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giovedì 7 novembre 2024

Versus

Sono nuda e indifesa
Sono nuda e in difesa

Invisibile e violata
Impaurita e arrabbiata

Come una madonna addolorata
Piango il lutto della mia fertilità

Decostruisco e ricostituisco
L’infanzia tradita
L’adolescenza addomesticata
L’orgasmo negato
L’aborto celato
Il parto martoriato
La sterilità inflitta
La vecchiaia rinnegata

Con la danza e con il canto
Con il gesto e con la cura
Restituisco voce e lacrime
A tutto ciò che il mondo
Non ha più voluto vedere e sentire
E che pure non ha mai smesso
Di germogliare e fiorire

Abbraccio la necessaria morte
Come un’amara benedizione
E finalmente partorisco me stessa

E questa volta sarà 
Una chiassosa festa
Di amore e sorellanza

(Monica Fronteddu)

martedì 12 ottobre 2021

Fu ner(e) ali

Parole che amo: funerale, che potrebbe derivare dal latino funus ovvero fune. Per l’usanza, in un antico passato in cui i cadaveri venivano infatti trascinati al cimitero e calati nel luogo scelto per la sepoltura, per mezzo di una fune legata ai piedi. Oppure, dall’usanza degli antichi romani per cui i cadaveri venivano seppelliti nei tempi al lume di torce fatte di funi attorcigliate intinte nella pece e portate da “piagnoni prezzolati”.

giovedì 2 luglio 2020

Parole che amo: porta.

https://www.etimo.it/?term=porta

I SEGRETI DEL MONDO INTERIORE

La rabbia è una porta.
La gelosia è una porta.
La paura è una porta.
La depressione è una porta.
La malattia è una porta.
La morte stessa non è altro che una porta su di un'altra dimensione.
La porta andrebbe attraversata consapevolmente, volontariamente e completamente, allora ne uscirai trasformato.
Evitare la porta, accanirsi contro la porta o sbattere la porta, questo non farà che peggiorare la situazione.
L'Alchimia: vedo, accetto, comprendo, integro, ed in fine, lascio andare ogni cosa senza attaccamento.
*Erfahrung:* E quale la cura?

*Einblick:* La meraviglia. La potenza dell’essere umano è anche la sua più grande debolezza: la capacità di adattarsi. Così, di fronte a tanti effetti speciali – anche emotivi – della tecnologia, del cinema e della propaganda in generale, la mente umana si è abituata all'incredibile finzione tanto da non avvertire più l’incredibile reale.

La capacità di discriminare: non siamo più capaci di discriminare i colori nelle situazioni.

Pensiamo – per comodità, per pigrizia della nostra coscienza, che tutto sia bianco e nero, e non riusciamo più a discriminare e ad apprezzare la contraddizione di mille arcobaleni che sussistono nelle medesime situazioni. Se è pur giusto dover scegliere tra un disco di Mozart e uno di Bach, è anche vero che in entrambi sussistono le stesse note: così, allo stesso modo, non esistono buoni e cattivi, ma esistono buoni che si alleano con cattivi e cattivi che combattono per una giusta causa, buoni con vizi e cattivi con virtù, e tutto è un teatro dove le divinità stesse sono maschere intercambiabili al di là dello spazio e del tempo.

Solo escludendo le semplificazioni nell'analisi della realtà e ammettendo la sua essenza poliedrica e in costante cambiamento, possiamo recuperare la nostra capacità di meravigliarci, e quindi di assaporare ogni volta un’emozione come se fosse unica, senza privarci di nulla, ma al tempo stesso senza dipenderne.

Nessuna azione umana ha realmente senso se non si concepisce la realtà delle cose. Vivere senza meravigliarsi della vita, significa essere già morti.

(Cavaliere inesistente)

martedì 17 marzo 2020

Ti va di salire a vedere la mia collezione di lutti non rielaborati?

Non credere mai che ciò che non si fa sentire chiaramente sia realmente lontano.

Tutto quello che ti sembra che ti abbia mollato la mano, in realtà è seduto accanto a te. Ma non può intervenire adesso..

