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venerdì 15 maggio 2026

 Magarella Margheritella 


Che te ne vai per le gravine

Con le tue erbe curi le vicine


Che te ne vai per il paese

Con le tue erbe curi le spose


Che te vai insieme a tuo padre

Con le tue erbe curi ogni male


Che te ne vai per ogni dove

Con le tue erbe curi ogni cuore


Magarella Margheritella


(Poesia che vorrebbe diventare canto, dedicata a Magarella, figlia del Mago Greguro, figure leggendarie di Massafra antica)

Monica Fronteddu

giovedì 2 gennaio 2025

 “Siamo convinti che ben poche cose siano importanti quanto dar vita a bambini felici e sani. Perché questo non viene ricompensato in qualche modo? Le persone che si occupano regolarmente dei bambini sono proprio quelle pagate peggio nella nostra società: le madri casalinghe non lo sono per nulla, e ben poco le babysitter, gli educatori, gli insegnanti. Essere genitori deve essere davvero valorizzato, anche da un punto di vista economico. Possiamo dare inizio al cambiamento partendo dalle mura domestiche, dando importanza alla cura dei figli. Una volta che questo modo di pensare si diffonde, bisogna fare in modo che il sistema economico ne prenda atto e dimostri in modo tangibile di apprezzarlo. C’è anche bisogno di più congedi parentali per chi si occupa dei figli, padri inclusi, che permetterebbe loro, quindi, un maggiore coinvolgimento. Questo consentirebbe alle madri di avere più tempo per altre attività, ai padri di scoprire una nuova prospettiva e ai bambini di avere un’immagine più equilibrata dell’essere genitori”.

Jeannine Parvati Baker, Frederick Baker; Concepimento consapevole attraverso i cinque elementi, Macro, 2023





domenica 17 novembre 2024

Pedalando all’Amastuola

In una prossima vita sarò una campionessa di mountain bike, già da ragazzina, farò le discese a tutta e mi sembrerà di volare.

In una prossima vita sarò un’astrologa e conoscerò la storia di ogni singola stella e anche di ogni persona.

In una prossima vita conoscerò tutte le erbe spontanee e le loro proprietà, mi nutrirò di loro e non avrò quasi mai bisogno di fare la spesa.

In una prossima vita sarò un’affermata linguista e viaggerò nel tempo con l’etimologia di ogni parola.

In una prossima vita riuscirò a sedermi con le gambe in padmasama e riuscirò a fare kapotasana completo, ma questo non farà di me una yogini o una persona migliore.

In una prossima vita sarò felicemente madre di tre figl* e nonna di otto nipoti.

In questa vita invece… mi stupisco delle stelle, coltivo ortica e portulaca sul balcone, conosco il potere della parola con cui gioco a creare i miei mondi, viaggio con lo yoga nell’universo che ho scoperto dentro me stessa, conosco la meraviglia e la tragedia della genitorialità e sono madre di ogni donna che in me ne cerca una, e talvolta si tratta di me stessa.

E poi semino sogni, desideri e fantasie, pedalando all’Amastuola.

(Monica Fronteddu)

giovedì 7 novembre 2024

Versus

Sono nuda e indifesa
Sono nuda e in difesa

Invisibile e violata
Impaurita e arrabbiata

Come una madonna addolorata
Piango il lutto della mia fertilità

Decostruisco e ricostituisco
L’infanzia tradita
L’adolescenza addomesticata
L’orgasmo negato
L’aborto celato
Il parto martoriato
La sterilità inflitta
La vecchiaia rinnegata

Con la danza e con il canto
Con il gesto e con la cura
Restituisco voce e lacrime
A tutto ciò che il mondo
Non ha più voluto vedere e sentire
E che pure non ha mai smesso
Di germogliare e fiorire

Abbraccio la necessaria morte
Come un’amara benedizione
E finalmente partorisco me stessa

E questa volta sarà 
Una chiassosa festa
Di amore e sorellanza

(Monica Fronteddu)

giovedì 26 gennaio 2023

Guardo mia madre, in fondo sono uguale a lei… oh no...

