giovedì 7 luglio 2016

"Il pane carasau è un pane della mia terra. È costituito da fogli rotondi di un sottile impasto, abbrustolito e croccante. È fragile e si spezzetta facilmente, ma può essere anche bagnato e in pochi minuti un foglio si trasforma in un lenzuolo di pane. Può essere così piegato, arrotolato o tagliato nel modo che si preferisce.

Provengo da un’isola, nella quale forte si fa sentire il canto del mare che chiama. Una stanza può diventare una gabbia, una casa un carcere, un’isola può finire per soffocare. Nella mia terra non è troppo facile vivere e il mio mare sa cantare canzoni che ti fanno venir voglia di andar via. I desideri diventano necessità, le aspirazioni lavori, le metropoli case in cui risiedere. La mia è una terra di partenze.

Provengo da una terra in cui si parla un’altra lingua. Gli anziani custodi della lingua sono suonatori virtuosi, è un piacere ascoltarli. Sono lenti e pazienti nei gesti, scorbutici nei modi ma come se dovessero difendersi. Hanno le mani spaccate dal lavoro e quasi mai pulite del tutto. Quando parlano sembrano recitare delle formule magiche. Anche il più stupido fra loro appare saggio, e se apre bocca per parlare cancella ogni traccia di stupidità. La mia è una terra di musica.

Provengo da un mondo con le lacrime agli occhi e il coltello in tasca. Spesso siamo uno contro l’altro, affoghiamo il dolore nel sangue, non sappiamo perdonare. Le madri piangono i figli. L’odio ha trovato posto fra i nostri monti e ho paura tarderà ad andare via. Siamo in pochi, è facile prendersela con il più vicino. Fra noi c’è chi è stato capace di barbarie imperdonabili.

Provengo da un mondo con le lacrime agli occhi e il riso e il grano fra le mani. Fra la mia gente ho conosciuto l’amore tenero e sincero di chi può andare avanti solo condividendo tutto. Si piange per la felicità del figlio sposo. Sappiamo festeggiare e volerci bene. I nostri bambini, quando parlano come solo qui si parla, sembrano avere centinaia d’anni e fanno sorridere. La mia, come tutte, è una terra di gente. Bella e brutta.

Provengo direttamente dalla bellezza. Il mare qui è azzurro. La primavera verde di vita, l’estate gialla di sole, l’autunno rosso di vino e l’inverno bianco di neve. Il vento sconvolge i pensieri, il sole si fa maledire per quanto è forte. Abbiamo case in pietre e legno veri, paesini sparpagliati sulle vallate, alternati a pascoli e boschi. La mia è una terra di colori.

Provengo dal meravigliarsi. Da noi tutti hanno da parte un’espressione, per quando ci si meraviglia. E tutto ci ha meravigliato, almeno una volta. Dirai, questo capita dappertutto: sì, ma è un processo che dopo un po’ si ferma. Qui c’è gente pronta a meravigliarsi ancora oggi per il telefono senza fili, e non è uno scherzo. Ci si meraviglia per i turisti molto alti, per certi modi di comportarsi, per certe usanze. E chi arriva qui fa lo stesso, ma al contrario. C’è davvero da meravigliarsi per le vecchine minuscole, per certi modi di vestirsi e di comportarsi, per certe tradizioni. La mia è una terra di meraviglie.

Provengo da un luogo in cui tutto sembra dover essere per sempre. Ci sono maschere, costumi, canti e balli: raccontano la storia della mia isola a testa alta. Da sempre. I litigi, da me, sono per sempre. L’amicizia e la lealtà. Niente è vero in assoluto, è chiaro. Per fortuna o per sfortuna, questo dipende. La mia terra è la mia terra, lo sarà per sempre. Non ci sarà altro posto che potrò mai chiamare casa.

Tutto da me è come il pane carasau. Appariamo forti, sembra preferiamo spezzarci piuttosto che piegarci. È proprio così, eppure una parola gentile o una difficoltà vera ci ammorbidiscono l’anima. Abbiamo il cuore come il sughero. Ruvido e fastidioso al tatto, ma a saperlo lavorare vengono fuori dei capolavori.

Questo è per gli esuli, per chi ha ascoltato il canto del mare senza dimenticare. Se qualcuno di loro lo stampasse e lo leggesse a voce alta, e il suono che ne verrebbe fuori gli piacesse. Allora mi piacerebbe pensare: stampata, questa sarebbe carta da musica."


Tu, che la vita ti ha dato tanta di quella sofferenza e violenza che la metà bastava, e invece di diventare un depresso, un ossesso, un violento a tua volta, sei diventato una persona solare, generosa e con un cuore grande così.

Tu, che la vita ti ha dato ignoranza e isolamento e tu hai saputo, a un certo punto, liberarti di uno e dell'altra e andare a ritrovare, in persone che avevi perduto tuo malgrado, pezzetti di te.

Voi, che la vita vi ha dato merda e avete saputo capirlo, e avete saputo tirarvene fuori al meglio, sappiate che avete tutta la mia stima e tutto il mio devoto rispetto.

(Tratto da due storie vere che mi hanno spaccato il cuore e allo stesso tempo me lo hanno riempito. Non smetterò mai, ma proprio mai, di stupirmi degli strani giri del karma e della sua capacità di rimettere sempre tutto a posto nel migliore dei modi).

mercoledì 6 luglio 2016

Promemoria.
Guardarsi dalle persone con la perniciosa abilità di parlare tantissimo e di dire pochissimo.

Osha

Divinae Pensionae

Ufficio postale. Chiedo un modulo di ricarica postepay e l'impiegata per errore mi porge un modulo per il ritiro della pensione. Lo guardo sospirando, come chi anela qualcosa che sa non potrà mai avere... Mi viene in mente La Divina Commedia, ecco, credo di aver provato esattamente gli stessi sentimenti di Dante nei confronti di Beatrice.

martedì 5 luglio 2016

La legge di Murphy applicata allo yoga #27

Regola dell'utopia simmetrica:
No, non è che sei allineata male con il bacino, hai proprio una gamba più corta dell'altra.
Se ti sembrano lunghe uguali, allora sì: hai il bacino disallineato.

(Tratto da una tristissima storia vera).

Parole che amo: unire, rendere uno.