giovedì 29 giugno 2023
martedì 18 aprile 2023
LINGUAGGI DEI CUORI
Ho bisogno di sentirti vicino quando gioisco, tanto quanto ne ho quando sono triste. La tua vicinanza è gioia nella gioia e consola la tristezza.
Ho bisogno che sei felice per me, anche se mi capita di vivere un momento di felicità senza di te, perché quella felicità me la da anche la tua presenza e ti porto nel mio cuore qualsiasi cosa faccia, e lo voglio condividere con te anche se fisicamente non siamo stati insieme.
Ma comunque voglio poter condividere tante cose insieme a te. Viaggi, esperienze, baci, vita. Vorrei che i miei amici diventassero i tuoi amici, che i tuoi amici diventassero ì miei. Che diventiamo famiglia e presenza con chi amiamo e con chi ci fa stare bene.
Piano piano, un passo alla volta, in fiducia e bellezza. Spegnendo la mente. Ascoltando il linguaggio dei cuori.
Ti amo.
sabato 4 marzo 2023
Ho dei conti in sospeso con la Sardegna.
Io con la Sardegna ci parlo*. Ci discuto, ci litigo, mi incazzo, lei se ne frega, poi mi passa, e lei sempre se ne frega, ma comunque in qualche modo poi facciamo pace. Ci vogliamo bene, ma non ci capiamo. O meglio, io non capisco lei, lei invece come al solito di me - e di tutti - se ne frega. Dispensa bellezza straziante e se ne frega.
Terra apparentemente immobile, di silenziose urla, di misteriosa magia, scomoda e affascinante, carezza per gli occhi, ispida per il cuore. Spine a protezione di una potente vulnerabilità di una Madre abusata che resiste e non perde la sua selvatichezza.
Crescere in questo posto è stata una benedizione infernale, andarmene è stato creare un debito karmico che sembra non riuscire ad estinguersi mai.
E quando mi sembra di aver quasi trovato la quadra… Sardegna e karma si fanno beffe di me, e l’uomo che amo si trasferisce al di qua del continente.
I miei conti in sospeso con questa terra Madre continuano imperterriti a non tornare. Io continuo a metterla sul personale, e lei naturalmente se ne frega.
Poi ogni tanto mi parla anche lei, tramite le sue pietre umili e mastodontiche. Frasi secche, criptiche, poche parole che arrivano come schiaffi in faccia. Come quella volta qualche anno fa in cui mi disse: “Io sono te”.
Come questa volta che mi ha detto: “Io non sono il tuo karma, sono il tuo dharma”.
E lentamente ma inesorabilmente (con tempi sardi, insomma…) sempre di più imparo semplicemente che non ci può essere altra via che quella di arrendermi all’infinito amore che nonostante tutto provo verso questa terra severa e generosa, alla sua bellezza, i suoi profumi, i suoi colori, i suoi suoni, che appartengono alla mia anima e alle mie cellule. Paesaggi che conosco a memoria, anche nei luoghi che vedo per la prima volta, ma che non smettono mai di affascinarmi, stordirmi, insegnarmi.
Solo oggi comprendo che quei conti che non tornano sono i sensi di colpa per essermene andata e per non essere voluta tornare a lungo, rinnegando parti di me che avevano solo bisogno di amore.
È tempo di lasciare andare questi sensi di colpa e arrendermi all’infinito amore con cui questa terra mi inonda, da sempre e ovunque io sia, qualsiasi cosa faccia.
Grazie Ichnusa, ci vediamo alla prossima ♥️
mercoledì 9 marzo 2022
sabato 5 marzo 2022
mercoledì 12 gennaio 2022
Il mio nome contiene il tuo
Sì, ci avevo fatto caso
E tu ci hai mai fatto caso che quando si fa l'amore la donna contiene e l'uomo sostiene?
No, ma è un pensiero bellissimo, ora lo scrivo nel mio taccuino speciale
Sì, ma non è mica un pensiero mio, è un principio del tantra
Ah, il tantra, quella cosa che si l'amore per ore?
No, quella cosa che si fa l'amore con l'anima
E poi siamo andati insieme, in piccoli spazi senza confini
Dove i minuti scorrevano lenti come giorni
E i giorni sono corsi via veloci come minuti
Ma il tempo non esiste, lo dice Siddharta
L'altro giorno ho trovato il biglietto del mio regalo di Natale
Hai scritto il mio nome in blu e hai ripassato in rosso il tuo
Non me ne ero accorta
Ho conservato il biglietto nel cassetto dei ricordi speciali
Proprio come avresti fatto tu
(Dedicata a Nico)
martedì 12 ottobre 2021
Mangia, prega, ama.
sabato 4 aprile 2020
Ibu Robin Lim
Io credo che possiamo costruire la pace nel mondo lavorando su una mamma e un bambino alla volta.
