Ho imparato che esistono tre verbi della memoria.
Ricordare, rimembrare, rammentare.
Rammentare ha relazione con il ricordo del pensiero, della mente.
Rimembrare rievoca il ricordo del vissuto corporeo.
Ricordare porta ai ricordi del cuore, delle emozioni”.

In un commento si fa notare l’interessante particolare per cui le parole contrarie esistono solo per la mente (dimenticare) e per il cuore (scordare, che curiosamente si usa anche quando uno strumento musicale perde l’accordatura e diventa dissonante) e non per il corpo. Come se una memoria impressa nel corpo diventasse in qualche modo indelebile.
In realtà esiste la parola smembrare, che significa separare il corpo in più parti, che detta così sembra una cosa piuttosto cruenta, e forse lo è. Però c’è una cerimonia sciamanica detta di smembramento che consiste proprio nel “squartare” esotericamente/metaforicamente il corpo, custode di memorie disarmoniche e di dolore,  per riassemblarlo in un nuovo corpo rigenerato. 

mercoledì 4 luglio 2018

Scegliamo le vite che scegliamo - genitori, lavoro, partner, addirittura il nostro corpo - per fare esperienza di ciò che non siamo. Perché per comprendere a fondo qualsiasi cosa dobbiamo passare per il suo opposto.

È sentire il dolore che ci fa apprezzare il piacere e la gioia.

È quando percepiamo la dissonanza che tendiamo all’armonia. 

È grazie al brutto che comprendiamo la poesia della bellezza.

E questo è vero per il corpo, per la mente e anche per l’anima.

Sperimentiamo la separazione per comprendere che siamo Uno.

Sperimentiamo il finito per comprendere l’infinito.

Sperimentiamo la morte per tendere alla nostra innata immortalità.


venerdì 22 giugno 2018

Parole che amo: re_sa

La chiave dello yoga naturale è la resa. [...]
Si potrebbe dire che resa è lasciare che sia. [...]
Resa significa scegliere di lasciar andare e permettere che la volontà di qualcosa di diverso da noi faccia il proprio corso, invece del nostro. [...] e questo senza dover progettare, conoscere, forzare o doversi preoccupare in qualche modo di se stessi. [...]
Quando si lasciano le tecniche di volontà, si entra nel reame della resa. [...] Nello yoga naturale non si usa la propria volontà sul corpo, ma si libera il corpo dall'uso della volontà. Si lascia che l'energia vitale faccia quello che vuole con il proprio corpo, invece di usare la volontà per fare qualcosa. [...] Non si tenta di concentrare la mente o l'attenzione su una cosa particolare. [...] Si abbandona l'uso della volontà […].
Lo yoga potrebbe non essere sempre ciò che si desidera e difatti spesso non lo è. Qualche volta ci si annoia, altre volte appaiono cose apparentemente senza scopo […].
Qualsiasi cosa accada, che accada! Esiste solo una condizione ed è quella di dover arrendere il proprio corpo, la mente e i sentimenti alla Verità. Se si è fatto questo, non c'è errore. [...]
L'ego vuole avere tante cose da fare, vuole essere colui che fa. Vuole fare accadere le cose: "Se io faccio questo, poi voglio quel risultato. Voglio il frutto delle mie azioni". [...] Attraverso questa modalità, si rimane sempre legati all'ego e si rimane bloccati nel ruolo di colui che fa [...] piuttosto che arrendere questo "Io".

Charles Berner

https://www.facebook.com/groups/yogaitalia/permalink/1740612766030571/


lunedì 5 febbraio 2018

Mi chiamo Mostro perché ti mostro chi sei.

Promemoria per dilettanti studiosi di yoga sutra e dintorni: dalla radice etimologia mon/man derivano sia mostro/mostrare, che mente. 

venerdì 17 novembre 2017

La legge di Murphy applicata allo yoga #37

Paradosso dell'ubiquità del piccolo ego.

Se vuoi entrare nel corpo devi uscire dalla mente.
Ma quando infine sarai pienamente nel corpo, ti scoprirai presente anche nella mente.

lunedì 11 settembre 2017

Tutto è mente
Com'è sopra, così è sotto
Tutto vibra
Tutto è duale
Tutto scorre
Tutto accade secondo la Legge
Tutto ha i suoi princìpi maschili e femminili

domenica 25 settembre 2016

Né la mente, né l’intelletto, né l’ego, né il pensiero,
Non le orecchie, non la lingua, non il naso, non gli occhi,
Nè l’etere, non la terra, non il fuoco, non il vento,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
Non l’energia della vita, non i cinque soffi vitali,
Non i sette elementi del corpo, né i suoi cinque involucri,
Né gli organi di purificazione, non il parlare, le mani o i piedi,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
Né disprezzo o compiacimento, attaccamento o avidità,
Nessun orgoglio o gelosia,
Nessun dovere, né ricchezza, desiderio, né liberazione,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
Né virtù o vizio, né piacere o dolore,
Né luogo sacro, mantra, Vedas e nemmeno Havan
Non il mangiatore, non il cibo, non il godimento del mangiare,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
Né la paura di morire, né la distinzione fra caste,
Non il padre, non la madre, nemmeno nascita ho io,
Non il discepolo, non il maestro, non il fratello, non l’amico,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
Io sono senza dubbio, io esisto senza forma,
Onnipervadente sono io, io do vita ai miei sensi,
Eterno, immutabile, nè libero nè attaccato,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
(Adi Shankaracharya)

lunedì 23 maggio 2016

Parole che amo: coração.

