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domenica 1 marzo 2026

Kali

 Kali non viene a consolarti.

Viene a dirti la verità.

Non è dolce senza motivo.

È amorevole perché è reale.

Kali non protegge le tue illusioni per farti sentire a tuo agio. Le infrange.

Ti apre il cuore, anche se fa male.

Divora le bugie che hai imparato a chiamare identità. Taglia via ciò a cui ti aggrappi per paura...

e così facendo, rivela ciò che è sempre stato libero dentro di te.

Il risveglio non avviene nel comfort.

Avviene nel fuoco.

Ecco perché Kali non canta ninne nanne. Ti risveglia.

Ma c'è qualcosa che pochi capiscono:

Kali non è solo la distruttrice del tempo.

È anche la Madre che sostiene quando ogni falsità è caduta.

Non accarezza l'ego.

Riconosce l'anima.

Ed essere visti da Kali significa essere visti senza maschere, senza storia, senza personalità.

Lei non distrugge per punire.

Distrugge per liberare.

Perché ciò che si rompe in sua presenza...

non sei mai stato veramente te.

Amare Kali significa accettare che la fine non è una fine.

È purificazione.

È apertura.

È ricordare ciò che è sempre stato intero.

Quando la paura finisce, quando non c'è più nulla da difendere...

eccola lì.

Non lontana.

Non inaccessibile.

Più vicina del tuo stesso respiro.

E quando la riconosci...

non puoi più vivere addormentato.

(Margherita Pinto)




mercoledì 12 gennaio 2022

Il mio nome contiene il tuo

Un giorno mi hai detto, ho forse mi hai scritto, ci hai fatto caso che il tuo nome contiene il mio?
Sì, ci avevo fatto caso

E tu ci hai mai fatto caso che quando si fa l'amore la donna contiene e l'uomo sostiene?
No, ma è un pensiero bellissimo, ora lo scrivo nel mio taccuino speciale
Sì, ma non è mica un pensiero mio, è un principio del tantra
Ah, il tantra, quella cosa che si l'amore per ore?
No, quella cosa che si fa l'amore con l'anima

E poi siamo andati insieme, in piccoli spazi senza confini
Dove i minuti scorrevano lenti come giorni
E i giorni sono corsi via veloci come minuti
Ma il tempo non esiste, lo dice Siddharta

L'altro giorno ho trovato il biglietto del mio regalo di Natale
Hai scritto il mio nome in blu e hai ripassato in rosso il tuo
Non me ne ero accorta

Ho conservato il biglietto nel cassetto dei ricordi speciali
Proprio come avresti fatto tu

(Dedicata a Nico)

venerdì 2 luglio 2021

- Questa salita fa smaltire l’anima.
- Allora vorrà dire che avremo un’anima molto snella.


sabato 3 ottobre 2020

Parole che amo: ombra.

“Dicendolo in breve, e senza complicarci troppo, Pan è l’ombra. Ecco perché Peter Pan cerca l’ombra, perché sta cercando se stesso. La sua è una Caccia all’Anima.

Ma Pan è uno specifico tipo di “Anima”: è il dio-capro, il dio della natura selvatica, della forza rigogliosa e generatrice senza fine, dell’Eros (e non del sesso), del pan-ico (paura). Pan è il Dio Selvaggio.

[...]

Il segreto di oggi, solo uno dei molti nascosti in Peter Pan, è che questo ragazzino che non vuole (o non può?) crescere, guida dei Bimbi Sperduti, capace di volare e di portarti all’Isola che Non-C’è, è in realtà l’immagine benevola di una forza primegenia potentissima, capace di incutere “timore pan-ico” anche agli stessi dei: Pan.

È la forza della natura Selvaggia che scorre in ognuno di noi, intollerante agli schemi razionali, ai vincoli morali, alle norme comportamentali. Il suo seme è Vita, è l’Anima che si dimena tra i mille compromessi, perché vuole tornare alla sua realtà originaria, selvatica.

Perché ciò che è “salvatico” è ciò che ti salva.

È il diluvio sul “mondo fuori”, per tornare alla Terra, alla Natura, al suo ritmo, al suo respiro. È Amore al di là degli schemi di pensiero, è Eros creatore, perché esso è sempre al di là del Bene e del Male.

In definitiva Peter Pan è il desiderio di vita.”


Peter Pan ed il segreto dell’Ombra


https://youtu.be/Y_nnck0bN_Q

sabato 30 marzo 2019

Erica Francesca Poli ~ Anatomia della guarigione

Citazioni tratte dal libro.

Noi ci trattiamo come siamo stati trattati, ci parliamo come ci hanno parlato, e ci trattiamo e ci parliamo come i nostri genitori si trattavano e si parlavano.

L’emozione è il messaggio.

Non esiste un perdono a basso prezzo.

Per ogni resistenza che si incontra c’è un desiderio di lasciarsi andare di almeno pari entità.

Là dove vi è per voi il bello, vi è la vostra anima.

“Mi fai sorridere il cuore”.

L’amore è sempre sorpreso; è una piacevole sorpresa perché non c’erano aspettative.

mercoledì 4 luglio 2018

Scegliamo le vite che scegliamo - genitori, lavoro, partner, addirittura il nostro corpo - per fare esperienza di ciò che non siamo. Perché per comprendere a fondo qualsiasi cosa dobbiamo passare per il suo opposto.

È sentire il dolore che ci fa apprezzare il piacere e la gioia.

È quando percepiamo la dissonanza che tendiamo all’armonia. 

È grazie al brutto che comprendiamo la poesia della bellezza.

E questo è vero per il corpo, per la mente e anche per l’anima.

Sperimentiamo la separazione per comprendere che siamo Uno.

Sperimentiamo il finito per comprendere l’infinito.

Sperimentiamo la morte per tendere alla nostra innata immortalità.


mercoledì 23 maggio 2018

Donne che corrono con i lupi ~ Clarissa Pinkola Estés
(una selezione di citazioni dal libro)

Hambre del alma 

Ogni volta che alimentiamo l'anima è garantita una crescita.

Se avete una cicatrice profonda, questa è una porta. Se amate il cielo è l'acqua tanto da non poterlo quasi sopportare, questa è una porta. Se desiderare fortemente una vita più profonda, una vita più piena, una vita più sana, questa è una porta.

Ma non tutto è perduto per sempre.

