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lunedì 17 ottobre 2022
martedì 23 marzo 2021
mercoledì 10 febbraio 2021
giovedì 20 febbraio 2020
ORA E QUI
Ora che ho compreso che la tua rabbia, che rifiutavo e da cui scappavo, era solo uno spietato specchio della mia. Ora che ho compreso che posso scappare dagli altri, ma non da me stessa. Qui posso accogliere la mia rabbia, e la tua, per provare a consolare l’immenso dolore che gridano.
Ora che sento le mie radici, qui posso davvero volare.
Ora, che imparo ad amare me stessa per quella che sono. Qui, posso finalmente amarti semplicemente per quello che sei.
(Monica Fronteddu)
domenica 1 settembre 2019
Parole che amo: colibrì.
Pur essendo l'uccellino più piccolo al mondo ha poteri sovrannaturali ed è considerato sacro presso le antiche civiltà di tutte le Americhe.
Tra le altre cose, ha la capacità di volare all'indietro e rimanere sospeso a mezz'aria volando, grazie alla velocità con cui sbatte le ali, per questo in inglese si chiama hummingbird, per il ronzio che produce.
Più poetico il suo nome in portoghese, beijaflor, bacia i fiori, grazie al suo becco lungo e appuntito svolge un importante ruolo nell'impollinazione e nel mantenimento della biodiversità di numerose specie di fiori.
In italiano, spagnolo, francese e in molte altre lingue si chiama colibrì ed è diffusa la credenza che questo nome avesse un’origine caraibica.
Invece secondo il CNRTL (Center National of Ressources Textuelles et Lexicales, la Crusca francese) questa parola non è mai esistita nella lingua dei Caraibi.
La prima menzione scritta di colibrì compare in un documento del gesuita J. Bouton (1568-1658) sull'isola della Martinica.
Si ipotizza che possa provenire dalla parola occitana colobro/colubro il cui significato è serpente, per descrivere le frenetiche e improvvise bizze ed il coraggio di questo bellissimo uccellino.
Per il CNRTL questo termine è stato trasmesso dunque dai francesi alle antiche culture delle Americhe.
Simbolo di guarigione, di forza e di coraggio (a dispetto delle sue piccole dimensioni), di perseveranza, di gioia e di amore.
Secondo una leggenda maya furono creati dalla preziosa giada e sono messaggero dei pensieri e dei desideri tra l’aldilà e la terra.
Secondo una favola africana un colibrì riuscì a spegnere un vasto incendio nella foresta con la sola forza del suo esempio, portando con il suo piccolo becco una goccia d’acqua alla volta sul fuoco. I cuccioli delle altre specie - una alla volta - sbalorditi da tanto coraggio e perseveranza iniziarono a seguire il suo esempio, obbligando anche gli adulti a fare altrettanto.
[Fonti etimologiche:
La leggenda maya e la favola africana so trovano facilmente nel web].
lunedì 24 dicembre 2018
sabato 10 novembre 2018
Insegnami a volare, insegnami a volere, insegnami a valere.
- E tu che talento hai?
- So volare e so insegnare a volare.
- So volare e so insegnare a volare.
lunedì 1 ottobre 2018
venerdì 14 settembre 2018
Radicamento, volo, equilibrio. Simbologia di vrksasana e garudasana.
Due delle mie asana yoga preferite sono vrksasana, la posizione dell’albero e garudasana, la posizione dell’aquila. Sembrano apparentemente semplici e banali eppure sono capaci di mettere in difficoltà anche praticanti assidui.
Vrksasana è una posizione di equilibrio e si chiama dell’albero perché ci invita a cogliere gli insegnamenti degli alberi e a fare nostre le loro qualità.
Quindi la prima domanda che dobbiamo porci è: che cosa abbiamo da imparare dagli alberi? È abbastanza intuitivo che ci insegnano innanzitutto il radicamento: gli alberi non si possono sposare (non per loro scelta, perlomeno), possono vivere per centinaia di anni senza mai muoversi dal posto in cui sono radicati, qualsiasi cosa succeda loro. Affrontano il tempo che scorre e il ciclico avvicendarsi delle stagioni; offrono riparo e nutrimento a chiunque lo chieda, ospitano e creano ecosistemi; si difendono dagli attacchi che ricevono dall’esterno (per esempio dai parassiti); tutto ciò sempre restando piantati nelle loro radici. Con la loro pazienza ci dicono che non serve scappare, fuggire, ma bisogna “stare”, sempre e comunque, qualunque cosa succeda.
Ed è alquanto interessante notare il “come” ci insegnano a stare. Come già detto vrksasana è una posizione di equilbrio, in cui si sta su un piede solo, perché stare fermi in un posto non vuol dire necessariamente essere fissi e stabili come montagne, ma presuppone la ricerca di un bilanciamento. Gli alberi dunque ci rivelano che per un buon radicamento è indispensabile stare in equilibrio su ognuno dei proprio piedi singolarmente, oltre che su entrambi.
Che radicamento ed equilbrio siano strettamente interconnessi ce lo mostra anche l’asana sui due piedi chiamata samasthiti (rimanere stabile su due piedi) oppure tadasana (posizione della montagna); nonostante sia la posizione di radicamento per eccellenza viene definita da molti insegnanti yoga anche una posizione di profondo equilibrio interno.
Perché per essere ben radicati è importante saper stare in equilibrio? Torniamo a vrksasana e osserviamo i nostri amici e maestri alberi: le radici sono piantate nella terra, mentre i rami e i fiori si proiettano verso il cielo, ed i frutti restano appesi ad offrirsi. Gli alberi sono la perfetta sintesi simbolica dell’equilibrio tra terra e cielo, tra maschile e femminile, tra terreno e celeste, tra materiale e divino. L’invito che ci porgono, attraverso vrksasana e di ritrovare questo stesso equilibrio in noi stessi.
