lunedì 9 agosto 2021
Parole che amo: Forza Paris.
FORZA PARIS era il grido di guerra della celeberrima Brigata Sassari e successivamente divenne il motto dell’indipendentismo sardo.
Succedeva così, anche negli anni ottanta, di poter leggere questa scritta disseminata sui molti muri dell’isola.
In quegli anni ero bambina e mi trasferivo in Sardegna con la mia famiglia: mio padre sardo e mia madre “istranza” (straniera). Non mi era dato di sapere se io fossi sarda come mio padre o istranza come mia madre, dubbio che mi avrebbe attanagliato per lungo tempo nella mia esistenza, l’unica certezza era il fatto che non capivo una parola di sardo, e questa per i miei coetanei e neo-compaesani era una colpa non da poco. Non esisteva internet, gli spostamenti aerei ancora scarsi, la Sardegna era un’isola davvero isolata, e ogni suo paese un’isola nell’isola, con tutti i pregi, i difetti e le difficoltà che questo rappresentava. A scuola si parlava italiano, ma nelle famiglie e nella società si parlava orgogliosamente e testardamente sardo. Per me, che non avevo ancora scoperto la vocazione linguistica era un limite davvero pesante.
Così per lunghi anni ho continuato a leggere quella scritta sui muri, di cui non capivo il significato, ma di cui in qualche modo subivo il fascino per la potenza e il mistero di quelle parole.
Poi passarono gli anni, io arrivai alla scuola media, intanto imparavo qualche parola di sardo, almeno riuscivo a capirlo in parte, non di certo a parlarlo, ma soprattutto iniziai a studiare francese a scuola. E questa fu la mia vera epifania che finalmente mi svelava il significato di quelle due parole magiche! Quel motto era un chiaro incoraggiamento (anche se me ne sfuggiva il motivo, la Sardegna è davvero l’isola dei misteri) ai nostri cugini francesi. Insomma, nella mia attorcigliata fantasia FORZA PARIS voleva dire FORZA PARIGI!
venerdì 2 luglio 2021
Parole che amo: cassaforte.
Neologismo marinaresco del XXII secolo, con il significato originario di “Impreca a gran voce mentre urini controvento”.
“Il collegamento tra il significato arbitrariamente imposto, e le cassette di sicurezza che tutti noi oggi conosciamo, si deve a uno dei primi esemplari di promozione pubblicitaria: nei 15 minuti iniziali di una tipica Rivista di inizio anni ’40, il fabbricante Ernesto Salvaquaglie, si presentò sul palco per chiedere al gentile pubblico di mettere alla prova il frutto di una sua recente importazione, a tal proposito invitò a gran voce e ripetutamente il più nerboruto tra gli spettatori a cassafortare il congegno a testate.”
Per quest’ultimo motivo, fu poi “affettuosamente” ribattezzata dal popolino con il vezzeggiativo “cazz’èforte”.
Fonte: https://etimoincerto.wordpress.com/2007/09/03/cassaforte-cassaforte/
Parole che amo: seminario, luogo dove si semina la conoscenza.
Dal latino "sèmen" (seme) + "-arium" (luogo dove si depone).
lunedì 28 giugno 2021
Parole che amo: pollice.
Il dito più grosso e più forte
della mano, dall’etimo curioso e incerto.
Deriva dal latino POLLEX, che potrebbe derivare da POLLEO, “sono forte, potente” (in quanto il dito
più robusto), forse parente anche di “gagliardo”
(POLLENS).
Secondo altre fonti, il pollice rimanda alla promessa, forse
perché nel gesto di stringere la mano si sanziona un patto.
Un’altra possibilità meno probabile, ma suggestiva, lo rimanda
al gesto di scegliere, ovvero di prendere.
Fonte: etimo.it