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martedì 18 aprile 2023

LINGUAGGI DEI CUORI

Ho bisogno del tuo sostegno nei momenti belli tanto quanto ne ho bisogno nei momenti difficili. Il tuo sostegno li rende più belli o meno difficili.

Ho bisogno di sentirti vicino quando gioisco, tanto quanto ne ho quando sono triste. La tua vicinanza è gioia nella gioia e consola la tristezza.

Ho bisogno che sei felice per me, anche se mi capita di vivere un momento di felicità senza di te, perché quella felicità me la da anche la tua presenza e ti porto nel mio cuore qualsiasi cosa faccia, e lo voglio condividere con te anche se fisicamente non siamo stati insieme.

Ma comunque voglio poter condividere tante cose insieme a te. Viaggi, esperienze, baci, vita. Vorrei che i miei amici diventassero i tuoi amici, che i tuoi amici diventassero ì miei. Che diventiamo famiglia e presenza con chi amiamo e con chi ci fa stare bene.

Piano piano, un passo alla volta, in fiducia e bellezza. Spegnendo la mente. Ascoltando il linguaggio dei cuori.

Ti amo.


giovedì 2 luglio 2020

sabato 4 aprile 2020

Ibu Robin Lim

Citazioni di Ibu Robin Lim tratte dal video https://youtu.be/5LTtFsVhJbY

Io credo che possiamo costruire la pace nel mondo lavorando su una mamma e un bambino alla volta.

Il parto è un viaggio eroico, e alla fine terrai tra le braccia il tuo bambino, e lo avrai fatto tu!

Quando vediamo la nascita di un bambino su questo pianeta, non lo consideriamo soltanto come un evento medico, ma consideriamo come un miracolo. Un bambino sta arrivando sulla terra e sta per respirare per la prima volta, e deve essere sostenuto in uno spazio sacro. E lo spazio sacro può essere ricreato ovunque: in una piccola clinica a Bali, a casa, ma può essere ricreato anche in un ospedale. E questo è il compito di coloro che partecipano alla nascita, di creare uno spazio sacro, ovunque si trovino, in qualunque posto nel mondo.

Noi possiamo usare un sacco di tecnologia per aiutare il bambino durante il parto, oppure possiamo curare con amore ogni donna, da quando nasce fino a quando arriva a partorire il suo bambino.

Noi crediamo che l’amore sia un nutriente. Provate adesso a dire “ti amo” alla persona che vi sta accanto. Quindi quando una donna arriva ed è in travaglio, ovunque si trovi nel mondo, di solito ha paura, ha i dolori, e tutto ciò di cui ha bisogno è amore, ha bisogno di un abbraccio.

Rispettare la donna che sta per partorire per tutto ciò che la fa stare tranquilla: spirito, religione, amore.



- Tu mi stai chiedendo per caso di fare un cesareo con Lotus Birth?!? Questo non è mai successo in nessun posto al mondo.
- Bene, così potrai essere tu il primo ad averlo fatto!
- Io penso che tu sia matta!
- Lo so, mi chiami matta da 10 anni, ma io ti chiamo matto da almeno 15 anni.

Il ginecologo inizia a incidere la pancia della madre. Io e la donna iniziamo a cantare: “Om Bhur bhuva swaha, Tat savitur Varenyam, Bhargo Devasya Dhimahi, Dhio yo nah Prachodayat”.

Il dottore inizia a piangere, allora cerco un fazzoletto per asciugargli gli occhi, e mi chiede: “Ma perché cantate mentre sto operando?”, gli rispondo: “Perché sta nascendo un bambino, e questo è un miracolo”.

Dopo due mesi nacque anche il figlio di quel ginecologo e lo chiamò Gayatri, da allora è diventato il mio migliore amico.

Ibu Robin Lim

giovedì 2 aprile 2020

“Umanamente fragili e in trasformazione”

Siamo pesci intrappolati in una rete di dualità che si moltiplica all’ennesima potenza.

Non possiamo fare altre che osservare e stare semplicemente con quel che siamo.

Per scoprire che a volte è meraviglioso, a volte è terribile, a volte entrambe le cose contemporaneamente.

Niente sarà più come prima.
Nessuno sarà più come prima.

La nostra migliore peggiore occasione di essere noi stessi, di essere Uno.


giovedì 23 gennaio 2020

Mariama Bâ, Una così lunga lettera, citazioni dal libro il cui titolo italiano è anche Amica mia

“Dove soffre una donna, soffre l'intera umanità”.

Gioioso miracolo della nascita, tenebroso miracolo della morte. Tra i due, una vita, un destino.

Ero una donna abbandonata: una foglia che volteggia ma che nessuna mano osa raccogliere, avrebbe detto mia nonna.

E dopotutto, si è madri per comprendere l’indefinibile. Si è madri per illuminare le tenebre. Si è madri per proteggere, quando i lampi irrompono nella notte, quando i tuoni percuotono la terra, quando il fango fa sprofondare. Si è madri per amare, senza inizio e senza fine.




Promemoria per me stessa e per chiunque lo possa trovare utile.
Quello che vedi e che pensi di me, per il 50% sono io e per il restante 50% sono le tue proiezioni. E viceversa.
Il mio nome è Monica F. Sono nata il 17 giugno 1974.