La parola "cuore", in portoghese - coração - contiene al suo interno la parola "preghiera" - oração.
Ecco perché si può pregare davvero solamente mettendoci tutto il cuore.

Grande Mistério
Ensine-me a confiar em meu coração, em minha mente, em minha intuição, em minha sabedoria interna, nas bênçãos do meu espírito. Ensine-me a confiar nestas coisas, para que possa entrar em meu Espaço Sagrado e amar além do meu medo, e assim caminhar com beleza com a passagem de cada Sol Glorioso."
Oração Indígena


Grande Mistero
Insegnami a fidarmi del mio cuore, della mia mente, della mia intuizione, della mia saggezza interiore, nelle benedizioni del mio spirito. Insegnami a fidarmi in queste cose, perché io possa entrare nel mio Spazio Sacro e amare oltre la mia paura, è così camminare in bellezza attraverso il passaggio di ogni glorioso Sole.
Preghiera Indigena

mercoledì 17 febbraio 2016

Le infradito di Buddha

Le infradito di Buddha di Zap Mangusta, Ponte alle Grazie Saggi e Manuali


(Una lettura scorrevole e leggera per introdursi al pensiero orientale e ad alcuni dei suoi maestri più famosi, tipo Aurobindo, Osho, Buddha e altri).

Citazioni dal libro:

Le cose vanno così in India. Ci sono migliaia di modi di darti il benvenuto: alcuni dei quali possono ucciderti.

«Niente come il cibo rappresenta l'Assoluto, ma anche la provvisorietà delle cose del mondo. [...] Per cibarsi bisogna distruggere qualcosa, per poi assimilare quegli elementi che sono stati dissolti e che quindi ritornano a vivere in noi. Trasformandosi. L'uomo è ciò che mangia».

Un discepolo si era macchiato di un furto. I suoi compagni reagirono duramente, condannandolo. Il maestro però non disse nulla e nemmeno lo punì.
Uno dei discepoli allora non seppe trattenersi e sbottò: «Maestro, ma come puoi ignorare ciò che è accaduto? Dopotutto, Dio ci ha dato gli occhi!». «È vero», replicò il maestro, «ma anche le palprebe».

«Io non sopporto la logica. [...] È l'inutile strumento delle persone senza fantasia... Viva l'intuizione, invece. Che è quello della genialità!»

L'allievo chiese: « ...ma insomma, dove risiede l'essenza del Buddha?». «Nello scopino del water, probabilmente», rispose il maestro.

La risposta di ogni cosa non la si ottiene cercandola. Tuttavia, è abbastanza chiaro che solo chi la cerca la trova.

Per osservare più chiaramente il cielo, non c'è niente di meglio che cadere con la schiena per terra.

Ricordatevi che ci sono equazioni di cui non si dà alcuna soluzione.

Noi siamo davvero degli individui? Il termine individuo, infatti, vuol dire entità indivisibile senza contraddizioni. Noi invece, a seconda delle circostanze, possiamo essere egoisti o generosi, appassionati o menefreghisti, nobili o meschini. Dunque, non siamo individui, ma siamo composti da tanti piccoli frammenti, il che spiega perché a volte ci sentiamo «a pezzi».
Ognuno di questi frammenti è spesso in contraddizione con gli altri. Perché, per quanto evoluti, siamo pur sempre animali, mossi da istinti e pulsioni, con differenti necessità, stimoli e abitudini. Possiamo essere aggressivi o teneri, tolleranti o intransigenti, a seconda delle circostanze. Ci siamo sviluppati, certo, ma dobbiamo evolverci ancora, proprio come pensava Aurobindo.

Noi siamo la violenza che vediamo: questa è la Verità. E dobbiamo comprendere questo basilare concetto con testa, cuore ed essere, se vogliamo che un domani la violenza cessi di esistere.

Non è facile ma è senz'altro entusiasmante.

La mente può essere libera?

Dai il benvenuto alla tristezza, e lascia che sia tua ospite ben accetta. Sii il suo padrone di casa e osservala attentamente. Rimarrai sorpreso, perché possiede alcune bellezze che la felicità non potrà mai avere. Non si tratta di scegliere la tristezza, questo no, ma di godere anche di lei, quando bussa alla tua porta.

In tempi di mediocrità emozionale, la mediocrità viene scambiata per saggezza e l'apatia per riservatezza.