Vi rivelerò subito che non appartengo alla divina schiera di coloro che vanno nel deserto e tornano gravidi di saggezza. Sono passata da molti focolari, e ho sparso doni angelici là dove ho dormito, ma il più delle volte, invece della saggezza, ho trovato episodi sconvenienti di Giardasis, Escheria Coli e dissenteria amebica. Questo è il fato di una mistica della classe media dagli intestini delicati.

Cantare significa usare la voce-anima. Significa dire nel respiro la verità del proprio potere e del proprio bisogno, soffiare anima nella cosa che soffre o ha bisogno di reintegrarsi.

Quel che si può vedere nell'oscurità non è necessariamente visibile alla luce del giorno.

Va bene l'audacia, ma non la temerarietà.

Anche nel migliore dei mondi l'anima ha bisogno di essere di tanto in tanto rinfrescata.

Un deserto è un luogo in cui la vita è molto condensata. Le radici di ciò che vive sono aggrappate all'ultima lacrima d'acqua, e il fiore tesaurizza l'umidore apparendo soltanto presto la mattina e nel tardo pomeriggio. La vita nel deserto è piccola ma brillante, e quanto accade si svolge per lo più nel sottosuolo. Come la vita di molte donne.

L'iniziazione non è mai finita

La cultura è la famiglia delle famiglie.
[...]
La cultura cura. 

Se non custodisci i tuoi tesori, ti verranno rubati.

Se troppo saprai, presto invecchierai.

Nulla va mai del tutto perduto nella psiche.

La natura non chiede permessi. Fiorite e venite alla luce quando vi aggrada.

Amare significa stare con. Significa emergere da un mondo di fantasia in un mondo in cui è possibile un amore sostenibile a faccia a faccia, ossa contro ossa, un amore fatto di devozione. Amore significa restare quando ogni cellula dice: Scappa!
~
Paradossalmente quando uno dei due innamorati tenta la fuga, la relazione è investita di più vita. [...] Questo fenomeno è una delle grandi tragicommedie dell'esistenza.

"Alla fine, tutti dobbiamo baciare la strega".

Recita un antico detto: «Ignoranza è non sapere nulla ed essere attratti dal buono. Innocenza è conoscere tutto ed essere ancora attratti dal buono».
[...]
In questo stato di saggia innocenza si entra lasciando cadere cinismo e protezionismo, e rientrando nello stato di meraviglia che si osserva nella maggior parte di coloro che sono molto giovani, e in molti che sono molto vecchi. È la pratica di guardare con gli occhi di uno spirito sapiente e amante, e non con quelli del cane bastonato, della creatura inseguita, dell'essere ferito e in collera. L'innocenza è uno stato che si rinnova con il sonno. Purtroppo, molti la gettano da parte con le coperte quando ogni giorno si levano. Meglio sarebbe portare con noi un'innocenza  vigile, e tenercela stretta per riceverne calore.
Quella lacrima che dice: «Ammetto la ferita».

L'amore nella sua forma più piena è un susseguirsi di morti e rinascite. Muore la passione e rinasce. Il dolore viene scacciato e rispunta da un'altra parte. Amare significa abbracciare e nel contempo sopportare molte fini e molti inizi, il tutto nella stessa relazione.

La Morte conduce la danza, sua partner è la Vita.

Amare è imparare i passi, far l'amore è danzare quella danza.


La fioritura ci toccava in sorte su questa terra. Fiorire, non soltanto sopravvivere, è il diritto che ci spetta dalla nascita in quanto donne.

Per essere in grado di vedere le svolte giuste, dobbiamo saper vedere quelle sbagliate.

Toccando il fondo, sebbene ciò sia estremamente doloroso, si trova anche il terreno per la semina.

C'è qualcosa nella fame che provoca un obnubilamento del giudizio.
Rileggere brani di libri o di poesie che ci hanno commosse. Passare anche soltanto pochi minuti in riva d un fiume, accanto a un corso d'acqua o in una caletta. Sdraiarsi per terra nella luce che filtra dagli alberi. Stare con la persona amata senza avere i bambini attorno. Sedere sotto il portico a sgranare, sbucciare o rammendare qualcosa. Camminare o guidare per un'ora, senza meta, e poi tornare. Prendere un autobus con destinazione ignota. Tamburellare con le dita ascoltando musica. Salutare il sole che sorge. Raggiungere un posto dove le luci non interferiscono con il cielo notturno. Pregare. Stare con un amico speciale. Sedere su un ponte lasciando ciondolare le gambe. Tenere in braccio un bambino piccolo. Sedere in un bar, accanto alla finestra, e scrivere. Sedere in una radura tra gli alberi. Asciugarsi i capelli al sole. Aprire le mani sotto la pioggia. Curare le piante e sporcarsi ben bene le mani di terra. Contemplare la bellezza, la grazia, la commovente fragilità degli esseri umani. 

I vecchi Inuit dicono che il respiro di un Dio e il respiro di un essere umano, quando si mescolano, fanno sì che una persona crei una poesia intensa e sacra.
Proprio la poesia e il canto sacro andiamo cercando, la grande occasione di usare il linguaggio selvaggio che impariamo nelle profondità del mare. 

Molto tempo fa la parola inglese "alone", solo, era composta da due parole, "all one". Essere "all one" significava essere nell'unicità, essenzialmente o temporaneamente. È proprio questo il fine della solitudine.
[...]
Nei tempi antichi, come riportano medici-guaritori, religiosi e mistici, la solitudine intenzionale era un palliativo e anche una misura preventiva. Vi si ricorreva per sanare la fatica e per prevenire il logoramento. Era usata anche come oracolo, un modo per ascoltare il Sé interiore onde sollecitare consigli e guida, impossibili a udirsi nel frastuono della vita quotidiana.

Non è difficile a farsi, il difficile è rammentarsi di farlo.

“Ella habla por en medio en las piernas”.

Dimenticare è un gesto attivo, non passivo.

Forse non ci sarà il finale "e poi vissero felici e contenti", ma quasi per certo ci sarà un nuovo "C'era una volta" per ricominciare.

La redenzione cura la ferita un tempo aperta. Ma rimarrà certo una cicatrice. Al cambiare del tempo la cicatrice dorrà ancora. Questa è la natura del vero lutto.

Il nostro desiderio di morire senza morire.

Anche se molte saranno le cicatrici, è bene ricordare che, nella resistenza alla tensione e alla pressione, la cicatrice è più forte della pelle. 
Capo espiatorio.

A nessun essere senziente in questo mondo è concesso di restare per sempre innocente.

