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martedì 26 gennaio 2016

Il problema è che monogamia, fa la rima con monotonia.
Se la chiamassimo esclusività farebbe rima con felicità.

Osha

domenica 6 ottobre 2013

"La palma ha la forma dell'anima dell'uomo"


Sacro GRA, di Gianfranco Rosi, 2013. Era dai tempi di The Tree of Life di Malock che non mi facevo due palle così al cinema.

giovedì 30 maggio 2013

L'ashtanga vinyasa yoga è noioso?

Una delle critiche più diffuse che insegnanti e praticanti di altri stili di yoga rivolgono all'ashtanga è che sia noioso, poiché ripete sempre la stessa sequenza di asana. Sicuramente l'ashtanga non è per tutti, in quanto assolutamente fuori dalla portata dei pigri, come diceva il suo fondatore, Sri K. Pattabhi Jois, riferendosi probabilmente ad una forma di pigrizia non solo fisica ma anche mentale. 

È pur vero che la scelta dello stile di yoga è assolutamente personale, e non a tutti può piacere l'ashtanga, ma dire che non piaccia in nome di una presunta monotonia è assurdo, per molteplici motivi.

In primo luogo è vero che la sequenza è sempre la stessa, però offre una varietà di asana completa e ben strutturata. Ogni asana è propedeutica a quella successiva, e la sequenza può essere suddivisa in gruppi di posizioni per funzioni fisiologiche e terapeutiche.

Quindi una pratica ashtanga ben strutturata è sempre bilanciata su tutti gli aspetti che una lezione di yoga deve dare e non è necessario aggiungere asana accessorie con funzioni già previste da altre. 

Inoltre le sequenze sono abbastanza lunghe, padroneggiarle abbastanza bene nella loro interezza è un lavoro che richiede molto tempo, spesso anni. Imparata la Prima Serie, c'è la Seconda e poi la Terza, la Quarta, ecc. ecc. Per chi ha l'opportunità di praticarlo a tempo pieno, l'ashtanga offre un percorso di studio tendenzialmente infinito.

Le asana proposte sono fisse e sono varie, ma soprattutto sono tante. Da quando pratico ashtanga vinyassa yoga ho smesso di fare qualche asana, ma ne ho conosciute parecchie che non avevo mai incontrato in altri stili, e se proprio devo fare un confronto, sono molte di più le asana nuove che ho imparato rispetto a quelle che ho "perso".

Oltretutto c'è un aspetto forse sottovalutato, ma a mio avviso fondamentale. Dover imparare a memoria la Serie richiede un notevole esercizio di memoria e concentrazione. Avere una sequenza fissa da memorizzare e da seguire permette di praticare focalizzandosi di volta in volta su aspetti diversi. 

Per esempio un giorno si può praticare concentrandosi sul respiro ujjayi e/o sul drsthi (direzione dello sguardo) per migliorare la concentrazione; un giorno si può praticare indirizzando l'attenzione alla tenuta dei bandha; oppure sul flusso della sequenza, privilegiando i vinyasa; oppure ancora si può praticare focalizzandosi sulle singole asana, lavorando soprattutto su quelle che evidenziano i nostri specifici blocchi. 

Ancora, si può praticare privilegiando una particolare parte della sequenza: la prima parte, quella delle posizioni in piedi e di equilibrio, oppure i piegamenti in avanti della Prima Serie, mentre ogni tanto è sempre bene fare uno studio approfondito delle asana di chiusura. E poi a mano a mano che si migliora e si inizia a studiare anche la Seconda Serie si possono prevedere delle pratiche in cui si combinano parti della Prima e parti della Seconda.

Insomma, l'ashtanga vinyasa yoga è noioso? Mi chiedo per quanto tempo e con che risultati chi asserisce questo lo abbia praticato. Le combinazioni per praticare sono numerosissime e possibili proprio perché si hanno le basi di una sequenza fissa, che a mio avviso può essere paragonata alle fondamenta su cui poi costruire il proprio personalissimo percorso di crescita yoga. 


Namastè

(mf)