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martedì 18 maggio 2021
mercoledì 10 febbraio 2021
La legge di Murphy applicata allo yoga #57
DURA LEX, SED KARMA LEX
Prima #yogaeverywhere era l’hashtag di foto patinate in cui yogi e yogini fighissimi per aspetto e abbigliamento si cimentavano nelle posizioni più acrobatiche con lo sfondo di panorami mozzafiato o monumenti leggendari.
Da febbraio 2020 yoga every where e soprattutto #yogaeveryhow è la condizione esistenziale di insegnanti rassegnati e praticanti volenterosi alle prese con videolezioni online in soggiorno, durante le quali, tra un saluto al sole ed un nadi shodana, nella massima spontaneità il figlio adolescente ti sbatte la porta, la figlia infante ti si attacca ai leggins, un congiunto a vario titolo ti scavalca per attraversare la stanza, il corriere Amazon ti citofona e un congiunto a quattro zampe si fa il bidet a favore di telecamera.
Ah, i bei tempi in cui la massima iattura era un cellulare che squillava durante il mantra!
venerdì 20 settembre 2019
domenica 14 luglio 2019
Lo yoga non è mai una posizione da prendere e tenere in modo perfetto, ma è una possibilità da scoprire, una possibilità che è in noi, è già presente in noi, e che va solo lasciata esprimere.
[...] Le posizioni non vanno né prese né tenute, vanno “com-prese”, perché nel momento in cui comprendo quella posizione comprendo me stesso. Ma ho bisogno di tempo, mi devo dare tempo. Il tutto e subito nello yoga non esiste. Non ci sono obiettivi nello yoga, ma il vissuto di quello che stiamo “facendo”, il vissuto della nostra azione, di tutte le sensazioni che si stanno manifestando in questa azione. Le posizioni a corpo libero vanno respirate, in quanto nello yoga il respiro è il cuore della pratica. I limiti, più che superati, vanno affrontati gradualmente, così da scioglierli attraverso il respiro e trasformarli in opportunità che fanno emergere il nostro potenziale. Le posizioni non solo possono essere modificate in base alle esigenze, ma è proprio attraverso questo adattamento della posizione alle nostre possibilità, e il nostro adattamento alla posizione, che si instaura quel processo di risveglio che trasforma “il dover raggiungere la forma esteriore perfetta”, spesso associata a stereotipi, in una possibilità di liberarsi da questo pregiudizio, e concedersi finalmente la possibilità di essere semplicemente ciò che siamo.
Lo yoga è attraversare le soglie del nostro essere grazie al respiro, andando a sciogliere tutte le varie ipotesi di ciò che siamo, i nostri abiti mentali, i pregiudizi, passare dal “fare” all’essere.
venerdì 12 luglio 2019
La legge di Murphy applicata allo yoga #48
Quinto principio di Satya
Falsi maestri creano falsi praticanti.
Falsi maestri creano falsi praticanti.
giovedì 27 giugno 2019
venerdì 14 settembre 2018
Radicamento, volo, equilibrio. Simbologia di vrksasana e garudasana.
Due delle mie asana yoga preferite sono vrksasana, la posizione dell’albero e garudasana, la posizione dell’aquila. Sembrano apparentemente semplici e banali eppure sono capaci di mettere in difficoltà anche praticanti assidui.
Vrksasana è una posizione di equilibrio e si chiama dell’albero perché ci invita a cogliere gli insegnamenti degli alberi e a fare nostre le loro qualità.
Quindi la prima domanda che dobbiamo porci è: che cosa abbiamo da imparare dagli alberi? È abbastanza intuitivo che ci insegnano innanzitutto il radicamento: gli alberi non si possono sposare (non per loro scelta, perlomeno), possono vivere per centinaia di anni senza mai muoversi dal posto in cui sono radicati, qualsiasi cosa succeda loro. Affrontano il tempo che scorre e il ciclico avvicendarsi delle stagioni; offrono riparo e nutrimento a chiunque lo chieda, ospitano e creano ecosistemi; si difendono dagli attacchi che ricevono dall’esterno (per esempio dai parassiti); tutto ciò sempre restando piantati nelle loro radici. Con la loro pazienza ci dicono che non serve scappare, fuggire, ma bisogna “stare”, sempre e comunque, qualunque cosa succeda.
Ed è alquanto interessante notare il “come” ci insegnano a stare. Come già detto vrksasana è una posizione di equilbrio, in cui si sta su un piede solo, perché stare fermi in un posto non vuol dire necessariamente essere fissi e stabili come montagne, ma presuppone la ricerca di un bilanciamento. Gli alberi dunque ci rivelano che per un buon radicamento è indispensabile stare in equilibrio su ognuno dei proprio piedi singolarmente, oltre che su entrambi.