Il parto è un viaggio eroico, e alla fine terrai tra le braccia il tuo bambino, e lo avrai fatto tu!
Quando vediamo la nascita di un bambino su questo pianeta, non lo consideriamo soltanto come un evento medico, ma consideriamo come un miracolo. Un bambino sta arrivando sulla terra e sta per respirare per la prima volta, e deve essere sostenuto in uno spazio sacro. E lo spazio sacro può essere ricreato ovunque: in una piccola clinica a Bali, a casa, ma può essere ricreato anche in un ospedale. E questo è il compito di coloro che partecipano alla nascita, di creare uno spazio sacro, ovunque si trovino, in qualunque posto nel mondo.
Noi possiamo usare un sacco di tecnologia per aiutare il bambino durante il parto, oppure possiamo curare con amore ogni donna, da quando nasce fino a quando arriva a partorire il suo bambino.
Noi crediamo che l’amore sia un nutriente. Provate adesso a dire “ti amo” alla persona che vi sta accanto. Quindi quando una donna arriva ed è in travaglio, ovunque si trovi nel mondo, di solito ha paura, ha i dolori, e tutto ciò di cui ha bisogno è amore, ha bisogno di un abbraccio.
Rispettare la donna che sta per partorire per tutto ciò che la fa stare tranquilla: spirito, religione, amore.
- Tu mi stai chiedendo per caso di fare un cesareo con Lotus Birth?!? Questo non è mai successo in nessun posto al mondo.
- Bene, così potrai essere tu il primo ad averlo fatto!
- Io penso che tu sia matta!
- Lo so, mi chiami matta da 10 anni, ma io ti chiamo matto da almeno 15 anni.
Il ginecologo inizia a incidere la pancia della madre. Io e la donna iniziamo a cantare: “Om Bhur bhuva swaha, Tat savitur Varenyam, Bhargo Devasya Dhimahi, Dhio yo nah Prachodayat”.
Il dottore inizia a piangere, allora cerco un fazzoletto per asciugargli gli occhi, e mi chiede: “Ma perché cantate mentre sto operando?”, gli rispondo: “Perché sta nascendo un bambino, e questo è un miracolo”.
Dopo due mesi nacque anche il figlio di quel ginecologo e lo chiamò Gayatri, da allora è diventato il mio migliore amico.
Ibu Robin Lim
giovedì 20 febbraio 2020
lunedì 29 aprile 2019
Maxence Fermine ~ Neve
La neve è una poesia. Una poesia che cade dalle nuvole in fiocchi bianchi e leggeri.
Questa poesia arriva dalle labbra del cielo, dalla mano di Dio.
- Padre, voglio diventare poeta.
- La poesia non è un mestiere. È un passatempo. Le poesie sono acqua che scorre. Come questo fiume.
- È esattamente quello che voglio fare. Imparare a guardare il tempo che scorre.
È il momento di dire l’indicibile. È il momento di viaggiare senza muoversi. È il momento di diventare poeti.
Un mattino di sole sbiadito, una farfalla gli si posò sulla spalla e vi lasciò una labile traccia di stelle, che la pioggia di giugno lavò via.
Si sedette al cospetto dello splendore del mondo.
Fu un viaggio verso il sole del suo cuore.
L’amore è l’arte più difficile. E scrivere, danzare, comporre, dipingere, sono la stessa cosa che amare. Funambolismi. La cosa più difficile è avanzare senza cadere.
Era una funambola, e la sua vita seguiva una sola via. Retta.
[...]
Ma la giovane donna, padroneggiando la sua arte, avanzava inesorabilmente. Passo dopo passo. Soffio dopo soffio. Silenzio dopo silenzio. Di vertigine in vertigine. Non inciampo mai.
Non a tutti è dato di incontrare delle verità quando ancora si è in vita.
Bianco come il silenzio.
...e si amarono l’un l’altro sospesi su un filo di neve.
venerdì 15 febbraio 2019
David Mitchell ~ Cloud Atlas
Molteplici verità quanti sono gli uomini. Di quando in quando, mi è dato di scorgere di lontano una Verità più vera, nascosta tra imperfetti simulacri di se stessa, ma se faccio tanto d’avvicinarmi, questa di agita, sprofondando ancor di più nell’insidiosa palude del dissidio.