È tutto in metamorfosi costante e parlare ora, definire, arrivare ad assemblare qualcosa che sia comprensibile alla mente umana, che la rassicuri...

...è come cercare di afferrare la lava mentre si sta ancora addensando.

Ti bruci la mano e non arrivi a vedere la forma.

Tutto si sta riscrivendo.
Tenete alta sul palmo della mano la Fede.

La purezza di ciò che avete sentito nel vostro animo più profondo quando anche solo per un attimo avete incontrato Dio.

Fosse in un tramonto o in un bambino.

Sento solo di richiamare l’attenzione in te che leggi qui, adesso..
..alla possibilità di Stare nel Vuoto nell’incertezza.. nel non sapere cosa succederà...

La possibilità di Essere pienamente nella Vita, si, senza certezze.

La morte non è ciò che ci hanno detto.

Il vuoto non è ciò che ci hanno detto.

Finché non li incontri sul tuo cammino

non puoi comprendere del Tutto queste parole ma possono aprire una breccia e lasciare scorgere qualcosa di diverso..

La morte prepara la vita.

Ti conduce per mano a Essere nel vuoto.

Ascolta bene questo:

Il Vuoto non è qualcosa che prima o poi finisce per portarti in qualcosa di nuovo.

Il Vuoto è l’unica cosa che realmente esiste. Che resta. Che vive..

È la condizione perpetua in cui sei ma di cui non ti accorgi perché sei impegnato nelle forme che stai incarnando.

Incarnale e danzaci...

ma ricorda che il Vuoto ti conduce.

Il Vuoto conduce la Danza.

Ti conduce a esserci, pieno...

pieno di linfa... di respiro...

di mistero che si rigenera...

di Soffio di Vita nuova che si prepara.

Comprendi questo.

E tutto si riscrive.

Respira.

Sei pieno di ciò che resta,

quando tutto il resto crolla.

Perché quello tu sei.

Ciò che resta.

Di cosa hai paura?

(Margherita Pinto)

giovedì 23 gennaio 2020

Mariama Bâ, Una così lunga lettera, citazioni dal libro il cui titolo italiano è anche Amica mia

“Dove soffre una donna, soffre l'intera umanità”.

Gioioso miracolo della nascita, tenebroso miracolo della morte. Tra i due, una vita, un destino.

Ero una donna abbandonata: una foglia che volteggia ma che nessuna mano osa raccogliere, avrebbe detto mia nonna.

E dopotutto, si è madri per comprendere l’indefinibile. Si è madri per illuminare le tenebre. Si è madri per proteggere, quando i lampi irrompono nella notte, quando i tuoni percuotono la terra, quando il fango fa sprofondare. Si è madri per amare, senza inizio e senza fine.




Il mio nome è Monica F. Sono nata il 17 giugno 1974.

Sono piena del mio potere, anche se spesso me ne dimentico, perché perdo la fiducia in me stessa. Scelgo di esercitarlo e di esperirlo in ogni circostanza della mia vita e per il mio bene. 

Decido per me stessa e per nessun altro. Decido di guardare la vita mia e degli altri senza giudizio e con compassione. 

Tra il bene e il male ricerco l’unione degli opposti e la loro complementarietà. 

Vado per la mia strada scegliendo come bussola il cielo, la luna, le stelle e le cangianti nuvole.

Scelgo le carezze, i sorrisi, gli sguardi e i silenzi. 

Chiedo alla musica e al canto di poter accedere alla loro grazia, trasformando ogni mia dissonanza in armonia. 

Scelgo le mie adorate sorelle come punto di riferimento, come fonte di ispirazione, come custodi delle mie confidenze, come amiche delle più belle avventure. 

Cerco l’equanimità e il giusto agire. Scelgo la luce e le tenebre per apprendere ogni loro insegnamento. Scelgo la vita, e accolgo ogni morte che sarà per me necessaria.

Scelgo il cavallo come animale guida, scelgo il verde come colore, scelgo la magnolia come albero e scelgo la lavanda come pianta, scelgo i rovi di more come frutta, e le rose come fiori. 