Che radicamento ed equilbrio siano strettamente interconnessi ce lo mostra anche l’asana sui due piedi chiamata samasthiti (rimanere stabile su due piedi) oppure tadasana (posizione della montagna); nonostante sia la posizione di radicamento per eccellenza viene definita da molti insegnanti yoga anche una posizione di profondo equilibrio interno.
Perché per essere ben radicati è importante saper stare in equilibrio? Torniamo a vrksasana e osserviamo i nostri amici e maestri alberi: le radici sono piantate nella terra, mentre i rami e i fiori si proiettano verso il cielo, ed i frutti restano appesi ad offrirsi. Gli alberi sono la perfetta sintesi simbolica dell’equilibrio tra terra e cielo, tra maschile e femminile, tra terreno e celeste, tra materiale e divino. L’invito che ci porgono, attraverso vrksasana e di ritrovare questo stesso equilibrio in noi stessi.
Che per innalzarci verso il cielo abbiamo bisogno di equilibrio, prima ancora che di radicamento ce lo suggerisce anche un’altra asana molto interessante: garudasana o posizione dell’aquila, dedicata al dio Garuda, signore di tutti gli uccelli.
È curioso notare che in molte posizioni yoga dedicate agli uccelli i piedi sono staccati completamente da terra e ci si tiene in equilibrio su mani e braccia; pensiamo ad esempio a bakasana (posizione del corvo), mayurasana (posizione del pavone) kukkutasana (posizione del gallo), anche se sono animali poco esperti di volo, li rappresentiamo con i piedi sollevati. Invece nella posizione dell’aquila, dedicata alla regina incontrastata dei cieli che sovrasta le altezze più alte, un piede resta poggiato a terra, e l’altro si solleva appena. Anche in garudasana impariamo che più ci vogliamo innalzare, più ci dobbiamo radicare (e non a caso le zampe dei rapaci sono simili a radici), più ci vogliamo radicare, più è importante avere un buon equilibrio.
Oppure, detto in altre parole, non importa se la nostra indole è terrena (radicarci alla terra) o aerea (innalzarci verso il cielo in tentativi di volo), in entrambi i casi avremo bisogno di un buon equilibrio. E lo troveremo praticando e meditando vrksasana e garudasana.
(di Monica Fronteddu)
venerdì 22 luglio 2016
La legge di Murphy applicata allo yoga #28
Legge della bizzarria del convertitore propriocettivo:
L'insegnante ti sposta di mezzo millimetro, tu hai l'impressione di esserti spostato di mezzo metro.
mercoledì 1 giugno 2016
"Un asana non dovrebbe mai essere fotografata" Prashant Iyengar
[Nel mio piccolo ho smesso - o almeno fortemente ridotto - da un po' di tempo di condividere asana mie e altrui. Ci sta che ricaschi nel "peccato" ma lo farò sapendo di peccare].
lunedì 16 maggio 2016
La legge di Murphy applicata allo yoga #24
Assioma Occhio-Ginocchio di Yoganataraja Ashtanga Bari:
"Si può vivere anche senza Janu Sirsasana".
[Reazione di Anjali Mudra: "Eh... 😞😩"]
mercoledì 4 maggio 2016
Gli ashtangi secondo la Dandini.
"Una setta di simpatici scalmanati che misuravano ogni livello di soddisfazione personale con il grado di attorcigliamento del loro corpo"
"Il futuro di una volta" di Serena Dandini
lunedì 25 aprile 2016
"La pratica fisica dello yoga non deve centrarsi sull'ottenere, ma sul darsi. Non su delle logiche di convenienza, muscolari o di attesa di ascesi. Ma di concedersi, aprirsi. Solo così possono poi nascere degli spazi per ricevere l'inaspettato. Rimaniamo disponibili verso l'infinito, solo allora il corpo diventa una porta, non un limite".
Daniel Lumera
(Da Yoga Journal aprile 2016)
mercoledì 10 febbraio 2016
La legge di Murphy applicata allo yoga #22
Profezia di Pattabhi Jois riveduta e corretta:
Practice, practice, practice and all injuries are coming.
(Si scherza, Guruji, non ti rigirare nella tomba)
Practice, practice, practice and all injuries are coming.
(Si scherza, Guruji, non ti rigirare nella tomba)
lunedì 25 gennaio 2016
La legge di Murphy applicata allo yoga #21
Regola della partorienza yogica
Yogi, praticherai con dolore.