La mente ha orrore del vuoto ed è sua abitudine popolarlo di fantasmi.
Una pochade quando succede nella realtà, è una cosa tristissima.
Com’è volgare questa caccia al l’immortalità, quanto è vana, quanto è falsa. I compositori sono puri e semplici scribacchini di scritture rupestri. Si scrive musica solo perché l’inverno è eterno e perché, senza, i lupi e le tempeste di ghiaccio ci azzannerebbero alla gola anche prima.
La mia poesia era talmente “inutile da non essere nemmeno brutta”.
Non credere a niente finché non viene ufficialmente smentito.
È solo una mia impressione o le mie vecchie ferite mi fanno più male del solito ultimamente?
Ogni coscienza ha un interruttore da qualche parte.
Rozzo, ma efficace.
I pezzi del puzzle sono andati a posto. Io sono andato in pezzi.
...incrociamo e ripercorriamo le nostre vecchie tracce come pattinatori artistici.
Lo scoraggiamento porta a desiderare vite che non si sono mai vissute.
«Ammirami, perché sono una metafora».
Dietro ogni segreto si cela il timore della scoperta.
[...] ...non era un segreto, ma una trappola.
...non avevo tempo per la confusione.
Silenzio rumoroso.
Siamo ciò che sappiamo.
La rabbia forgia una volontà d’acciaio.
Se guardavo il cielo, avevo la sensazione di cadere in alto.
Il tempo è ciò che impedisce alla storia di verificarsi tutta insieme; il tempo è la velocità con cui scompare il passato. I film offrono a quei mondi perduti una breve resurrezione.
Esercizio di felicità.
...i suoi occhi, così antichi da intravedere il futuro.
C’avevo così tanti sentimenti nel petto, che non c’era spazio per tutti.
Le rivoluzioni sono sempre pura fantascienza finché non accadono; poi diventano realtà storiche inevitabili.
Il sacro è un nascondiglio ideale per il profano: sono così simili.
Perché il martire si offre al suo giuda? Perché intravede un obiettivo più alto.
...per quanti tu ne uccida non ucciderai mai il tuo successore.
Se tu potessi vedere il futuro, lo faresti?
Scrivere è una malattia così solitaria.
Non resteremo morti a lungo.
Nessuna condizione di tirannia può durare in eterno.
Nel singolo, l’egoismo abbruttisce l’anima; nella specie umana, egoismo significa estinzione.
venerdì 18 gennaio 2019
Parole che amo: PanahJou.
Struggente❤️
"Noi in Iran viviamo malissimo ma c’è una cosa della nostra cultura che adoro, ed è quella di avere una lingua bellissima, una letteratura meravigliosa.
In persiano, per esempio, i profughi si chiamano PanahJou (پناهجو).
Panah non ha un equivalente in italiano (o forse sì?).
Quando eravate piccoli, vi era mai capitato di perdervi nel parco? Ricordate la sensazione di terrore quando con gli occhi spalancati, cercavate la vostra mamma? E quando lì, da lontano, la vedevate correre verso di voi, vi ricordate la sensazione di immensa pace e felicità?
Quella sensazione è Panah.
Siete mai stati lontani da casa per tanto tempo? Avete presente quella sensazione di nostalgia e felicità quando con la macchina girate nella vostra strada e da lontano vedete la vostra casa e sapete che tra pochi minuti, abbraccerete la vostra famiglia e tutti i vostri cari che vi aspettano con gioia e impazienza?
Quella sensazione si chiama Panah.
Avete perso una persona molto cara? Immaginate di essere lì, al funerale, qualcuno vi chiama, vi girate e vedete un vecchio amico, molto caro, che non vedevate da tantissimo tempo e che non pensavate di rivedere mai più. Lo abbracciate piangendo, piangendo forte.
Quella sensazione di sfogo e di tristezza si chiama Panah.
Invece “Jou” vuol dire “una persona alla ricerca di…”
Noi chiamiamo i profughi PanahJou: persone alla ricerca di quell’abbraccio, di quella sensazione."
mercoledì 9 gennaio 2019
Prima gli umani
È il divenire degli uomini, quello della luce
Come sudare Sardegna, tradire New York, inciampare a Douala
È che non siamo artisti, e neppure fotografi, non sappiamo dirigere, se non mentre sogniamo
Siamo essere umani, innamorati della complessità.
