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domenica 1 settembre 2013

L'idea di medicina di Paracelso.

Ecco cosa scriveva Paracelso (1493-1541) sulla malattia e sulla medicina.


Sulla Terra c'è ogni tipo di medicina ma non coloro che sanno applicarla.

I quattro pilastri della medicina sono la filosofia, l'astronomia, l'alchimia e le virtù.

Tutto è veleno, e nulla esiste senza veleno. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto.
(Omnia venenum sunt: nec sine veneno quicquam existit. Dosis sola facit, ut venenum non fit).
(da Responsio ad quasdam accusationes & calumnias suorum aemulorum et obtrectatorum. Defensio III. Descriptionis & designationis nouorum Receptorum)

Coloro che si limitano a studiare e a trattare gli effetti della malattia sono come persone che si immaginano di poter mandar via l'inverno spazzando la neve sulla soglia della loro porta. Non è la neve che causa l'inverno, ma l'inverno che causa la neve.

Sappiate dottori, che la mia barba ha più esperienza di tutte le vostre Università, il più sottile capello della mia nuca ne sa più di tutti voi, le fibbie delle mie scarpe sono più sapienti dei vostri sapienti più famosi.

La quintessenza è una materia che si estrae fisicamente da tutte le cose e da tutte le cose in cui si trovi vita, separata da tutte le impurità e da tutto ciò che è mortale, resa sottile e purificata da tutto, separata da tutti gli elementi. Ora si deve capire che la quintessenza da sola è la natura, potenza, bontà e medicina che è racchiusa in tutte le cose senza incorporazioni estranee, inoltre può essere il colore, la vita e la proprietà della cosa, ed è uno spirito, come lo spirito di vita, con questa differenza che lo spirito di vita della cosa è permanente e lo spirito di vita dell’uomo è mortale.



venerdì 27 aprile 2012

Specchio, specchio...

Biancaneve di Tarsem Singh, 2012
(Titolo originale Mirror, mirror)




Su Tarsem si è già scritto tutto e il contrario di tutto, il termine con cui lo si descrive più spesso è visionario, aggettivo ormai abusato almeno quanto i suoi canoni visivi. È diventato un po' come la sua famosa pubblicità: si odia o si ama.

Io l'ho amato alla follia in gioventù come pubblicitario e l'ho completamente ignorato come regista di videoclip e di film.
L'ho ritrovato dopo tanti anni quasi per caso, ma con tanta curiosità, in questo film per bambini. Sul suo Biancaneve ho letto recensioni contrastanti: assolutamente negative o completamente entusiastiche. Lo si odia o lo si ama ancora oggi a quanto pare, e ancora tutti lo definiscono visionario.
Non riesco a concordare completamente né con gli uni, né con gli altri.
Ho trovato lui, Tarsem, sempre molto simile a se stesso. Immagini, scenografie, costumi ingombranti e ambiziosi, ma certamente spettacolari. Il film non mi ha convinta del tutto, ma in qualche modo mi ha colpita.
Julia Roberts nel ruolo della matrigna è spiazzante. Nel mio immaginario infantile la matrigna era di una cattiveria manifesta e austera. Questa invece è in apparenza melensa, cortese e innocuamente veniale, immersa nella sua vanità, anche se poi di fatto si rivelerà velenosa, pungente, pianificatrice. E in questo senso Julia Roberts è perfetta per rappresentare la subdola perfidia di chi vuole manipolare gli altri dissimulando dolcezza e altruismo, di chi finge di amare il prossimo per sfruttarlo, che si tratti della figlia, del servitore fidato, di un aspirante marito o del popolo governato. In realtà alcune sue pulsioni sono talmente umane che a tratti viene da fare il tifo per lei.
Biancaneve è post-femminista come tutte le ultime eroine del cinema di animazione (Rapunzel, Giulietta di Gnomeo solo per citarne un paio) se la cava abbastanza autonomamente e spesso è risolutiva nell'aiutare il principe, ma ne è comunque innamorata, non rinnega il suo bisogno di un uomo che la ami e il meglio lo dà nel gioco di squadra con gli amici nani e, appunto, il suo principe, che forse non la salva più, ma di sicuro la sostiene.
I nani, briganti travestiti da giganti, sono i personaggi più interessanti. Rinnegati dalla società in quanto 'indesiderabili' hanno trasformato le loro debolezze in punti di forza e doneranno questo insegnamento all'amica Biancaneve, che in cambio li riscatterà agli occhi del popolo. Vengono liberati dai bambineschi nomi disneyani e dotati di una caratterizzazione più decisa. Napoleone (vanitoso ed esperto di moda), Macellaio (sempre un po' diffidente e bastian contrario), Lupo (selvaggio e passionale), Grimm (in omaggio alle origini della fiaba), Mangione (sempre affamato), Riso (orientale e sorridente), Mezza Pinta (aveva un pub, ama bere).
Finale bollywoodiano, con cui forse Tarsem omaggia le sue origini indiane, non brilla certo per originalità ma non contrasta con l'effetto minestrone di tutto il film.

Matrigna: "La chiamarono Biancaneve probabilmente perché era il nome più pretenzioso che potessero inventare."

Nani: "Mai fidarsi di nessuno più alto di un metro e venti."

(I nani a tavola, discutono sul possibile motivo della tristezza di Biancaneve)
"Perché reagisce così?"
"idiota, perché lo ama!"
"Lo ama?!? Ha cercato di ucciderla oggi!"
"E allora? Che cos'è per te l'amore?"
"Qualcuno che ti passa le patate..."



venerdì 6 aprile 2012

E_go

L'egoismo è come un uomo con una spada dalla lama meravigliosamente seducente, ma intinta di un veleno mortale. L'uomo sa del veleno, ma non può trattenersi dall'aprire la bocca, poggiare la spada sulla lingua e deglutire.
(cit.)