Yogi, praticherai con dolore.
martedì 20 ottobre 2015
"Sei un sopravvissuto ed è il tuo corpo che ti ha portato qui" - Leslie Kaminoff
“In generale, io dico che non bisogna imparare a muoversi,
ma disimparare quello che abbiamo
accumulato negli anni e che ora non serve più. Ti muovi in un certo modo
perché l’esperienza o la paura ha instillato e installato nel tuo corpo dei
meccanismi che il tuo sistema nervoso ritiene siano di sopravvivenza. Per
esempio: spesso esamino l’andatura di
una persona, la faccio camminare a occhi chiusi fino a raggiungere il punto in
cui io sto in piedi. Una volta, una studentessa si ferma molto prima e procede
con esitazione. Viene fuori che i suoi fratelli le facevano degli scherzi per
farla inciampare. In classe non c’è pericolo che io la faccia cadere apposta,
ma il suo corpo è “programmato” così. Sta a noi dimostrare che queste tecniche
di sopravvivenza sono oramai obsolete, legate ad un altro tempo. Io dico sempre che siamo tutti dei sopravvissuti:
se in questo preciso istante non sei nella fossa, o in galera o dentro una
qualche altra istituzione, sei un sopravvissuto ed è il tuo corpo che ti ha
portato qui. Io cerco di far abbandonare
quei riflessi involontari che si attivano quando c’è percezione di pericolo
ma il pericolo non c’è più! Sono quei movimenti che portano stress alle
giunture e ai muscoli e disturbi della postura”.
Leslie Kaminoff, in un’intervista per Yoga Journal– nr. 97 anno X ottobre 2015
mercoledì 9 settembre 2015
Om shanti
"L'intento è fondamentale. Più della pratica stessa.
L'intenzione ti offre un punto fermo di appoggio e di rientro nella quiete.
Ti libera da pensieri inutili.
Formula la tua intenzione senza pensarci troppo, portala con te sempre sul tappetino ed a essa invia l'energia della tua pratica. Scegli un mantra e un mudra e tienili fino che non avrai ciò che hai chiesto.
Dài energia a ciò che ti fa bene, puoi cambiare istantaneamente."
(Om shanti)
~~~
Uno dei discepoli chiese:
«Dicci come fare per spostarci dentro».
Allora il Maestro disse:
«Cominciate con il porvi in Lui.
Non andate nelle spaccature.
Perché, in verità, non vi è frontiera.
Soltanto gli occhi creano la frontiera
perché non vedono il Dentro che sta nel fuori.
Solo l’Occhio crea l’unione.
È attraverso l’occhio che vi porrete in Lui.
L’Occhio crea il Mondo, che fa i mondi.
L’Orecchio che intende crea l’Occhio e lo fa crescere.
Così, la realtà che si apre all’Occhio ed all’Orecchio
apre la strada ad un’altra realtà.
L’Uno nutre il molteplice
e il molteplice rimanda sempre all’Uno.
Vi annuncio: non separate,
spostatevi fra le separazioni.
È in questo modo che voi vi porrete in voi.
Questa è la via della quiete,
perché la quiete è il centro del cambiamento».
-Dal Vangelo di Maria Maddalena-
«Dicci come fare per spostarci dentro».
Allora il Maestro disse:
«Cominciate con il porvi in Lui.
Non andate nelle spaccature.
Perché, in verità, non vi è frontiera.
Soltanto gli occhi creano la frontiera
perché non vedono il Dentro che sta nel fuori.
Solo l’Occhio crea l’unione.
È attraverso l’occhio che vi porrete in Lui.
L’Occhio crea il Mondo, che fa i mondi.
L’Orecchio che intende crea l’Occhio e lo fa crescere.
Così, la realtà che si apre all’Occhio ed all’Orecchio
apre la strada ad un’altra realtà.
L’Uno nutre il molteplice
e il molteplice rimanda sempre all’Uno.
Vi annuncio: non separate,
spostatevi fra le separazioni.
È in questo modo che voi vi porrete in voi.
Questa è la via della quiete,
perché la quiete è il centro del cambiamento».
-Dal Vangelo di Maria Maddalena-
sabato 6 giugno 2015
Darby's quotes
You have the body that you need
Don't worry be happy
To learn asana stay in West
What you are ready for is what you'll get for.
If you are a thief with ashtanga you are a better thief
(Citando David Swenson)
Practice and let the practice take care of you.
Aneddoti raccontati da Joanne e da Darby:
Joanne Darby e il sul suo sirsasana di un'ora.
Tutto iniziò quella volta che Guruji in shala la vide in posizione le disse: "Scendi quando torno". Salvo poi essere rapito da una chiamata internazionale lunghissima e dimenticarsi di lei a testa in giù. Quando dopo un'ora tornò, passata la sorpresa di trovararla ancora nell'asana e fresca come una rosa, le suggerì di farla sempre così a lungo! Alla domanda di uno studente: "Come ci si sente a stare un'ora in sirsasana?", Joanne, molto candidamente risponde: "I couldn't stay one hour on my feet, but i stay one hour on my head!"
Molte persone dopo Kapotasana iniziano a piangere, perché è una posizione che tira fuori il cuore spezzato, facendo riemergere prepotentemente vecchie memorie.
Quando questo succedeva cosa diceva Guruji a chi piangeva? "Jump back!"
(Quote e aneddoti tratti dagli appunti del Workshop con Mark e Joanne Darby, presso AYBO Bologna, 25-30 aprile 2015
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