Sono piena del mio potere, anche se spesso me ne dimentico, perché perdo la fiducia in me stessa. Scelgo di esercitarlo e di esperirlo in ogni circostanza della mia vita e per il mio bene. 

Decido per me stessa e per nessun altro. Decido di guardare la vita mia e degli altri senza giudizio e con compassione. 

Tra il bene e il male ricerco l’unione degli opposti e la loro complementarietà. 

Vado per la mia strada scegliendo come bussola il cielo, la luna, le stelle e le cangianti nuvole.

Scelgo le carezze, i sorrisi, gli sguardi e i silenzi. 

Chiedo alla musica e al canto di poter accedere alla loro grazia, trasformando ogni mia dissonanza in armonia. 

Scelgo le mie adorate sorelle come punto di riferimento, come fonte di ispirazione, come custodi delle mie confidenze, come amiche delle più belle avventure. 

Cerco l’equanimità e il giusto agire. Scelgo la luce e le tenebre per apprendere ogni loro insegnamento. Scelgo la vita, e accolgo ogni morte che sarà per me necessaria.

Scelgo il cavallo come animale guida, scelgo il verde come colore, scelgo la magnolia come albero e scelgo la lavanda come pianta, scelgo i rovi di more come frutta, e le rose come fiori. 

Scelgo come mio compagno l’uomo acqua, perché mi insegni a fluire, scelgo l’est come direzione per vedere sempre nascere il sole, scelgo il bosco come rifugio per i suoi profumi e suoni, scelgo la parola come arma di difesa, scelgo l’abbraccio e il tocco come cura.  

Scelgo la fiducia in ciò che è stato, è e sarà.

(Grazie Sorella Rossa per l’ispirazione). 

Canto della gratitudine sotto la luna e intorno al fuoco

Sempre grata al fuoco 
Sempre grata alla luna 
Sempre grata alla terra 
Sempre grata al cielo 

Sono grata, sempre grata 
Sono grata per questa vita 
Sono grata, sempre grata
Sono grata alla natura

Sempre grata alle mie sorelle 
Sempre grata ai fratelli uomini 
Sempre grata agli antenati
Sempre grata alle stelle 

Sono grata, sempre grata 
Sono grata per questa vita 
Sono grata, sempre grata
Sono grata alla natura

Sempre grata alla cura
Sempre grata alla guarigione
Sempre grata alla trasformazione
Sempre grata a tutto l’universo 

Sono grata, sempre grata 
Sono grata per questa vita 
Sono grata, sempre grata
Sono grata alla natura

Sempre grata a madre ayahuasca
Sempre grata al rapè
Sempre grata al kambò
Sempre grata a Yemanjà

Sono grata, sempre grata 
Sono grata per questa vita 
Sono grata, sempre grata
Sono grata alla natura

(Monica F.)

martedì 7 gennaio 2020

Nonna Mafalda, uno dei ricordi più belli della mia infanzia torinese.

Era una collega di mia madre, un po' più grande di lei, e la aiutava un po' in tutto, quindi anche con me, facendosi chiamare Nonna, visto che non ne avevo altri là. Mi portava in campagna, mi insegnava a cucire, a cucinare e l'arte del risparmio, tutti insegnamenti che si sono rivelati inutili, ma forieri di mille aneddoti meravigliosi.

Quando avevo 6 anni e mezzo la mia famiglia ha lasciato Torino per la Sardegna e da allora ad ogni Natale e ad ogni mio compleanno ho ricevuto un un biglietto di auguri di Nonna Mafalda con dei soldi per comprarmi un regalo. Non ne ha saltato uno. Ha solo smesso di mandarmi i soldi quando mia madre l'ha "rimproverata" dicendole che ormai ero diventata grande (managgia!).

L'ho rivista altre tre volte: in una mia visita a Torino a 17 anni, per la mia laurea a Siena, e per il mio matrimonio in Sardegna. E ogni volta sono scoppiata a piangere.

Era un carro armato, una donna fortissima con una vita difficile, aveva vissuto il dopoguerra più duro, era rimasta vedova molto giovane, però rideva sempre.

Se ne è andata l'anno scorso, in un momento in cui ero troppo presa dalla malattia di mio padre per rendermene conto, e solo adesso mi accorgo che non sono andata al suo funerale a salutarla per l'ultima volta. È una cosa che rimpiangerò sempre.

Poco fa mi ha telefonato sua figlia, e improvvisamente ho realizzato che non non riceverò più i biglietti di auguri di Nonna Mafalda, e ho iniziato a singhiozzare al telefono come una bambina.

Mi amava e mi trattava come se fossi davvero sua nipote, e non ho mai capito perché, e mi sono sempre sentita un po' in colpa per questo, come se approfittassi di un amore a cui in realtà non avevo diritto. Ma forse è davvero sempre così: i nonni danno tutto, i nipoti ne approfittano come piccoli grandi despoti, per poi accorgersi quando li perdono che erano un tesoro immenso e immeritato.

(scritto nel 2014)

“D’osare emozioni”.