Che per innalzarci verso il cielo abbiamo bisogno di equilibrio, prima ancora che di radicamento ce lo suggerisce anche un’altra asana molto interessante: garudasana o posizione dell’aquila, dedicata al dio Garuda, signore di tutti gli uccelli.
È curioso notare che in molte posizioni yoga dedicate agli uccelli i piedi sono staccati completamente da terra e ci si tiene in equilibrio su mani e braccia; pensiamo ad esempio a bakasana (posizione del corvo), mayurasana (posizione del pavone) kukkutasana (posizione del gallo), anche se sono animali poco esperti di volo, li rappresentiamo con i piedi sollevati. Invece nella posizione dell’aquila, dedicata alla regina incontrastata dei cieli che sovrasta le altezze più alte, un piede resta poggiato a terra, e l’altro si solleva appena. Anche in garudasana impariamo che più ci vogliamo innalzare, più ci dobbiamo radicare (e non a caso le zampe dei rapaci sono simili a radici), più ci vogliamo radicare, più è importante avere un buon equilibrio.
Oppure, detto in altre parole, non importa se la nostra indole è terrena (radicarci alla terra) o aerea (innalzarci verso il cielo in tentativi di volo), in entrambi i casi avremo bisogno di un buon equilibrio. E lo troveremo praticando e meditando vrksasana e garudasana.
(di Monica Fronteddu)
mercoledì 25 luglio 2018
L’arte della magia, Terry Pratchett
Citazione dal libro.
Nessuno diceva male delle streghe. Almeno finché desiderava risvegliarsi al mattino con lo stesso aspetto di quando era andato a letto.
«Se vale la pena di fare una cosa, tanto vale farla male», sentenziò la Nonnina, rifugiandosi negli aforismi, ultima risorsa di un adulto messo alle strette.
Non è una brutta vita, pensò l’albero. Sole. Aria fresca. Tempo per riflettere. In primavera anche le api.
Era quello il momento, quando la notte non era ancora terminata ma il giorno non del tutto iniziato, che i pensieri si presentavano chiari e precisi, senza maschera.
«Sai volare?»
«Ci sono cose migliori che volare».
mercoledì 18 luglio 2018
Parole che amo: piuma.
Dal latino pluma, e dalla radice sanscrita PLU ondeggiare, galleggiare. Dando così l’idea che gli uccelli, grazie alle piume, nuotino nell’aria.
sabato 19 maggio 2018
"Ora osserviamo la tartaruga e l'aquila.
La tartaruga è una creatura terricola. È impossibile vivere più vicino al suolo di così senza essere praticamente sottoterra. I suoi orizzonti spaziano di pochi centimetri. Ha la rapidità che occorre per una battuta di caccia alla lattuga. È sopravvissuta al passaggio dell'evoluzione perché tutto sommato non rappresentava un pericolo per nessuno ed era troppo complicata da mangiare. E poi c'è l'aquila. Una creatura di aria a altitudini, i cui orizzonti si estendono ai confini del mondo. Dalla vista abbastanza acuta da intuire il viavai di qualche stridulo animaletto nel raggio di un chilometro. Tutta potere, tutta controllo. Morte fulminante su ali. Artigli sufficienti per trasformare in cibo qualunque cosa più piccola, e fare almeno un rapido spuntino con quelle più grandi. Eppure, appollaiata per ore sul dirupo, l'aquila sorveglia i reami del mondo finché non coglie un movimento in lontananza, e allora si concentra, concentra, concentra sulla piccola corazza che barcolla tra i cespugli laggiù nel deserto. E salta… Un minuto dopo la tartaruga scopre che il mondo si sta allontanando. Lo vede per la prima volta, non più a due centimetri da terra, ma da un'altezza di centocinquanta metri, e pensa: che grande amica è quest'aquila.
Poi l'aquila la lascia andare.
E quasi sempre la tartaruga precipita e muore. Tutti sanno perché la tartaruga si comporti così: la gravità è un'abitudine difficile da perdere. Nessuno sa perché l’aquila si comporti così: una tartaruga è un buon piatto, ma visto lo sforzo, qualsiasi altra cosa è un piatto migliore. È che le aquile ci provano gusto, nel tormentare le tartarughe.
Ma naturalmente, ciò di cui l'aquila non si rende conto è di avere un ruolo in una sorta di selezione naturale molto rozza.
Un giorno una tartaruga imparerà a volare".
Terry Pratchett
sabato 9 dicembre 2017
venerdì 1 dicembre 2017
lunedì 6 febbraio 2017
lunedì 1 agosto 2016
Parole che amo: (to) fly e volare.
Parole che amo: (to) fly.
Fly, flow, float (volare, fluire e galleggiare) hanno tutti la stessa origine etimologica che arriva fino alla radice sanscrita PLU, da cui derivano anche piovere, fluire, navigare.
In inglese fly rimanda al fluire, e diventa quasi un fluttuare nell'aria. In italiano invece volare deriva da "cadere" e rimanda all'immagine di slanciarsi nel vuoto.
Questa parola la preferisco in inglese, perché mi piace pensare che nuotare sia un modo per volare nell'acqua, e che volare sia un modo per nuotare nell'aria.
Fonti:
venerdì 27 maggio 2016
mercoledì 6 gennaio 2016
domenica 29 novembre 2015
Parole che amo: allevare e alleviare.
Parole che amo: allevare e alleviare, entrambe dal latino levare. Le amo perché non significano solo far crescere (allevare) e rendere più leggero (alleviare), ma perché entrambe presuppongono un innalzamento della persona, e quindi la sua evoluzione.
venerdì 11 settembre 2015
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