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giovedì 17 marzo 2022
martedì 12 ottobre 2021
Mangia, prega, ama.
Mangiare, ho mangiato. E bevuto. Anche troppo.
Pregare, ho pregato. Il giusto. Che ovunque vado incontro almeno un Ganesha e un vestito indiano.
Amare, ho amato. Mai abbastanza.
Benevento. Un tempo chiamata Malevento. Il vento è sempre lo stesso, è cambiata solo la predisposizione d’animo delle streghe sotto al noce. Che Santa Sofia ci faccia il dono della saggezza.
Genova. Chiese e puttane. Profumo di incenso e odore di piscio. Ancora testardamente fedele ad ogni canzone di De Andrè.
Zanego - Lerici - Porto Venere - Palmaria - La Spezia - Le cinque terre. Gli abitanti potranno democraticamente scegliere tra la vocazione montanara o quella marinara. In ogni caso ci sarà da farsi un culo così. Poi dice che il ligure mugugna.
Luoghi oggi presi di assalto, ma che un tempo furono abbandonati da dio e dagli uomini. Piccoli angoli di Paradiso o di Inferno, a seconda del periodo dell’anno o dell’allerta meteo e il rischio di alluvione.
A proposito di Liguria, il sorriso triste d’Italia… Non sono mai troppo gentili, questi liguri, eppure molto più disponibili di quanto vogliano dare a vedere. In un mondo in cui prevale la falsa cortesia, la disponibilità solo apparente e sempre finalizzata al tornaconto personale, preferisco la schiettezza di chi ti dà del rompicoglioni, ma comunque si adopera concretamente per offrirti un servizio onesto.
Pietrasanta - Viareggio - Lucca. Arte e amicizia. Tetti rossi e biciclette. Ti amo ancora tanto e tutta, Toscana. Grazie per avermi ospitata mentre diventavo la donna che grazie al cielo non sono più.
Cassino. La pace dopo la guerra. La forza di rialzarsi e riscostruire. Ancora e ancora. L’ostinata e fiduciosa ricerca delle proprie origini in un cimitero di guerra. Il ritorno nostalgico e necessario.
Undici giorni che sono sembrati mille e sono volati in un attimo.
“Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio.
Portiamo con noi la casa della nostra anima, come fa una tartaruga con la sua corazza.
In verità, il viaggio attraverso i paesi del mondo è per l'uomo un viaggio simbolico.
Ovunque vada è la propria anima che sta cercando.
Per questo l'uomo deve poter viaggiare.”
(Andrej Tarkovskij)
mercoledì 6 novembre 2019
sabato 8 dicembre 2018
domenica 17 settembre 2017
domenica 20 agosto 2017
Parole che amo: bacio.
"Ma come è nato il bacio a livello etologico?
Come mai baciamo?
Desmond Morris osservò che le madri dei primati masticavano il cibo e poi lo passavano ai figli attraverso un “bacio”. Secondo l’etologo inglese questa è l’origine evolutiva del bacio. La pressione sulle labbra serviva a placare le richieste di fame da parte dei cuccioli.
Da questo punto di vista posso affermare che il bacio è nutrimento. Anche Freud descrisse l’azione del bacio collegandola all’oralità, quindi al nutrimento.
Ma di cosa ci nutriamo?
[...]
Attraverso il bacio mettiamo in disordine noi stessi e il mondo. In questo modo ci permettiamo di accadere e di vivere."
fonte
mercoledì 12 aprile 2017
sabato 7 gennaio 2017
- Ehi Graham, vuoi un po' di pesce crudo?
- Nah... Se ho voglia di mercurio mi mangio un termometro.
- Nah... Se ho voglia di mercurio mi mangio un termometro.
Dal film "Sol Levante"
mercoledì 12 ottobre 2016
Nero, gatto monello e sfigato.
Monello perché non si può lasciare un po' di cibo incustodito per più di due minuti che lui parte all'attacco e lo fa sparire. Ha anche imparato ad aprire buste e piccoli contenitori.
Sfigato perché passa la maggior parte del tempo con due vegetariane, e quindi le uniche cose che può sperare di sgraffignare sono verdura, pane, qualche sughetto. Insomma, si deve accontentare, ma non demorde. Oggi gli è andata di lusso, è riuscito ad arraffare una scamorzina.
Mi chiedo quanto si sia sentito felice quella volta che in Sardegna mia madre lasciò sul tavolo un po' di prosciutto crudo e se ne poté mangiare una fetta intera alla velocità della luce.
La frutta invece può tranquillamente continuare troneggiare nelle alzate della cucina, quella la schifa proprio.
Quasi quasi mi fa sentire in colpa.
venerdì 30 settembre 2016
Parole che amo: viaggiare.
