lunedì 9 gennaio 2017

per_fetta

Come dicono quelli che ne sanno "Tutto è perfetto così com'è".

E infatti non fa una piega, perché io detesto da sempre la perfezione.

sabato 7 gennaio 2017

Alter_nativa

Il consumismo ci ha consumati. E poi si è consumato.

E adesso che ci siamo tutti trasformati in consumatori modello, ci tocca disimparare  a desiderare lusso e comodità. E la schizofrenia ringrazia. 

Scrivere in un sms a mia sorella "Bae 'e cacca" (vai a cagare) e spedirlo per sbaglio a mia suocera

Sotto il segno della Lupa.

Parole che amo: sapere (da sapore) e con-oscere

Quando si studia anatomia nel modo classico, questa non viene mai sperimentata dall'interno, ma sempre tramite intermediari: libri, modelli, pazienti.
Dopo aver completato un corso di laurea in medicina, chiunque è in grado di spiegare esattamente la struttura di un fegato, illustrarne le funzioni e le interrelazioni con gli altri organi. Quasi nessuno però si occupa del fatto che il fegato possa anche essere sentito, come esperienza viva e attuale.
A livello culturale, è interessante notare come questo aspetto venga completamente rimosso, e con esso anche la possibilità di rendersi conto di ciò a cui involontariamente si rinuncia. È come se l'anatomia esperienziale rappresentasse la faccia dimenticata dell'anatomia cognitiva. Non a caso i latini utilizzavano due verbi per esprimere il concetto di «sapere»: cognosco e sapio; il primo si riferiva soprattutto a una comprensione intellettuale, mentre il secondo proveniva da una radice che significa «assaporare, gustare». In realtà, nonostante i due aspetti siamo complementari e non si escludano reciprocamente, alle discipline che si gustano l'anatomia, come ad esempio la danza [ma anche lo yoga N.d.r.], manca un referente cognitivo sistematico e, viceversa, all'anatomia tradizionalmente intesa manca il "sapore".


Tratto da "Essere corpo" di Jader Tolja e Tere Puig
I Buddha bar. Una catena di locali paracul-chic molto costosi dove ascoltare musica fighetta e sorseggiare superalcolici sparandosi pose post-new-age.

Al solo pensiero mi prudono le mani, non tanto per il tipo di posto, quanto per il nome. Un po' come intitolare un casinò a San Francesco o una casa d'appuntamenti alla Vergine Maria.

Dea Kali, fulminami. Anzi, fulmina loro.