Scelgo come mio compagno l’uomo acqua, perché mi insegni a fluire, scelgo l’est come direzione per vedere sempre nascere il sole, scelgo il bosco come rifugio per i suoi profumi e suoni, scelgo la parola come arma di difesa, scelgo l’abbraccio e il tocco come cura.  

Scelgo la fiducia in ciò che è stato, è e sarà.

(Grazie Sorella Rossa per l’ispirazione). 

lunedì 4 novembre 2019

venerdì 15 febbraio 2019

David Mitchell ~ Cloud Atlas

Citazioni tratte dal libro:

Molteplici verità quanti sono gli uomini. Di quando in quando, mi è dato di scorgere di lontano una Verità più vera, nascosta tra imperfetti simulacri di se stessa, ma se faccio tanto d’avvicinarmi, questa di agita, sprofondando ancor di più nell’insidiosa palude del dissidio.

La mente ha orrore del vuoto ed è sua abitudine popolarlo di fantasmi.

Una pochade quando succede nella realtà, è una cosa tristissima.

Com’è volgare questa caccia al l’immortalità, quanto è vana, quanto è falsa. I compositori sono puri e semplici scribacchini di scritture rupestri. Si scrive musica solo perché l’inverno è eterno e perché, senza, i lupi e le tempeste di ghiaccio ci azzannerebbero alla gola anche prima.

La mia poesia era talmente “inutile da non essere nemmeno brutta”.

Non credere a niente finché non viene ufficialmente smentito.

È solo una mia impressione o le mie vecchie ferite mi fanno più male del solito ultimamente?

Ogni coscienza ha un interruttore da qualche parte.

Rozzo, ma efficace.

I pezzi del puzzle sono andati a posto. Io sono andato in pezzi.

...incrociamo e ripercorriamo le nostre vecchie tracce come pattinatori artistici.

Lo scoraggiamento porta a desiderare vite che non si sono mai vissute.

«Ammirami, perché sono una metafora».

Dietro ogni segreto si cela il timore della scoperta.

[...] ...non era un segreto, ma una trappola.

...non avevo tempo per la confusione.

Silenzio rumoroso.

Siamo ciò che sappiamo.

La rabbia forgia una volontà d’acciaio.

Se guardavo il cielo, avevo la sensazione di cadere in alto.

Il tempo è ciò che impedisce alla storia di verificarsi tutta insieme; il tempo è la velocità con cui scompare il passato. I film offrono a quei mondi perduti una breve resurrezione.

Esercizio di felicità.

...i suoi occhi, così antichi da intravedere il futuro.

C’avevo così tanti sentimenti nel petto, che non c’era spazio per tutti.

Le rivoluzioni sono sempre pura fantascienza finché non accadono; poi diventano realtà storiche inevitabili.

Il sacro è un nascondiglio ideale per il profano: sono così simili.

Perché il martire si offre al suo giuda? Perché intravede un obiettivo più alto.

...per quanti tu ne uccida non ucciderai mai il tuo successore.

Se tu potessi vedere il futuro, lo faresti?

Scrivere è una malattia così solitaria.

Non resteremo morti a lungo.

Nessuna condizione di tirannia può durare in eterno.

Nel singolo, l’egoismo abbruttisce l’anima; nella specie umana, egoismo significa estinzione.







venerdì 16 novembre 2018

Joachim-Ernst Berent, Il terzo orecchio. Citazioni dal libro.

Una delle singolari manifestazioni della decadenza dell’uomo moderno è il crescente indebolimento del senso dell’udito.
Marius Schneider

L’occhio guida l’uomo nel mondo, l’orecchio porta il mondo nell’uomo.
Lorenz Oken

L’occhio valuta, l’orecchio misura.

La corrispondenza tra la realtà dei numeri e la realtà psicologica ci colpisce come un miracolo.

La musica è l’aritmetica dell’animo, che non è consapevole del suo contare.

Vedere è uguale a cercare.

L’orecchio trova, l’occhio cerca.

L’udito è il più spirituale dei nostri sensi.

A mano a mano che la mia preghiera si faceva più assorta e più interiore avevo sempre meno da dire. Infine divenni totalmente silente. Divenni, e questo è ancora più in antitesi col parlare, uno che ascolta. 