Dal latino viaticum, provvista necessaria per il viaggio.
Ovvero, tutto ciò che la mamma pugliese sa da sempre anche senza studiare linguistica ed etimologia: non ci si può mettere sulla via senza un'adeguata dose di provviste!
giovedì 1 settembre 2016
A cena.
La figlia: "Mamma, ma lo sai che anche se tu non li mangi i maiali vengono uccisi lo stesso?"
La mamma: "Sì, però se tante persone iniziano a mangiarne di meno se ne uccideranno sempre di meno"
La nonna: "Scusa, figlia mia, ma che cosa ce ne dobbiamo fare di tutti questi maiali non uccisi?!"
La mamma: "..."
lunedì 1 agosto 2016
giovedì 7 luglio 2016
"Il pane carasau è un pane della mia terra. È costituito da fogli rotondi di un sottile impasto, abbrustolito e croccante. È fragile e si spezzetta facilmente, ma può essere anche bagnato e in pochi minuti un foglio si trasforma in un lenzuolo di pane. Può essere così piegato, arrotolato o tagliato nel modo che si preferisce.
Provengo da un’isola, nella quale forte si fa sentire il canto del mare che chiama. Una stanza può diventare una gabbia, una casa un carcere, un’isola può finire per soffocare. Nella mia terra non è troppo facile vivere e il mio mare sa cantare canzoni che ti fanno venir voglia di andar via. I desideri diventano necessità, le aspirazioni lavori, le metropoli case in cui risiedere. La mia è una terra di partenze.
Provengo da una terra in cui si parla un’altra lingua. Gli anziani custodi della lingua sono suonatori virtuosi, è un piacere ascoltarli. Sono lenti e pazienti nei gesti, scorbutici nei modi ma come se dovessero difendersi. Hanno le mani spaccate dal lavoro e quasi mai pulite del tutto. Quando parlano sembrano recitare delle formule magiche. Anche il più stupido fra loro appare saggio, e se apre bocca per parlare cancella ogni traccia di stupidità. La mia è una terra di musica.
Provengo da un mondo con le lacrime agli occhi e il coltello in tasca. Spesso siamo uno contro l’altro, affoghiamo il dolore nel sangue, non sappiamo perdonare. Le madri piangono i figli. L’odio ha trovato posto fra i nostri monti e ho paura tarderà ad andare via. Siamo in pochi, è facile prendersela con il più vicino. Fra noi c’è chi è stato capace di barbarie imperdonabili.
Provengo da un mondo con le lacrime agli occhi e il riso e il grano fra le mani. Fra la mia gente ho conosciuto l’amore tenero e sincero di chi può andare avanti solo condividendo tutto. Si piange per la felicità del figlio sposo. Sappiamo festeggiare e volerci bene. I nostri bambini, quando parlano come solo qui si parla, sembrano avere centinaia d’anni e fanno sorridere. La mia, come tutte, è una terra di gente. Bella e brutta.
Provengo direttamente dalla bellezza. Il mare qui è azzurro. La primavera verde di vita, l’estate gialla di sole, l’autunno rosso di vino e l’inverno bianco di neve. Il vento sconvolge i pensieri, il sole si fa maledire per quanto è forte. Abbiamo case in pietre e legno veri, paesini sparpagliati sulle vallate, alternati a pascoli e boschi. La mia è una terra di colori.
Provengo dal meravigliarsi. Da noi tutti hanno da parte un’espressione, per quando ci si meraviglia. E tutto ci ha meravigliato, almeno una volta. Dirai, questo capita dappertutto: sì, ma è un processo che dopo un po’ si ferma. Qui c’è gente pronta a meravigliarsi ancora oggi per il telefono senza fili, e non è uno scherzo. Ci si meraviglia per i turisti molto alti, per certi modi di comportarsi, per certe usanze. E chi arriva qui fa lo stesso, ma al contrario. C’è davvero da meravigliarsi per le vecchine minuscole, per certi modi di vestirsi e di comportarsi, per certe tradizioni. La mia è una terra di meraviglie.
Provengo da un luogo in cui tutto sembra dover essere per sempre. Ci sono maschere, costumi, canti e balli: raccontano la storia della mia isola a testa alta. Da sempre. I litigi, da me, sono per sempre. L’amicizia e la lealtà. Niente è vero in assoluto, è chiaro. Per fortuna o per sfortuna, questo dipende. La mia terra è la mia terra, lo sarà per sempre. Non ci sarà altro posto che potrò mai chiamare casa.
Tutto da me è come il pane carasau. Appariamo forti, sembra preferiamo spezzarci piuttosto che piegarci. È proprio così, eppure una parola gentile o una difficoltà vera ci ammorbidiscono l’anima. Abbiamo il cuore come il sughero. Ruvido e fastidioso al tatto, ma a saperlo lavorare vengono fuori dei capolavori.