Il Diavolo simboleggia la forza oscura della psiche, il predatore [...]. Questo Diavolo è un brigante archetipo che ha bisogno della luce, la vuole, l'assorbe. In teoria, se gli fosse data la luce - ovvero una vita con la possibilità di amare e creare allora il Diavolo non sarebbe più il Diavolo.

Arricchimento e reintegrazione.

Dicendo «reclamare», pensiamo all'inoltro di proteste e lagnasse, perché questo è l'uso attuale del termine. Ma ha un significato più antico, derivante dal'antico francese reclaimer, che significava «richiamare il falcone liberato». Dunque far sì che qualcosa del selvaggio torni quando è richiamato.

Il meglio non può e non si deve nascondere.

Se non vai nei boschi, nulla accadrà mai, e la tua vita non avrà mai inizio.


Historias que son medicina.
[...]
Una storia non è semplicemente una storia. Nel suo senso più innato e consono, è la vita di qualcuno. Sono il numen della sua vita e la familiarità di prima mano con le storie che portano a rendere la storia una «medicina».
[...]
Andate e lasciate che le storie, ovvero la vita, vi accadano, e lavorate queste storie dalla vostra vita - la vostra, non quella di qualcun altro -, riversateci sopra il vostro sangue e le vostre lacrime e il vostro riso finché non fioriranno, finché non fiorirete.



sabato 27 gennaio 2018

Cristóbal Jodorowsky ~ Il collare della tigre

Estratti dal libro Il collare della tigre di Cristóbal Jodorowsky

La bellezza guarisce: la sua ricerca trasforma l'arte in uno degli strumenti di guarigione più potenti.

Il senso nascosto dei disordini amorosi 

Percorrere solo strade che abbiano cuore

C'è un vecchio dinosauro nascosto dentro tutto noi (a proposito del cervello rettiliano ndr).
Al giorno d'oggi, quasi tutti veniamo al mondo in circostanze disastrose che segneranno profondamente la nostra vita, anche se non ce ne rendiamo conto: il tocco meccanico e gelido di infermieri e dottori, il taglio cesareo, l'epidurale, il parto indotto perché l'équipe medica non ha tempo, le luci che aggrediscono il bambino, il taglio asettico del cordone ombelicale effettuato dai dottori anziché dalla madre (che dovrebbe tagliarlo insieme al padre), i tubi e gli aghi introdotti nel neonato... Tutto ciò comporta un primo trauma per la vita del bambino. E poi, che fine fa la placenta? Gli indios la seppelliscono con il massimo rispetto, perché la considerano una specie di sorella gemella del neonato, una creatura viva che lo protegge per nove mesi e alla nascita si sacrifica per lui.

"È una fortuna poterti proteggere, meravigliosa espressione universale. Umilmente, ti consegno questo ventre nel quale sei accolto con infinito amore. Dispongo il mio utero come un paradiso benedetto affinché tu, presenza e testimone dell'eterno, sia portato in grembo in assoluta consapevolezza".

Ciò che avete imparato ascoltando le parole altrui lo dimenticherete molto rapidamente; ciò che avete imparato con tutto il vostro corpo lo ricorderete per il resto della vita.
Gichin Funakosci

Oggi posso dire di essere un free-lance spirituale: il mio tempio è portatile.

Una società ricca ma angosciata.

Sin dal primo giorno potremmo dire ai nostri figli che il corpo è il cosmo e la coscienza divina, che la vita si può vivere come un paradiso, che l'essere umano è un produttore di bellezza, che il piacere è benedetto. 

Non tutti è analizzabile: esisterà sempre una dimensione del mistero che bisognerà accettare e vivere, e fenomeni irrazionali che interverranno in un esercizio personale di guarigione.

Sii il tuo corpo mentre vivi.

Qualcuno me l'ha mostrato e io l'ho trovato da solo.
Lew Welch

Se uno reagisce violentemente a qualcosa, significa che vi è immerso fino alla punta del naso.

Il dolore quando non diventa carnefice diventa un grande maestro.
Concepción Arenal

Chi può aiutare con le braccia, aiuti con le braccia; chi può aiutare con le gambe, aiuti con le gambe, ma tutti devono aiutare in quest'opera universale.
Ejo Takata

Scetticismo? Può sembrare strano che usi questa parola. La mia visione spirituale è molto vicina all'arte e allo sciamanesimo, tra l'altro perché penso che sia un cammino molto democratico per la vita spirituale. Permette di vivere un'esperienza religiosa rivelatrice senza dover passare per le strutture imposte da una chiesa o una dottrina; permette anche una totale autonomia spirituale e lascia spazio a una libera esplorazione del proprio essere un del mondo senza tabù né restrizioni.

Se si è capaci di ereditare (dal proprio albero genealogico n.d.r.) una nevrosi, si può anche ereditare una struttura spirituale o un diamante familiare.

Nella rappresentazione del nostro corpo presente nella neocorteccia, le mani occupano il settanta per cento dello spazio: sono l'estensione più completa della mente.

La mia percezione limitata
non può impartire insegnamenti,
ma tu, condizione originaria, lo puoi fare per me.
Tutta la conoscenza,
tutta la saggezza, 
tutta l'espressione, sei tu, 
è inscritta nell'organismo universale che sono, 
mi dispongo, indiviso,
a consegnarmi senza timori,
evado i miei limiti,
e sono al tuo servizio, 
offerto perché la tua essenza si sveli.
Fammi essere il veicolo del tuo splendore.

L'uomo ricorda facilmente di essere figlio del passato, ma dimentica spesso di essere padre del futuro. [...] Come dice l'orientalista Trevor Leggett: «Un uomo è insieme padre e figlio di se stesso».

Quando il bruco nasce, ha già dentro di se la farfalla. Per questo realizza il gigantesco sforzo di trascinarsi per chilometri, scegliersi un bell'albero, salirci sopra a fatica, ripiegarmi su se stesso e mettersi a produrre bava, affogandoci dentro, consegnandosi alla morte. Non gli importa: ha sempre saputo che sarà farfalla.

La cosa più difficile da imparare nella vita è quale ponte bisogna attraversare e quale ponte bruciare.
Bertrand Russell

L'io familiare sa tutto dell'altro, dal momento che lo vive sotto lo stesso tetto nel corso degli anni. Nel nostro essere esiste una frequenza familiare in cui tutto si sa è tutto si vive, anche se non in forma razionale.