Guardo mia figlia, in fondo è uguale a me… oh sì...

sabato 9 maggio 2020


INVOCO LA FORZA

Invoco la forza delle pietre, perché mi diano la fermezza,
Invoco la terra perché mi doni radicamento,
Invoco il vento per elevarmi,
Invoco il fuoco per purificarmi

Invoco la luna, il sole, le stelle,
Invoco l’universo per illuminarmi
Invoco l’acqua, la pioggia, il fiume, li invoco tutti perché ci lavino

Invoco il lampo, il tuono e tutto il potere della creazione,
Invoco il mare, invoco il cielo e l'infinito
Li invoco tutti perché ci liberino

Invoco Cristo, invoco Budha, invoco Krishna, invoco la forza di tutti gli Orixás
Li chiamo tutti con la loro forza divina
Voglio vedere l'Universo illuminarsi

Ringrazio l’universo per la vita e per il coraggio e per questa l'opportunità
E dedico la mia vita con amore
Al sogno vivente della nostra umanità

Sono messaggero, sono cometa, sono indigeno
Sono figlio della nazione arcobaleno
Con i miei fratelli e sorelle sarò un guerriero
Nella nobile causa di Inka Redentore

Ringrazio nostra Madre e nostro Padre
E i fratelli e sorelle per tutto il loro aiuto
Gloria a tutti
Perché siamo tutti uno in questa unione

N darei a sa ndarei a sa ndarei a sa
Fin dal principio siamo tutti fratelli!
Orei ouá Orei ouá Orei ouá
Viva il potere di tutto l’universo!

****
EU CHAMO A FORÇA

Eu chamo a força, eu chamo a força
eu chamo a força
força das pedras para me firmar

Eu chamo a terra, eu chamo a terra
eu chamo a terra
eu chamo a terra para me enraizar

Eu chamo o vento, eu chamo o vento
eu chamo o vento
eu chamo o vento vem me elevar

Eu chamo o fogo, eu chamo o fogo
eu chamo o fogo
eu chamo o fogo para me purificar

Eu chamo a Lua, chamo o Sol
chamo as Estrelas
Chamo o Universo para me iluminar

Eu chamo a água, chamo a chuva
e chamo o rio
Eu chamo todos para me lavar

Eu chamo o raio, o relâmpago e o trovão
Eu chamo todo o Poder da Criação
Eu chamo o mar, chamo o céu e o infinito
Eu chamo todos para nos libertar

Eu chamo Cristo, eu chamo Budha
Eu chamo Krishna
Eu chamo a força de todos Orixás
Eu chamo todos com suas forças Divinas
Eu quero ver o Universo iluminar

Eu agradeço pela vida e a coragem
Ao Universo pela oportunidade
E a minha vida eu dedico com amor
Ao sonho vivo da nossa humanidade

Sou mensageiro, sou cometa, eu sou indígena
Eu sou filho da nação do Arco Íris
Com meus irmãos eu vou ser mais um guerreiro
Na nobre causa do Inka Redentor

Eu sou guerreiro, eu sou guerreiro e vou lutando
A minha espada é a palavra do amor
O meu escudo é a bondade no meu peito
E o meu elmo são os dons do meu Senhor

Eu agradeço a nossa Mãe e ao nosso Pai
E aos meus irmãos por todos me ajudar
Aminha glória para todos eu entrego
Porque nós Todos Somos Um nesta união
N darei a sa ndarei a sa ndarei a sa
Desde o principio Todos Nós Somos Irmãos!
Orei ouá Orei ouá Orei ouá
Viva o Poder de todo o Universo!”




mercoledì 16 ottobre 2019

- Non sono più una madre, sono diventata un bancomat...
- Come tutte le madri di sedicenni, quindi iscriviti al gruppo mamme anonime e non rompere.

domenica 6 ottobre 2019

- Com’era quel detto? Se ami qualcuno lascialo libero...
- Chi lo aveva detto di sicuro non aveva figli.

[Private Eyes, St. 2, ep. 9]

mercoledì 11 luglio 2018

Avere avuto nell’adolescenza una madre amorevole ma piuttosto severa ti può fare correre il rischio di diventare a tua volta una madre di figlia adolescente troppo permissiva.

Il meccanismo psicologico è anche piuttosto banale: per evitarti di ricevere tutto l’odio, la rabbia e il rancore che quella severità ti ha  suscitato, per contrasto, ti comporti nel modo opposto.

Bene vi svelo un segreto: non funziona. 

(Ma tranquilli, non farò spoiler e non vi toglierò il piacere di scoprire da voi il perché e il percome).


domenica 20 agosto 2017

Parole che amo: bacio.