Questo è per gli esuli, per chi ha ascoltato il canto del mare senza dimenticare. Se qualcuno di loro lo stampasse e lo leggesse a voce alta, e il suono che ne verrebbe fuori gli piacesse. Allora mi piacerebbe pensare: stampata, questa sarebbe carta da musica."
venerdì 1 luglio 2016
martedì 28 giugno 2016
martedì 14 giugno 2016
Dimmi quante volte mangi e ti dirò chi sei.
"Chi mangia una volta al giorno diventa uno yogi (persona che gode dell'abito spirituale),
chi mangia due volte al giorno diventa un bhogi (persona che gode dell'abito materiale),
chi mangia tre volte al giorno diventa un rogi (persona che soffre di una malattia)."
Detto indiano
mercoledì 17 febbraio 2016
Le infradito di Buddha
Le infradito di Buddha di Zap Mangusta, Ponte alle Grazie Saggi e Manuali
(Una lettura scorrevole e leggera per introdursi al pensiero orientale e ad alcuni dei suoi maestri più famosi, tipo Aurobindo, Osho, Buddha e altri).
(Una lettura scorrevole e leggera per introdursi al pensiero orientale e ad alcuni dei suoi maestri più famosi, tipo Aurobindo, Osho, Buddha e altri).
Citazioni dal libro:
Le cose vanno così in India. Ci sono migliaia di modi di darti il benvenuto: alcuni dei quali possono ucciderti.
«Niente come il cibo rappresenta l'Assoluto, ma anche la provvisorietà delle cose del mondo. [...] Per cibarsi bisogna distruggere qualcosa, per poi assimilare quegli elementi che sono stati dissolti e che quindi ritornano a vivere in noi. Trasformandosi. L'uomo è ciò che mangia».
Un discepolo si era macchiato di un furto. I suoi compagni reagirono duramente, condannandolo. Il maestro però non disse nulla e nemmeno lo punì.
Uno dei discepoli allora non seppe trattenersi e sbottò: «Maestro, ma come puoi ignorare ciò che è accaduto? Dopotutto, Dio ci ha dato gli occhi!». «È vero», replicò il maestro, «ma anche le palprebe».
«Io non sopporto la logica. [...] È l'inutile strumento delle persone senza fantasia... Viva l'intuizione, invece. Che è quello della genialità!»
L'allievo chiese: « ...ma insomma, dove risiede l'essenza del Buddha?». «Nello scopino del water, probabilmente», rispose il maestro.
La risposta di ogni cosa non la si ottiene cercandola. Tuttavia, è abbastanza chiaro che solo chi la cerca la trova.
Per osservare più chiaramente il cielo, non c'è niente di meglio che cadere con la schiena per terra.
Ricordatevi che ci sono equazioni di cui non si dà alcuna soluzione.
Noi siamo davvero degli individui? Il termine individuo, infatti, vuol dire entità indivisibile senza contraddizioni. Noi invece, a seconda delle circostanze, possiamo essere egoisti o generosi, appassionati o menefreghisti, nobili o meschini. Dunque, non siamo individui, ma siamo composti da tanti piccoli frammenti, il che spiega perché a volte ci sentiamo «a pezzi».
Ognuno di questi frammenti è spesso in contraddizione con gli altri. Perché, per quanto evoluti, siamo pur sempre animali, mossi da istinti e pulsioni, con differenti necessità, stimoli e abitudini. Possiamo essere aggressivi o teneri, tolleranti o intransigenti, a seconda delle circostanze. Ci siamo sviluppati, certo, ma dobbiamo evolverci ancora, proprio come pensava Aurobindo.
Noi siamo la violenza che vediamo: questa è la Verità. E dobbiamo comprendere questo basilare concetto con testa, cuore ed essere, se vogliamo che un domani la violenza cessi di esistere.
Non è facile ma è senz'altro entusiasmante.
La mente può essere libera?
Dai il benvenuto alla tristezza, e lascia che sia tua ospite ben accetta. Sii il suo padrone di casa e osservala attentamente. Rimarrai sorpreso, perché possiede alcune bellezze che la felicità non potrà mai avere. Non si tratta di scegliere la tristezza, questo no, ma di godere anche di lei, quando bussa alla tua porta.
In tempi di mediocrità emozionale, la mediocrità viene scambiata per saggezza e l'apatia per riservatezza.
lunedì 25 gennaio 2016
giovedì 21 gennaio 2016
Parole che amo: infinocchiare
Parole che amo: infinocchiare, dall'usanza che avevano gli osti di cospargere di semi di finocchio per mascherare il sapore del vino di qualità scadente.
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