Dio non ha religione.
Mahatma Gandhi

Oggi siamo consapevoli che questi libri sacri di tutte le culture appartengono all'umanità: sono lasciti iniziatici, offerte, chiavi simboliche per accedere a un cammino spirituale. Se li prendiamo come miti sorprendenti, interpretandoli come si interpretano i simboli, possiamo svilupparli all'infinito e ci riveleranno le innominabili dimensioni dell'essere. Ognuno di noi ha la sua Bibbia dentro di sé, e può farne ciò che vuole. [...] Il simbolo è uno specchio dei tuoi limiti, e sarà sulla base della loro interpretazione che ti definirai e comporterai. Leggendolo da un'ottica aperta, senza timore, o meglio senza vigliaccheria, si otterrà da essi una visione liberatoria. Si tratta solo di darsi il permesso, che ovviamente è già concesso, di immaginarmi senza limiti.

Secondo i principi della psicomagia, le pulsioni o desideri non si devono sublimare, accettare o accomodare, ma realizzare. Sono come una freccia, un proiettile con un percorso prefissato che, anziché essere sviato, deve essere condotto inesorabilmente alla sua meta. Realizzandola metaforicamente, si pone fine all'ossessione: il cervello può riposare e passare oltre, viene liberato e il suo comportamento non prende più le mosse da quella frustrazione: fondamentale è che l'atto avvenga contemporaneamente su due piani diversi: su uno, quello razionale, si percepiscono gli eventi letteralmente, sapendo che si tratta di un gioco metaforico, così non c'è colpa, tutto è simbolico. Su un altro piano, ciò che accade è vissuto come un'assoluta realtà, in cui la metafora non esiste: se l'ostacolo è di natura psicologica, forse si potrà superare proprio partendo dalla metafora.

E che cos'è l'immaginazione se non energia in azione, l'espressione dell'invisibile che si manifesta attraverso lo psichismo?

Quando Golia si mosse contro gli israeliti, tutti i soldati pensarono: «È così grande che non potremo mai vincerlo». Ma Davide guardò il gigante e disse: «È così grande che non posso mancare il bersaglio».
Russ Johnston

La mediocrità consiste nel trovarsi di fronte alla grandezza e non accorgersene.
Gilbert Keith Chesterson

Oltre il vivere e il sognare c'è la cosa più importante: svegliarsi.
Antonio Machado

Ciò che temeva davvero era la propria forza.

Dove c'è il trucco, lo spettatore vede il miracolo in maniera simbolica e sottile, giocando a sorprendersi di fronte alla prestidigitazione; ma in fondo sente risuonare il mistero dentro di sé. Sarà per questo che esiste il Tarocco di Marsiglia Le Bateleur, la carta numero uno, che altri chiamano Il Mago. Anch'essa rappresenta il prestigiatore, con una tasca sul tavolo che si perde oltre i confini della carta. È la tasca da cui estrae i contenuti e i saperi dell'altra dimensione che non siamo abituati a conoscere.

L'importante è guarire: il mezzo può variare.

La farsa di fare il lavoro interiore con la testa, anziché con tutto l'organismo.

Accettare la propria vera natura significa lasciare spazio alla salute e alla felicità.

Ma chissà cosa assorbono le nostre menti...

Faccio del mio respiro il respiro dell'universo. Respiro con il cuore come mio centro.

Guarire vuol dire trovare il coraggio di affrontare le paure, superare le inibizioni, osare essere quel sacro noi stessi e farlo chiunque noi siamo, qualunque difficoltà attraversiamo o ci sia capitata, qualunque sia la nostra statura; permetterci di uscire dalle abitudini, forzare il destino [...], con una forza irremovibile, sapendo che se hai deciso di risvegliarti, ti risveglierai.

Le parole sembrano niente, ma contengono spesso i lucchetti che impediscono l'espansione del nostro autentico essere.

Quando un nuovo essere dice la sua prima parola, i genitori si precipitano sul lettino con voce rotta, gridando: «Ha detto papà!», «ha detto mamma!» In realtà il bambino sta solo facendo uso di un archetipo universale che significa: «Proteggetemi, nutritemi».

Da quando siamo racchiusi nel ventre di nostra madre attraversiamo l'intero processo di evoluzione della specie: siamo molecola, mollusco e pesce. Usciamo dall'utero e strisciamo come i serpenti. Poi camminiamo a quattro zampe come i mammiferi, riusciamo a metterci in piedi, ma cadiamo di nuovo, come tante volte sarà capitato al primo ominide sedici milioni di anni fa. Alla fine riusciamo a metterci dritti come l'Australopiteco, e come l'homo habilis cominciamo a manipolare gli oggetti. Il fuoco (intelligenza) si trasforma in scoperta folgorante passando alla fase Homo erectus. Come il Neanderthal, arriva il momento in cui risvegliamo la nostra coscienza dell'altro. L'Homo sapiens sapiens - l'uomo che sa di sapere corrisponde ai sette anni, l'età della ragione. Verso i quattordici il cervello fa un passo equivalente a un'evoluzione di mille anni di storia: l'adolescenza simboleggia il presente, ed è lì che spesso si impantana, senza riuscire a separarsi dal passato, dall'infanzia - come fanno tutti i mammiferi salvo l'essere umano - per unirsi a ciò che chiamerei mente futura: vivere la totalità del processo evolutivo dell'essere umano in una sola vita, che comprende passato e futuro. Questo io futuro, che sarebbe un io senza tempo, infinito, resta di solito in un angolo, in attesa che ci decidiamo a superare il passato. Abbandonare un tipo di relazione infantile con i genitori equivale a liberarci della nostra dipendenza dal passato ed essere disposti a proseguire quell'evoluzione rimasta aperta.
[...]
Quando ci chiamano papà o mamma, in noi vengono invocati milioni di esseri passati. Forse è proprio per questo che non riusciamo a smettere di pronunciare queste parole [iniziando a chiamare i propri genitori con il nome proprio quando si diventa adulti, ndr]: in un certo senso, sarebbe come seppellire tutta la nostra umanità passata. Ecco uno dei significati del samsara o reincarnazione dell'induismo: un'immensa ruota che spingiamo in una ripetizione infinita, da cui gli antichi saggi cercavano di evadere «imparando a morire».

Non sempre i guaritori sono dei santi: ne ho conosciuti tanti pieni di demoni.

Siamo tutti legati da vincoli invisibili che resistono agli anni e alle distanze. 

