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venerdì 10 giugno 2016

Parole che (purtroppo) amo: attaccamento.

Da "attaccare". A pensarci bene una forma di aggressione, nemmeno troppo sottile.

Del resto Gandhi fu molto chiaro: vie della non-violenza sono incoerenti e insidiose.

mercoledì 4 maggio 2016

Gandhi e gli esperimenti con la verità.

L'autobiografia di Gandhi è uno dei classici esempi delle storpiature di traduzione sofferte dai titoli.

Titolo tradotto: "La mia vita per la libertà.". Molto suggestivo, per carità, ma abbastanza lontano dal titolo originale: Un'autobiografia o la storia dei miei esperimenti con la verità (An Autobiography or The Story of my Experiments with the Truth).

Il libro è fedelissimo al titolo (quello originale) e riporta una carrellata di esperimenti in vari campi, alimentare, medico, spirituale, politico, ecc. tutti fatti in nome del raggiungimento della Verità. Da questi esperimenti nasceranno il movimenti che faranno la storia (non solo dell'India) del Satyagraha (fermezza nella verità) e quello della Aimsha (non-violenza).

Ecco una selezione di citazioni da libro:

"L'uomo non ha capacità di conoscere la verità assoluta e perciò non può permettersi di punire".

I sistemi per raggiungere la verità sono semplici e ardui nel contempo, possono sembrare difficilissimi ad una persona arrogante e facilissimi invece ad un innocente.

Ma allora ero erroneamente convinto che la ginnastica non c'entrasse affatto con l'educazione, mentre oggi so che nel programma di studi l'esercizio fisico dovrebbe andare di pari passo con lo sviluppo intellettuale.

Un uomo sincero deve saper anche essere scaltro.

Considero la donna l'incarnazione della tolleranza.

Per una ciotola d'acqua offrì un buon pasto
Ad un gentile benvenuto inchinati con ardore;
Per una semplice monetine restituisci oro;
Se la vita vuoi salva, non salvaguardarti.
Così osserva le parole e le azioni del saggio;
Ogni minimo favore ricompensa dieci volte.
Ma i veri nobili sanno che tutti gli uomini sono uguali, 
E lietamente ricambiano con il bene il male ricevuto.
(Strofa didattica gujarati da cui Gandhi fu ispirato).

Il gusto ha origine non nella lingua, ma nella mente.

Il simbolo della giustizia è una bilancia sorretta in modo equo da una donna cieca ma saggia. Il fato l'ha accecata apposta, affinché essa non giudichi le persone dalle apparenza, bensì dal loro valore intrinseco.

Ma sempre nella vita proprio la mia passione per la verità mi ha insegnato ad apprezzare la bellezza del compromesso. Più tardi capii che questa idea è parte essenziale del Satyagraha [...], la verità è dura come il diamante e tenera come il bocciolo.

Per me è sempre stato un mistero perché gli uomini si sentano onorati quando impongono delle umiliazioni ai loro simili.

Per esperienza comune sapevo che le latrine dei ricchi sono le più sporche, infatti erano buie e puzzolenti e rigurgitanti  di luridume e di vermi. 

Ho l'impressione che ridessero delle mie idee.

A Dio si poteva chiedere solo giustizia.

Non esiste barriera che l'amore non può infrangere.

La mia esperienza mi ha portato a constatare che il modo migliore per ottenere giustizia è trattare gli altri con giustizia.

Oggi mi rendo conto che siamo tutti più liberi e leggeri dopo aver ripudiato gli orpelli della "civilizzazione".
Gandhi [riferendosi a scarpe e posate, introdotti in India dai colonizzatori inglesi].

È ozioso speculare se sono giusti o sbagliati fatti già avvenuti. È utile capirli e, se possibile, trarne una lezione per l'avvenire, ma è difficile sapere con certezza come si comporterebbe un dato uomo in una data circostanza. Sappiamo anche che il giudicare un uomo dal suo completamente esteriore può portare a conclusioni inesatte, essendo il giudizio basato su informazioni incomplete.

Quando si tratta di scegliere fra libertà e cultura, chi non ammetterà che la prima è da preferirsi mille volte alla seconda?

Mi resi conto che quando si trattava di farle compiere i suoi doveri, non potevo contare sulla collaborazione e della comunità, mentre invece ci potevo contare quando si trattava di esigere diritti. [...] Non si riesce a far lavorare la gente se non con una dose di pazienza infinita. È il riformatore che auspica la riforma, non la società, dalla quale egli non deve aspettarsi altro che opposizione, odio e anche persecuzioni mortali. 

