mercoledì 10 febbraio 2021

La fiducia non crea dipendenza, ma promuove risposta e impegno, crea responsabilità.

A volte la cura è un’altra faccia del controllo.
Il Coronavirus ci insegna che la cura di me corrisponde alla cura di te. Se proteggo me, proteggo anche te. Questo è il senso dell’appartenenza comune. Che ci rende anche esposti gli uni agli altri.

Nascere ci consegna una responsabilità: riscattare nell’orizzonte del senso il mondo e il destino che ereditiamo. Nasciamo in una tradizione a cui dobbiamo in qualche modo rispondere, anche (sopratutto) quando non ci corrisponde. La prima responsabilità l’abbiamo nei confronti di noi stessi. Esistere è un continuo esercizio di auto-verificarsi e di autenticità nel rapporto con l’altro (lo sconosciuto). Non siamo trasparenti a noi stessi, e non siamo integri perché siamo consegnati allo sguardo dell’altro. Essere se stessi è una narrazione.

 “there is no right in the wrong”

[Appunti vari presi durante la Scuola Estiva “Nascere e mettere al mondo” presso UniSalento Lecce 23-25 settembre 2020]

Parole che amo: embrione.

Dal greco "enbryein": ciò che germina, pullula, fiorisce dentro. Della stessa famiglia anche la parola brio: pieno di vita.

Ti va di salire a vedere la mia collezione di “avrei voluto averlo scritto io”?

Parole che amo: puzzle.

Che perfetta metafora della vita, della mente, delle relazioni.

L’arte della pazienza. L’arte di cercare di rimettere insieme i pezzi, passando per mille tentativi ed errori, per sviste e colpi di fortuna. Ma anche l’arte dell’inganno, dell’auto-inganno, dell’attenzione, del particolare, della precisione.

Ci sono pezzi che capisci subito dove vanno: di solito sono i confini, fisici del puzzle o delle immagini che raffigura. Magari ci metti un po’ per sistemarli, ma sono relativamente semplici e riconoscibili.

Ci sono pezzi che per giorni e giorni sei convinto appartengano ad una parte, ad una figura, ma l’incastro giusto non arriva mai, e solo dopo mille estenuanti tentativi ti accorgi che il loro posto era da tutt’altra parte e che non sempre le cose sono come sembrano. Anzi a volte sono proprio quello che non ti saresti mai aspettato. 

Poi ci sono quei pezzi che appoggi senza neanche pensarci troppo e invece loro si incastrano al primo colpo come per magia. Intuito? Fortuna? Destino? Forse tutte queste cose insieme. 

Gli ultimi 30/40 pezzi vanno da soli, sembrano già conoscere la loro strada, finalmente non hanno tentennamenti. Tutto ciò che sembrava impossibile rimettere insieme ha preso una forma, un’immagine, dei colori, offrendo una sensazione di ordine e di perfezione. 

Forse sarà così anche alla fine della nostra vita: ogni esperienza, ogni cosa vissuta, ogni sbaglio e ogni grande gesto, ogni persona incontrata, sia stata amata o odiata, tutto si rimetterà insieme per offrire la perfetta immagine di ciò che siamo sempre stati. 

Forse siamo solo un gruzzolo di pezzetti sparpagliati che stanno andando verso il loro incastro perfetto.

Gabbia_no

martedì 9 febbraio 2021

Le parole sono importanti, probabilmente la frase più citata ma anche la più disattesa del cinema italiano.

“Signora, la dobbiamo ingressare”.

Ingressare?

Sì, ingressare.

Mi viene un principio di risata, ma l’addetta non scherza affatto, anzi, mi chiede i documenti e annota le mie generalità, per permettermi l’ingresso, appunto, nella scuola di mia figlia dove sono stata convocata.

Mentre mi sottopongo mestamente a tutta la procedura anticovid continuo a pensare a questa parola.

Il vocabolario mi insegna che è la procedura di registrazione delle merci nei magazzini, o per i più sensibili e romantici, dei libri in entrata nelle biblioteche. Già qui ci sarebbe un bel po’ da speculare, ma la mia fantasia va oltre, e la trasforma in un mix tra ingessare e ingrassare.

Ingressare, ingessare, ingrassare. In fondo non è esattamente quello che è successo alle nostre vite da circa un anno a questa parte?