Il dolore è il megafono che Dio usa per svegliare un mondo sordo.
Clive Staples Lewis

L'illusione fondamentale dell'umanità è supporre che io sono qui e tu lì.
Yasutani Roshi

Quando al maestro tantrico Abhinavagupta chiesero che cos'è lo yoga (che si traduce come "unione"), egli rispose, ricordando il suo maestro Vasugupta: "Stupore!"

Il desiderio nasce dalla paura: le sue sensazioni sarebbero le facce opposte della stessa moneta. [...] «Devi realizzare i tuoi fantasmi. [...] Altrimenti non smetteranno mai di possederti».

Non fuggire da ciò che ti cerca.

Sono convinto che liberando me stesso libero il mondo, sono parte di un comune organismo sociale e spirituale universale, ei n qualche modo misterioso ciò che realizzo io si inscrive nella totalità dell'Universo. 
[...] 
Siamo cocreatori delle nostre vite e della nostra biologia, che modelliamo attraverso le nostre idee.

Per anni ho guardato il mondo con l'intelletto, cercando di focalizzarlo nella cornice in cui me lo presentavano i giornali, le notizie, i libri di storia, di scienza, le fotografie... Accettando la comune immagine fissa che ci unisce, mi immergevo nella sicurezza della mia tribù umana e mi sentivo sicuro vedendo quello che vedevano tutti gli altri: ecco cosa chiamo vivere un sogno addormentato. Ma impregnando la realtà della mia immaginazione, mi sono vietato di perdere tempo a criticare e ho creato in me un riflesso di dono continuo. Se non potevo trasformare il mondo con i miei limitati mezzi materiali, l'avrei fatto nella mia immaginazione: ogni volta che ho stretto una mano ho iniettato litri di gioia. Quando ho intavolato una conversazione, il mio fiato si è trasformato in un flusso di pace. Chi mi poteva impedire questa forma di terrorismo della bontà? Mi diranno che sono un megalomane, ma preferisco dare il meglio di me piuttosto che sputare tutta la mia negatività in faccia al mondo.

Tutto è possibile se lo si decide interiormente.

Ogni cammino deve sfociare nel cuore, perché è qui che secondo tante culture risiede la vera forza.

Vincere la disperata paura di scomparire, abbandonarsi all'insondabile, fare un passo nel vuoto.

Vivere è lasciarsi alle spalle le migliaia di scheletri di creature passate, vecchi gusci bruciacchiati, fiammate passeggere di una festa, uscire da ogni istante come da un paio di scarpe vecchie di cui ci si disfa senza ripensamenti.

Ciò che chiamiamo morte è presente in ognuno di noi come un processo di trasformazione. Anzi, noi siamo la morte stessa. In questo preciso istante, milioni di cellule si disintegrano nel nostro organismo, diventano il nutrimento di altre che nascono e pertanto le vanno a integrare. Siamo un universo che si retroalimenta. Il nostro corpo è il combustibile che permette al cosmo di trasformarsi. Siamo il nutrimento della coscienza che ci nutre. Dio è cannibale.

Se non è in tuo potere modificare una situazione che ti provoca dolore, potrai sempre scegliere come affrontare questa sofferenza.
Viktor Frankl

Il dolore è permesso. La sofferenza no.

Quando ci si fa la pipì addosso dalla paura, ci si vuole proteggere con una muraglia metaforica. Molti problemi alla vescica hanno questa causa: l'incontinenza è legata alla paura, al tentativo di marcare il terreno in cui ci si sente al sicuro. Chi fa poca pipì segue la strategia opposta: non marchi il territorio per non far sentire il tuo odore e non farti scoprire.

Ciò che si vive in famiglia si proietta anche nella società: perdendo gli incisivi, perdevo la relazione sociale. Se essi corrispondono all'intelletto, i canini sono i denti dell'istinto e i molari quelli dell'emozione. Gli incisivi sono il passaggio al mondo, un po' come la nascita: portano dalla madre al padre e alla parola, dal mondo interiore a quello esteriore. Nella nostra società, il sociale è profondamente legato al padre.
[...]
Pur di essere accettato, uno si trasforma nella sua famiglia.
[...]
«Sei questo o quello» equivale a: «Diventa quello che ti chiedo di essere!» Tali messaggi contengono di solito due ordini contraddittori: «Fallo!» e «Non farlo».
[...]
Sì perché noi siamo anche i nostri genitori, e se non riusciamo a trasformarli saranno per sempre energia bloccata dentro di noi.

Come nella storia della moglie di Lot, se ci si gira indietro ci si aggrappa al sentimento che si cerca di eliminare.

Nella cultura andina esiste un concetto, l'ainy, che vuol dire reciprocità. Parte dalla base dello scambio, ma questo scambio si realizza secondo le possibilità di ciascuno. Per esempio, se io posso aiutarti a costruire una casa perché ho la forza di farlo, ti aiuto; se tu non puoi perché non ce l'hai, mi aiuterai a fabbricare una sedia. Questo concetto non è basato sulla quantità, ma sulle possibilità di ognuno e sulla qualità dello scambio come vincolo di energia. C'è gente che non fa altro che chiedere e non sa dare: sono pozzi senza fondo di egoismo, convinti che tutto sia loro dovuto. Ma c'è anche gente che non fa altro che dare e non sa ricevere. Entrambi questi atteggiamenti sono eccessivi e dannosi, ed entrambi impediscono il flusso naturale della vita. Quando uno mi dà qualcosa e non posso dargli niente in cambio, cerco di fare un regalo a una terza persona, perché tutto circoli. Questa teoria si può applicare anche alla vita spirituale: quando affidi il tuo piccolo ego all'insondabile, ricevi qualcosa che individualmente non potresti mai dare. 

Rimanemmo immobili come angeli assetati d'amore alle porte di un paradiso a noi precluso.

Una freccia, a volte, guarisce un cuore malato.

Se l'universo ci aveva fatto nascere nella stessa famiglia, era perché approfittassimo del miracolo di essere fratelli.

Quando non si ha coscienza, nessuno è colpevole.

Se sei un bravo guerriero non ti darai la colpa, ma non permettersi che i tuoi errori si ripetano.

Ti benedico, ti rispetto e ti amo.

Se esiste un dono in me, esso non mi possiede ma mi attraversa. Non potrei mai rivendicarlo come mio, proprio come non appartengono al guaritore le sue doti curative: piuttosto, egli è un portatore, un umile veicolo della guarigione. La natura del potere dello sciamano si rivela nella sua capacità di mettersi a disposizione del prossimo per aiutarlo a liberarsi dalla sofferenza, offrendogli le chiavi per potersi espandere.