"Ma come è nato il bacio a livello etologico?
Come mai baciamo?

Desmond Morris osservò che le madri dei primati masticavano il cibo e poi lo passavano ai figli attraverso un “bacio”. Secondo l’etologo inglese questa è l’origine evolutiva del bacio. La pressione sulle labbra serviva a placare le richieste di fame da parte dei cuccioli.

Da questo punto di vista posso affermare che il bacio è nutrimento. Anche Freud descrisse l’azione del bacio collegandola all’oralità, quindi al nutrimento.

Ma di cosa ci nutriamo? 

[...]

Attraverso il bacio mettiamo in disordine noi stessi e il mondo. In questo modo ci permettiamo di accadere e di vivere."

fonte

venerdì 20 gennaio 2017

PArTorIRE

"Quasi quasi io il dolore al ginocchio te lo lascerei, così non ti dimentichi della cicatrice".

Come spesso accade, il dolore di una parte del corpo è sintomatico di un problema di un'altra. Di una parte del corpo di cui ci siamo dimenticati.

E così mentre l'osteopata mi chiede se ho mai subito interventi io mi dimentico di dire che ho fatto il parto cesareo, che sì, è stato un intervento a tutti gli effetti.

Inizia a trattarmi il ginocchio, e dopo un po'    inizia a mettermi le mani sulla cicatrice del parto. Iniziò a piangere. Non perché mi faccia davvero male, ma perché quello è il mio punto più vulnerabile. L'unica parte del mio corpo che non tocco mai, che non guardo, che nascondo sempre.

E improvvisamente capisco che quella è la sede dei miei dolori più profondi, della mia rabbia, della rimozione di un parto bruttissimo, che non ho mai accettato e che mia ha lasciato pessimi strascichi anche relazionali. 
Come abbia fatto una persona meravigliosa come mia figlia a nascere da un parto così brutto e traumatico è una cosa che non mi spiegherò mai.
Roba vecchia, non ci pensavo più da almeno 10 anni. Pensavo di averla superata, che fosse acqua passata. 

E invece no. Eccolo là, l'osteopata che mi dice: "il tuo respiro è bloccato, non arriva fino alla cicatrice", che smacco, per un insegnante di yoga che non fa altro che spiegare agli altri come portare il respiro laddove ci sono tensioni.

Diagnosi finale: "Non scioglierai del tutto le tue tensioni finché non farai pace con la tua cicatrice, io ti posso aiutare, ma la terapia vera la devi fare tu, a casa".
Terapia: auto-massaggiarmi la cicatrice, toccarla, trattarmela, imparare ad attraversarla con il respiro.

Solo l'idea mi fa stare male e piangere. Io che amo il tatto, che massaggio e mi auto-massaggio, che gioco con il respiro e uso il mio respiro per sostenere gli altri, messa sotto scacco da una cicatrice piatta di 13 centimetri che dovrebbe rappresentare l'evento più bello della vita di una donna e invece per me (ma non solo per me) rappresenta uno degli episodi più brutti, tanto da rimuoverlo.

Questa è la società in cui viviamo: fare partorire le donne con rabbia e dolore, come se non ci fosse un modo diverso. Ma un modo diverso c'è. Oggi lo so. Ed è importante che le donne finalmente lo sappiano. E questo modo non si chiama "epidurale", ma si chiama preparazione psico-fisica al parto naturale, in un ambiente confortevole, sereno e protetto.
Se siete incinte o lo state programmando informatevi, per il vostro bene.

Alla fine l'osteopata mi ha detto: "non appena supererai questo blocco potrai aiutare le altre donne, perché solo chi ha sofferto può trasmettere profondamente la sua esperienza agli altri".

È quello che vorrei fare, e ancora non so come cavolo devo affrontare questa cavolo di cicatrice, ma il fatto che si sia risvegliata così prepotentemente dopo essermi formata per  lo yoga in gravidanza e averlo insegnato, e in concomitanza di un seminario sul tantra e di uno sul perdono è un segnale che non posso davvero ignorare. Ci vado a provare.


sabato 15 ottobre 2016

- Adoro il suo film, lo guardò sempre con le mie ragazze.
- Le sue ragazze? Lei è lesbica?
- Oh, magari! No, le mie figlie.

(Cit.)