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venerdì 4 ottobre 2024

Parole che amo: delfino

Parole che amo: delfino, che come il nome dell’oracolo di Delfi, deriva dal greco antico e significa “utero”. Sulle varie ipotesi del perché associare l’organo più potente del corpo femminile a questo meraviglioso animale e sui significati derivati della parola:

martedì 20 agosto 2024

R'allento

Parole che amo: rallentare e allentare. 

Entrambe derivano da lento, a sua volta deriva dal participio passato di "lenire", ovvero rendere dolce e soave. 

Quanta dolcezza ci perdiamo quando facciamo tutto di fretta?!?



mercoledì 29 marzo 2023

Parole che amo: limpiar, parola spagnola che significa pulire.

Pulire per rendere, far tornare limpido, una sfumatura che in italiano purtroppo si perde e rende il gesto di rendere limpido una cura strettamente collegata all’acqua.
Limpha era la dea romana dell'acqua. 

martedì 22 marzo 2022

martedì 12 ottobre 2021

Fu ner(e) ali

Parole che amo: funerale, che potrebbe derivare dal latino funus ovvero fune. Per l’usanza, in un antico passato in cui i cadaveri venivano infatti trascinati al cimitero e calati nel luogo scelto per la sepoltura, per mezzo di una fune legata ai piedi. Oppure, dall’usanza degli antichi romani per cui i cadaveri venivano seppelliti nei tempi al lume di torce fatte di funi attorcigliate intinte nella pece e portate da “piagnoni prezzolati”.

Parole che amo: affermare e firmare.

Rendere fermo, con le proprie parole o con il proprio nome.

Parole che amo: disciplina.

Deriva da “disciplulus”, discepolo, che a sua volta deriva da “discentem”, discente, participio presente di “disco”, imparo/apprendo.

Disciplina, pratica ripetuta con determinazione e motivazione, che diventa fonte di apprendimento e conoscenza profonda. Di se stessi, ancor più che della materia oggetto di studio/pratica.

lunedì 9 agosto 2021

Parole che amo: concepire.

Dal latino concĭpĕre, con + capĕre = prendere con sé, accogliere in sé.


Come vita nascente nel grembo materno: concepito.

Oppure di un’idea nel grembo psichico: concetto.

lunedì 28 giugno 2021

Parole che amo: pollice.

 

Il dito più grosso e più forte della mano, dall’etimo curioso e incerto.

Deriva dal latino POLLEX, che potrebbe derivare da POLLEO, “sono forte, potente” (in quanto il dito più robusto), forse parente anche di “gagliardo” (POLLENS).

Secondo altre fonti, il pollice rimanda alla promessa, forse perché nel gesto di stringere la mano si sanziona un patto.

Un’altra possibilità meno probabile, ma suggestiva, lo rimanda al gesto di scegliere, ovvero di prendere.

Fonte: etimo.it


De_mente. Un insulto o un'aspirazione?

lunedì 7 giugno 2021

Parole che amo: osservare

Dal latino OBSERVARE.

Composto da OB, che sta per avanti, sopra, intorno + SERVARE (poi diventato SERBARE). custodire intatto, curare, stare attento, guardare, tenere gli occhi addosso, sia quelli del corpo che quelli della mente. Da qui deriva anche il significato di mantenere la promessa.

Parole che amo: cospirare, respirare insieme.

venerdì 28 maggio 2021

Parole che amo: chiappa, che forse deriva da acchiappare, e non c’entra niente con schiappa.

Su acchiappare e chiappa ci dice il sito unaparolaalgiorno:

“Sgombriamo il tavolo e arriviamo subito al punto culturalmente più rilevante: l'acchiappare c'entra con le chiappe? La risposta è complessa e intrigante — e non è un 'no' incontrovertibile, ma nel caso sono le chiappe a entrarci con l'acchiappare, e non il contrario.

[...]

Nell'acchiappare c'è uno sforzo d'intenzione molto forte, eppure non particolarmente violento. Pensiamo a come l'afferrare possa evocarci subito una presa stringente, uno strattone, come fanno anche l'acciuffare, e l'agguantare. Quella del laccio è una mediazione che frapponendo una certa distanza evita un contatto diretto e una diretta violenza; [...] nell'acchiappare non riconosciamo più questo senso preciso di accalappiare col laccio, eppure resta un prendere molto intento (serve una certa arte per acchiappare), psicologicamente coinvolgente, ma poco manesco, poco brutale. Non a caso è il verbo d'elezione per i giochi di bambini — e un suono in cui la fanno da padrone le occlusive contribuisce a rendere il senso avvincente del termine.

[...]

Linguisti eminenti hanno proposto che l'acchiappare, anzi il chiappare, sia effettivamente la base per le chiappe, cioè le natiche — e questo darebbe soddisfazione all'eco che sentiamo fra acchiappare e chiappa. Il problema è che il passaggio non è spiegato dal punto di vista del significato: anche se la natica è offerta come punto più vicino all'ipotetico inseguitore, anche escludendo da subito l'uso di un laccio le sue rotondità non danno comunque facile appiglio, e il nesso ci manca. E per non frustrare la curiosità diciamo che altri piuttosto, secondo la ricostruzione che pare più accreditata, la fanno scaturire in metafora dalla 'chiappa' quale termine antico (di origine preindoeuropea) che descriveva una sporgenza rocciosa: la natica effettivamente sporge, muscolare, e una simile metafora è del tutto poetica.”