Quanta rabbia ho provato contro mio padre! O meglio, amore trattenuto, perché era quella la vera natura della mia rabbia.

Tout le rest c'est de la merde.

E sentii il feroce ululato dell'umanità colpirmi come un tuono.

Il segreto dà potere al mago, soprattutto quando fa del bene.

Non ci si può liberare dall’abitudine buttandola fuori dalla finestra.  
Bisogna farle scendere le scale un gradino alla volta.
Giorgio Gaber

Non lo sai che la fiamma è fuoco?

«Qual è la strada più breve tra un punto e l'altro?»
«Quella che ti è più utile».

Per il tuo cervello è essenziale sapere di più di una lingua. Il linguaggio può essere una prigione che limita la tua mente a una sola realtà in mezzo alla molteplicità in cui potrebbe svilupparsi. Un idioma modella il tuo comportamento: un francese si muove come un francese, un messicano di nuove come un messicano.

Il sanscrito è una lingua strutturata per provocare trasformazioni organiche e risonanze energetiche. Si tratta di una lingua iniziativa: pronunciare le sue preghiere sacre può aiutare a far circolare la nostra energia, aprire la mente e risvegliare canali insospettati nell'organismo. E poi ogni parola è una cattedrale, una nave, uno scheletro che va rivestito giorno dopo giorno di un significato diverso. 

Sono parte di tutto ciò che ho incontrato.

Ogni individuo possiede un sistema di simboli ed è essenziale scoprirlo e rispettare questo accesso. Comprendendo ciò, mi sono confermato nell'idea che si guarisce con ciò che si ama di più, si guarisce con il cuore. William Shakespeare diceva: «La mia corona non è sul mio capo, ma nel mio cuore».

Vincere è amare.

La vita non è una battaglia. È una danza - anche se piena di difficoltà. Una danza di amore assoluto.

Non bisogna aspettare che la gente cada per aiutarla a rialzarsi; bisogna porgerle il braccio perché non cada.

Il lungo e doloroso cammino della derazionalizzazione.

Meglio accendere una candela, per piccola che sia, piuttosto che imprecare contro le tenebre.

Ogni genere di persona cade in un eccesso che le è congeniale. Si può riconoscere la virtù di un uomo osservando i suoi difetti.

Cadere è permesso, ma alzarsi è obbligatorio.

Che la poesia sia con te.

È stato tutto un percorso infernale per ottenere amore.

venerdì 29 luglio 2016

Noialtri, con l'anima indiana e il coração brasileiro.

We are not lucky, we are blessed ❤

lunedì 25 luglio 2016

lunedì 23 maggio 2016

Parole che amo: coração.

La parola "cuore", in portoghese - coração - contiene al suo interno la parola "preghiera" - oração.
Ecco perché si può pregare davvero solamente mettendoci tutto il cuore.

Grande Mistério
Ensine-me a confiar em meu coração, em minha mente, em minha intuição, em minha sabedoria interna, nas bênçãos do meu espírito. Ensine-me a confiar nestas coisas, para que possa entrar em meu Espaço Sagrado e amar além do meu medo, e assim caminhar com beleza com a passagem de cada Sol Glorioso."
Oração Indígena


Grande Mistero
Insegnami a fidarmi del mio cuore, della mia mente, della mia intuizione, della mia saggezza interiore, nelle benedizioni del mio spirito. Insegnami a fidarmi in queste cose, perché io possa entrare nel mio Spazio Sacro e amare oltre la mia paura, è così camminare in bellezza attraverso il passaggio di ogni glorioso Sole.
Preghiera Indigena

martedì 30 giugno 2015

Sette brevi lezioni di fisica

Carlo Rovelli, Sette brevi lezioni di fisica, Adelphi

La scienza ci mostra come meglio comprendere il mondo, ma ci indica anche quanto vasto sia ciò che non sappiamo.

I periodi di vacanza sono quelli in cui si studia meglio, perché non si è distratti dalla scuola.

Il genio esita.

Le equazioni della meccanica quantistica e le loro conseguenze vengono usate quotidianamente da fisici, ingegneri, chimici e biologi, nei campi più svariati. Sono utilissime per tutta la tecnologica contemporanea. Non ci sarebbero i transistor senza la meccanica quantistica. Eppure restano misteriose: non descrivono cosa succede a un sistema fisico, ma solo, ma solo come un sistema fisico viene percepito da un altro sistema fisico. Che significa? Significa che la realtà essenziale di un sistema è indescrivibile? Significa solo che manca un pezzo alla storia? O significa, come a me sembra, che dobbiamo accettare che la realtà sia solo interazione?

La nostra conoscenza cresce, e cresce davvero. Ci permette di fare cose nuove che prima non immaginavamo nemmeno. Ma nel crescere ci apre nuove domande. Nuovi misteri.

Quando Einstein muore, Bohr, il suo grandissimo rivale, ha parole di commovente ammirazione. Quando pochi anni dopo muore Bohr, qualcuno prende una fotografia della lavagna nel suo studio: c'è un disegno. Rappresenta la «scatola piena di luce» dell'esperimento mentale di Einstein. Fino all'ultimo, la voglia di confrontarsi e capire di più. Fino all'ultimo, il dubbio.

La meccanica quantistica e gli esperimenti con le particelle ci hanno insegnato che il mondo è un pullulare continuo e irrequieto di cose, un venire alla luce e uno sparire continuo di effimere entità. Un insieme di vibrazioni, come il mondo degli hippy degli anni Settanta. Un mondo di avvenimenti, non di cose.

La Natura si sta comportando con noi come quell'anziano rabbino da cui erano andati due uomini per dirimere una contesa. Ascoltato il primo, il rabbino dice: «Hai ragione». Il secondo insiste per essere ascoltato, il rabbino lo ascolta, e gli dice: «Hai ragione anche tu». Allora la moglie del rabbino, che orecchiava da un'altra stanza, urla: «Ma non possono avere ragione entrambi!». Il rabbino ci pensa, annuisce, e conclude: «Anche tu hai ragione».