Prima pensavo che pregare significasse parlare. Ma poi imparai che pregare non è solo tacere: è ascoltare.
Sören Kierkegaard 

Pregare non è parlare, è ascoltare: essere attento, passivo, aperto, pronto, pronto come un grembo. Pregare è femminile, ma il sacerdozio è una cosa maschile.
Bhagwan Shree Rajneesh

Ascolta, e la tua anima vivrà!
Isaia 

L’occhio penetra, l’orecchio riceve. 
La cultura dell’occhio è patriarcale.
La cultura dell’orecchio è matriarcale.

Autori di lingua inglese hanno attirato l’attenzione sulla somiglianza di suoni tra il sostantivo eye (occhio) e il pronome I (io). Quando si sentono queste sue parole fuori dal loro contesto, non si possono distinguere. Perciò Krishnamurti afferma: «L’occhio dice Io!»

Il mio occhio dice «Io!», però non mi può vedere, non può vedere quello che sta per il mio ‘io’, cioè il mio viso. Sono pochi quelli che ci pensano: possiamo udire noi stessi (e direttamente, perché fra gola e orecchio interno c’è un canale diretto: il suono non deve uscire dalla bocca e penetrare di nuovo attraverso il padiglione auricolare), ci possiamo sentire con il tatto, possiamo sentire il nostro odore, il nostro sapore. Ma per poter vedere me stesso, e il mio viso, ho bisogno di uno specchio. O di una fotografia. È vero, l’occhio dice: «Io! Io!», ma lo dice agli altri. Sa ben poco di me stesso.

E ogni tempo diventò presente.
Hermann Hesse

Per sua stessa natura il ‘superamento’ deve superare se stesso.

La vita si esprime per paradossi.


Chi ha orecchi, ascolti.
Chi ha occhi, ascolti e veda.
Chi ha mani, ascolti e veda e faccia.
Chi ha piedi, ascolti e veda e faccia e cammini.
Chi ha una bocca, ascolti e veda e faccia e cammini e parli.
E stia in silenzio
e stia in silenzio
e stia in silenzio
e parli. 
Kurt Wolff

Noi non vediamo che non vediamo.
Rupert Sheldrak

Il suono dell’estate.

Ma io sento: il silenzio. È il silenzio che sento per primo. Come un peso che posso afferrare. Un peso greve, liscio. I miei orecchi lo sentono, come fossero delle dita che toccano. Percepisco: si sente al tatto che quel peso è buono.

Penso: è tanto che non sentivi un silenzio così.

Mi occupo del silenzio. È vivo. Una goccia di silenzio. I miei orecchi penetrano dentro di essa. Sono dentro di essa. La goccia diventa universo. Un cosmo che comincia a risuonare. Questo è il cosmo. In primo luogo il lago. Un ritmico gorgogliare. Una nota bassa, un po’ gorgogliante, e due più alte: ‘ciac’, ‘ciac’. Un ritmo a tre. Come se il lago ballasse un valzer. Non è una danza gioiosa. È lenta, piena di abbandono, tranquilla. Appendendosi al collo di qualcuno. Al collo di chi? Mi chiedo. Al collo cocente, grosso, taurino dell’estate.

Prima che noi facciamo musica, è la musica che fa noi... La struttura profonda della musica è identica alla struttura profonda di tutte le cose.
George Leonarpp

Quale spazio chiamiamo tempo? 

Non imparate la verità sull'essenza del tempo perché pensate che il tempo sia solo una cosa che passa.
Bassui Zenji

Il tentativo di vivere secondo l’idea che le parti (in cui scomponiamo il mondo) siano veramente separate fra loro è il principale responsabile delle crisi estremamente minacciose che ci troviamo a fronteggiare sempre più spesso. Questo modo di vivere, come si sa, ci ha regalato l’inquinamento ambientale, la distruzione dell’equilibrio naturale, la sovrappopolazione, il caos economico e politico che regna in tutto il mondo...
David Bohm

Il déjà vu della coscienza.