Specchiandoci negli altri e nelle cose, impariamo chi siamo. [...] Non solo impariamo, ma impariamo anche a cambiare gradualmente la nostra struttura concettuale, e ad adattarla a ciò che impariamo. E quello che impariamo a conoscere, anche se lentamente e a tentoni, è il mondo reale di cui siamo parte. [...] Questa comunicazione fra noi e il mondo non è qualcosa che ci distingue dal resto della natura. Le cose del mondo interagiscono in continuazione l'una con l'altra, e nel fare ciò lo stato di ciascuna porta traccia dello stato delle altre cose con cui ha interagito: in questo senso esse si scambiano di continuo informazione le une sulle altre.

La nostra intensa sensazione di libertà interiore, come Spinoza aveva visto acutamente, viene dal fatto che l'idea e le immagini che abbiamo di noi stessi sono estremamente più rozze e sbiadite del dettaglio della complessità di ciò che avviene dentro di noi. Noi siamo sorgente di stupore per noi stessi. Abbiamo cento miliardi di neuroni nel nostro cervello, tanti quanti le stelle di una galassia, e un numero ancora più astronomico di legami e combinazioni in cui questi possono trovarsi. Di tutto questo non siamo coscienti. «Noi» siamo il processo formato da questa complessità, non quel poco di cui siamo coscienti. [...] La vita sulla terra non è che un assaggio di cosa può succedere nell'universo. La nostra anima non ne è che un altro.

Per natura amiamo e siamo onesti. E per natura vogliamo sapere di più. E continuiamo ad imparare. La nostra conoscenza del mondo continua a crescere. Ci sono frontiere, dove stiamo imparando, e brucia il nostro desiderio di sapere. [...]

Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l'oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato.

giovedì 11 giugno 2015

Pensare col corpo

Pensare col corpo di Jadier Tolia e Francesca Speciani

Come qualcuno si sarà accorto sono rimasta molto entusiasta del libro "Pensare col corpo". In questo post ho raccolto una selezione di passi e di citazioni del e dal libro, alcune già postate su Facebook, altre no.

L'ho amato perché è un libro di facile lettura ma dagli spunti molteplici. Per quanto mi riguarda, la "lezione" che più di ogni altra ho fatto mia è che scegliere la "medicina alternativa" non vuol dire preferire l'omeopatia o i rimedi naturali al posto dei farmaci tradizionali. Scegliere la "medicina alternativa" significa smettere di "tenere le persone nemiche del sintomo e invece aiutarle a trovare un contatto più profondo con sé stesse", inducendole a riflettere sulle cause all'origine del disturbo. Indipendentemente dalla soluzione terapeutica che poi si sceglie. Detto così sembra una cosa semplice, in realtà non lo ho è per niente. Gli autori suggeriscono a chi vuole fare qualche passo in questo senso, di partire ponendo(si) alcune domande sui sintomi da indagare. In particolare:- dove compaiono?- quando compaiono?- cosa impediscono di fare?Non necessariamente le risposte ci saranno o saranno intuitive, e in alcuni casi nemmeno necessarie. Ma l'idea di poter dare una causa all'origine di alcuni disturbi può aiutare molto, anche solo a conoscersi un po' meglio.

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Gli indiani Pueblo mi dissero che tutti gli americani sono pazzi. Naturalmente ne fui stupito e chiesi perché. Risposero: "Be', dicono che pensano con la testa. Nessun uomo sano di mente pensa con la testa".
Carl Jung

Il sintomo non è che una zona d'ombra da indagare, come un aspetto di sé che non si riesce a vivere e a concretizzare. Nel sintomo è già presente la parte di sé che ancora non è emersa alla coscienza. In questo senso, prendere coscienza degli aspetti di sé sui quali il sintomo chiede di portare l'attenzione porta a completarsi, quindi a guarire. 

Sembra che la natura sia in grado di darci solo malattie molto brevi. La medicina ha inventato l'arte di prolungarle.
Marcel Proust

I tre quarti delle malattie delle persone intelligenti provengono dalla loro intelligenza.
Marcel Proust

Mente bizzarra in corpo sano e mente sana in corpo bizzarro.

Guarigione e conoscenza. Guarigione è conoscenza.

Ci sono edifici muti, edifici che parlano, edifici che cantano.
Socrate

Pagina senza citazioni (arredata zen)

Al debutto, Zio Vanja di Čechov risultava prolisso e durava tre ore e mezza. Čechov lavorò tre giorni al testo e tagliò un'ora di spettacolo. Ma andato nuovamente in scena, la durata era sempre di tre ore e mezzo. "Ma come? Avete inserito dell'altro testo?" chiese Čechov. E il regista Stanislavskij: " No, abbiamo inserito le giuste pause".

Azione e contemplazione sono quindi due funzioni complementari. Questa complementarità non si può dissolvere se non a prezzo di una perdita del loro significato: l'azione crea un mutamento fisico, fa succedere qualcosa, ne vediamo gli effetti; crea quella che definiamo "un'esperienza". Ma solo quando è seguita da uno stato di quiete che rende possibile assaporarla, lasciare che sedimenti dentro di noi è che si integri, l'esperienza acquista senso e valore.

Dovunque il respiro venga trattenuto si crea una barriera.

In natura, come sappiamo, non esiste la separazione tra pulito e sporco, della quale siamo noi essere umani interamente responsabili. L'esigenza di avere una casa «pulita» comporta inevitabilmente un ambiente esterno più «sporco», perché quello che viene buttato fuori (scarichi, detersivi, spazzatura, gas, eccetera) la natura non sempre è in grado di riciclarlo. Prima di essere buttate nella spazzatura, le cose sono pulite. Ma appena vi arrivano, il contatto con ciò che è stato buttato prima le sporca.

Come direbbe Montalbán, rilassare gli sfinteri dell'anima.

Viene allora da chiedersi se siano proprio i condizionamenti religiosi e familiari o le regole morali a dettare il nostro comportamento sessuale, o se piuttosto non siamo noi a scegliere più o meno consciamente i condizionamenti, la religione, la morale, i valori familiari che in quel momento sono adeguati alla nostra fase di evoluzione psichica, mentale, emotiva, corporea. [...] In fondo, i condizionamenti si tengono anche perché sono funzionali.

Le tensioni del corpo, e in particolar modo quelle distribuite lungo la colonna vertebrale, corrispondono alle zone in cui appare necessario operare una sorta di separazione, o di un'esclusione inconsapevole di qualche aspetto di sé.

Paradossalmente, sprofondare verso il centro del proprio essere, anche a livello fisico, porta a ritrovare dentro di sé un forte senso di appartenenza al mondo esterno, esattamente come, andando ad analizzare le strutture subatomiche della materia, ci si ritrova a contatto con dimensioni che trascendono il tempo e lo spazio. [...] Mentre gli strati più esterni dell'organismo non informano gli strati più interni, il coinvolgimento in un rapporto fisico degli strati più interni rivoluziona completamente anche quelli più esterni.