Il mondo non ti contiene, il mondo sei tu...
Angelus Silesius

Tutto è uno’ è un sapere antichissimo dell’umanità. Solo singoli esseri umani, e anche singole civiltà, lo possono perdere. L’umanità nella sua totalità lo conserva: non lo può perdere, perché lo sanno i suoi geni. Perciò non è indispensabile che lo sappiano le sue teste. Per tutti noi questo sapere lo hanno conservato gli indiani, i maestri zen e i sufi, i maghi messicani e gli stregoni africani, i sacerdoti dei villaggi balinesi e i monaci tibetani, gli sciamani e i guaritori di tutte le culture. Ma fra quelle popolazioni non sono solo i santi, i monaci, i guru e i sacerdoti a saperlo: ogni persona, anche la più povera e più ignorante, lo sa, lo vive e lo sente. [...] Anche noi lo sappiamo. [...] È un ‘archetipo’, inciso profondamente dentro tutti noi: tutto è uno.

Tutto converge nell'ascolto. 

All'origine di tutti gli apparecchi musicali della nostra cultura c’è il monocordo dei pitagorici. Ma questi non avrebbero saputo dire se il monocordo fosse un apparecchio fatto per la fisica o per l’arte. Non avrebbero neppure potuto rispondere, come l’uomo moderno: per entrambe. Semplicemente non sarebbero riusciti a comprendere come si possano separare la fisica e la musica. 

Stirb und werde.
(Muori e diventa)
Goethe

Tutto quello che è accaduto nel corso dell’evoluzione sonnecchia nei nostri geni. Evoluzione non significa che la specie precedente sostituisce completamente quella precedente, ma che tutte le specie che precedono trapassano e rimangono conservate in tutte quelle che seguono. Niente va perduto. 

lunedì 1 ottobre 2018

ॐ क्रीं कालिकायै नमः

Om Kring Kalikaye Namah

Il nome della dea Kālī deriva dalla parola tempo (kāla), e non dalla parola nera o oscura (kṛṣṇa).

Kālī non è la dea della rabbia. E tu non stai la "incanalando" o "incarnando" solo perché sei arrabbiata. Caso mai, la canalizzi sempre, anche quando non sei arrabbiata. O meglio, lei ti sta canalizzando.

Kālī rappresenta il potere, la saggezza e l'amore diretti di Śiva. Lei è il potere della meditazione. È descritta come un'oscurità luminosa perché è a questo che il mondo interiore assomiglia quando mediti.

Kālī distrugge tutto, perché il tempo distrugge tutto, compresa la costruzione del sé e l’esistenza stessa. È spaventoso? Certo che lo è. Perché pensi che continuiamo a evitare la pratica della meditazione?

Nella mitologia, prima uccide i cattivi (le credenze dannose). Poi uccide i buoni (le credenze buone). Infine, taglia anche la sua stessa testa (Chinnamasta Kali) perché nemmeno lei esiste. Nulla è risparmiato dalla sua "ira" (ma è davvero ira?). Perché nient'altro che l'amato Śiva - l'Unità suprema - è reale.

Questa qui è la vera liberazione. Non solo la libertà da ciò che è nocivo per i nostri corpi umani di mammiferi, ma la libertà da ogni pensiero, concetto e autocostruzione che esiste per separarci dal campo dell'Essere stesso. Dal dolore della separazione stessa. Lei è il veicolo della pura unione mistica, dove rimane solo Dio.

Sono pronta a “uccidere” oltre il male anche il bene? E anche me stessa? E sono pronta a nutrite me e gli altri (bevendo quel sangue) con questa nuova è spaventosa libertà? E soprattutto, posso capire veramente che cosa questo significa?

(Traduzione libera e parziale dall’originale).


Commento di Devika Camedda: 
Ci sto dentro al 100% 
Kali è la madre più amorevole, perché lei, il tempo, consola e cura ogni ferita. 
Le teste che taglia sono l’illusione e l’ignoranza della identificazione! 
A tutti piace Shiva che brucia e trasforma i “difetti”, ma la vera trasformazione arriva quando si rinuncia a tutto di se, persino le convinzioni più sane e radicate, nè i miei pregi. 
E infine, zac! tagliata la testa anche ai buoni. 
Io non sono ciò in cui credo. 
E taglia! 
Io sono. 
E taglia! 
Essere. 
E taglia la sua stessa testa! 
E resta solo Coscienza...esistenza e gioia! 