Il termine commercio [...] contiene la radice merxdi Mercurio ed è quindi legato, almeno etimologicamente, a qualcosa di divino.

Tutti coloro che bevono questo rimedio guariscono in breve tempo, tranne coloro a cui non fa bene, che muoiono tutti.
Galeno (medico dell'antichità lo scriveva sui suoi preparati)

Dare aiuto agli altri non è che un falso antidoto alla paura della propria impotenza. [...]È la natura stessa a limitarci: non possiamo crescere al posto di un altro, affrontare la paura di un altro, soffrire al suo posto né fare scelte di vita che sono esclusivamente di sua competenza. Chi si rivolge al medico, in genere lo fa perché si sente impotente di fronte alla sua malattia. E il medico, offrendo una soluzione, ha modo di «vincere», almeno temporaneamente, il proprio senso di inadeguatezza. Anche se la negazione della propria impotenza impedisce di riconoscere i propri limiti e la complessità della situazione, ha tuttavia il grosso vantaggio di tranquillizzare entrambi. Ma le conseguenze sono quasi sempre a carico di chi viene curato.

L'autonomia implica il diritto di fare errori, di avere rimorsi, di scegliere senza saggezza, di comportarsi da sciocchi.
Petr Skrabanek 

Se il corpo di un individuo è l'espressione della sua storia, ogni malattia e ogni sintomo dicono qualcosa su tutta la persona. Ogni disturbo altro non è che un segnale dell'organismo di fronte al quale si hanno fondamentalmente due scelte. Si può sopprimere il segnale perché è fastidioso, doloroso o costringe a modificare i propri piani, oppure si può dargli attenzione, sentire cosa dice di sé e muoversi di conseguenza, anche a costo di modificare la propria visione della realtà e il modo in cui si pensa a sé stessi o alla propria situazione, come spesso accade a chi si trova di fronte a patologie gravi.
Nessuna delle due scelte è giusta o sbagliata in sé, perché le priorità sono diverse per ciascun individuo - e anche per la stessa persona cambiano a seconda dei momenti -, ma cogliere la differenza è il primo passo per non subire i processi di cui si è protagonisti e quindi per poterli facilitare e incontrare invece di viverli, paranoicamente, come dispetti del destino o, tragicamente, come aspetti casuali e incontrollabili della vita.

Essere «responsabili» della propria salute non ha niente a che fare con l'essere «colpevoli» della propria malattia. [...] Cosa c'entra tutto questo con il mal di testa? Significa che la nostra sofferenza ha a che fare con noi. Sta dicendo qualcosa su di noi, della nostra vita, forse della nostra alimentazione, di ciò che pensiamo di essere, di ciò che facciamo, di come e di con chi viviamo, di come e con chi lavoriamo. Di dove viviamo e delle abitudini che abbiamo. Del nostro rapporto con gli altri. Della nostra storia e del nostro futuro. Quanto ci costa sopprimerlo con un'aspirina? E davvero stiamo sopprimendo solo la sofferenza, o anche tutto il bagaglio di informazioni che ci sta offrendo? [...] Solo se teniamo nella dovuta considerazione anche ciò da cui quel dolore è maturato e cresciuto fino a manifestarsi come campanello d'allarme potremo parlare di «guarigione». Da qui la responsabilità - che è di chi soffre e anche di chi cura - di trovare insieme la soluzione migliore, ovvero le informazioni capaci di ridurre la sofferenza, ma nello stesso tempo di non trascurarne il senso.

La comparsa di un significato in ciò che accade - che si tratti di una malattia, di una squalifica, di un avvenimento inatteso - porta sempre con sé un sollievo.

Il corpo non è che il mezzo tramite il quale l'anima ci insegna. L'anima è come il vento e il corpo è come la sabbia, sulla quale l'anima lascia le proprie tracce. Come afferma Bonnie B. Cohen [...] «se vuoi sapere come soffia il vento, è alla sabbia che occorre guardare».

Vorrei far sentire i sapori della vita con il palato a tutti coloro che li sentono con la testa.
Winny

Il sapere ottenuto tramite il sentire e l'assaggiare è ben diverso dalla conoscenza, che è un processo quasi esclusivamente mentale.

Il nostro corpo è qui, ora: chi vuole può sentirlo, e raccogliere le sue reazioni.

Vogliamo o no che la nostra vita sia orientata da ciò che sentiamo?

Sono stato e sono tuttora un cercatore, ma ho smesso di fare domande a stelle e libri; ho cominciato ad ascoltare gli insegnamenti che il mio sangue mi sussurra.
Hermann Hesse

Simbolo deriva infatti dal greco syn-ballein, che significa legare insieme.

Tra le diverse cosmologie a cui si può fare riferimento, il corpo è la più completa e tangibile. Nel corpo vengo rappresentati tutti i processi archetipici universali - il cervello come intelletto, il cuore come affettività, il fegato come forza, il sangue come passione, eccetera. [...]Noi d'altra parte ci troviamo nel periodo storico e nell'area geografica in cui si è verificata la maggiore dissociazione tra psiche e corpo registrata dalla storia dell'umanità. In un'economia globale, l'Occidente industrializzato non è poi tanto diverso dall'adolescente che si perde al computer per ore, dimenticandosi di tutto il resto, forse perché in quel momento della sua crescita sta sviluppando specifiche funzioni cerebrali e neurologiche. Per la prima volta è possibile vivere senza una necessità pratica del corpo: automobili, ascensori, energia elettrica, telecomando permettono di credere di non averlo e, nel caso ci accorgessimo di averlo per l'insorgenza di una malattia o di un dolore, abbiamo infiniti strumenti - sia chimici (come gli analgesici) sia culturali (come la televisione o i ritmi lavorativi) - per riuscire a dimenticarcene. [...]Il corpo con le sue sensazioni - e anche con le sue malattie - continua infatti a essere il canale principale di collegamento con la totalità del nostro essere. È l'Olimpo personale in cui giocano tutti gli «dèi» del sé più profondo. Estirpare dal corpo le proprie radici separa la persona dal parlamento dove sono rappresentati tutti gli aspetti della sua anima.
Nascere in questo periodo storico e in questa cultura ci ha sicuramente portato molto lontano. Forse è ora di tornare a casa.

a.