Jay mata Kali, Kali Kali maha mata, namo Kalike namo namah 

❤️❤️❤️

venerdì 10 agosto 2018

Che posto assurdo gli ospedali. Un microcosmo autosufficiente dove vige incontrastata la regola dell’assurdo.
Malattia e morte continuamente sotto gli occhi dei vari operatori, infermieri e medici. Mestieri nobili e ingrati. 

Indifferenza e compassione si intrecciano. Sofferenza e vita che scorre nonostante tutto si fondono. 
Scorre lento il tempo, eppure scorre. 

Giornate infinite ad aspettare la fine della flebo, a sussultare ogni volta che il solito vecchio grida disperato, ad ascoltare le voci della tv in sottofondo, tra le chiacchiere di parenti-assistenti che solidarizzano e si confrontano. 

Ogni piccolo gesto o azione diventa un evento: l’arrivo del pasto, scendere al bar a prendere un caffè, l’arrivo di una faccia amica durante l’orario di visite. È qui che si rivaluta l’importanza delle piccole cose e delle persone, tutto ciò che si dava per scontato diventa improvvisamente importante e prezioso.

Ed è difficile trovare un senso in tutto ciò, ed è strano rendersi conto che il senso sia ricordarsi di quanto sia bello poter andare al cesso in assoluta autonomia senza doversi vergognare o infine arrendersi a doverla fare dentro ad un pannolone, una padella, un catetere. 

Ecco che cosa sono la salute e la libertà, avere padronanza dei propri sfinteri, ovvero poter cagare in santa pace e senza dipendere dagli altri. Verrebbe quasi da sorridere e pensare... che insegnamento di merda!

mercoledì 4 luglio 2018

Si nasce e si muore senza preavviso.

Scegliamo le vite che scegliamo - genitori, lavoro, partner, addirittura il nostro corpo - per fare esperienza di ciò che non siamo. Perché per comprendere a fondo qualsiasi cosa dobbiamo passare per il suo opposto.

È sentire il dolore che ci fa apprezzare il piacere e la gioia.

È quando percepiamo la dissonanza che tendiamo all’armonia. 

È grazie al brutto che comprendiamo la poesia della bellezza.

E questo è vero per il corpo, per la mente e anche per l’anima.

Sperimentiamo la separazione per comprendere che siamo Uno.

Sperimentiamo il finito per comprendere l’infinito.

Sperimentiamo la morte per tendere alla nostra innata immortalità.


venerdì 22 giugno 2018

Parole che amo: ma_turare, ma_tu_rare,

“Lo sai, ci vuole scienza, ci vuol costanza ad invecchiare senza maturità...”
Così cantava Guccini, descrivendo con gran precisione l’illusorietà dell’eterna giovinezza di noialtre affette da sindrome di Peter Pan.

Ma cosa vuol dire maturare? 
Maturo, dal latino maturus, con una forte somiglianza con l’antico slavo matorù (vecchio). La radice etimologica è la stessa di mattutino e di misurare. Infatti anche misurare viene da “mata” nel senso di tempo (“il misuratore per eccellenza”), da cui parole come mattino, metro, mese.

Etimo.it definisce maturo “chi è venuto presto, di buon’ora e indi chi è giunto a compimento, a perfezione”. Infatti, riferendoci alla frutta, quando è matura è il momento migliore di coglierla e mangiarla.

Allora forse non è un caso se la mattina mi sveglio sempre più presto. Invecchiare significa in qualche modo avvicinarsi consapevolmente alla morte; dormire sempre meno, in fondo, è un tentativo di  vivere un po’ di più. 

E se non posso evitare di invecchiare (a meno di non morire), per questi 44 anni e per quelli a venire mi regalo di invecchiare maturando,  di misurarmi verso un compimento* sentendomi finalmente pronta per essere (ac)colta, in primis da me stessa e poi da chiunque lo vorrà.

Maturando, e forse qualche volta sarà un ma turando. 

*parola che a sua volta suggerisce un completamento, con-pire, riempire con, non a caso si dice compleanno o compiere gli anni.