La verità è come un grande albero, più viene curato più dà frutti, è più si scava nella miniera della verità, più si scoprono le ricche gemme che vi sono sepolte, sotto forma di possibilità sempre più varie di dedicarsi ad una quantità di opere di assistenza.

Il lavoro di uno lo facevano in tanti e di molte cose importanti non si occupava nessuno.

Che pesante fardello di peccato e di ingiustizie impongono agli uomini la ricchezza, il potere ed il prestigio!

Per quanto occupati si possa essere , bisognerebbe sempre riuscire a trovare il tempo di muoversi un po' come si trova sempre il tempo di mangiare.

Come poteva quell'uomo immaginare le difficoltà in mezzo alle quali si dibatteva la
povera India? Come poteva capire le necessità, le abitudini, le idiosincrasie e le tradizioni della gente? Come poteva, lui abituato a valutare le cose a suon di sterline d'oro, mettersi improvvisamente a calcolare in termini di monetine di rame? Come l'elefante non può fare i ragionamenti che farebbe una formica, per quanto ci provi, così gli inglesi non possono pensare come se fossero indiani o tanto meno dettar legge al loro posto. 

Uno scrittore considera quasi sempre un solo aspetto di una questione, mentre ogni caso lo si può osservare da non meno di sette punti di vista, che saranno probabilmente tutti giusti, ma non nello stesso momento e nelle me desume circostanze.

L'uomo e le sue azioni sono due cose ben distinte. Laddove una buona azione merita lode e una cattiva azione biasimo, l'agente - sia l'azione che ha commesso buona o cattova - merita sempre rispetto o pietà a seconda del caso. «Odia il peccato ma non il peccatore»: è questo un precetto che, sebbene di facile comprensione, raramente viene praticato ed è per questo che il veleno dell'odio si propaga nel mondo.
L'ahimsa costituisce la base della ricerca della verità, e ogni giorno di più mi rendo conto di quanto vana è la ricerca della verità se l'ahimsa non ne è il punto di partenza. E giusto opporre resistenza ad un sistema ed anzi combatterlo, ma resistere e combatterne i promotori è come ritorcersi contro se stessi. Infatti noi abbiamo tutti gli stessi difetti, siamo tutti figli dello stesso Creatore e come tali rechiamo in noi un infinito potere divino. Disprezzare un solo essere umano significa disprezzare il potere divino e far male non solo a quel singolo essere umano, ma con lui a tutto il mondo.

Nulla si deve tralasciare, una volta iniziato, a meno che non si tratti di cosa moralmente ingiusta.

Lo scrivere è già di per sé una prova di verità.

Lo scopo del giornalismo dovrebbe essere l'assistenza sociale: la stampa riveste un potere gigantesco, ma come un torrente lasciato scorrere liberamente può sommergere e devastare intere campagne e raccolti, così una penna adoperata senza freno non può portare altro che distruzione. Se il controllo viene esercitato dall'esterno risulta più dannoso addirittura della mancanza di controllo, mentre si dimostra utile solo se esercitato dall'interno. Se questo ragionamento è esatto, quanti giornali al mondo supererebbero la prova? Ma chi si prenderebbe la responsabilità di sopprimere quelli che non si sono rilevati utili? E ancora, chi potrebbe fare da arbitro in questa disputa? L'utile e l'inutile vanno di pari passo, come il male e il bene, e l'uomo deve scegliere.  

La mia esperienza mi insegna che se hai il cuore puro, le sventure portano con sé anche il rimedio per debellarle.

Chi aspira alla verità deve agire con la massima prudenza. Lasciare che una persona creda ad una cosa che non è stata verificata a fondo vuol dire compromettere la verità.

A mio parere Unto This Last può essere così sintetizzato:
1. Il bene individuale è parte integrante del bene comune.
2. L'opera dell'avvocato vale quanto quella del barbiere, in quanti tutti hanno il medesimo diritto di guadagnarsi da vivere con il proprio lavoro.
3. Una vita dedita al lavoro, come quella del contadino e dell'artigiano, è la sola degna di essere vissuta.
(Per saperne di più: http://www.librinlinea.it/titolo/i-diritti-del-lavoro-unto-this-last/RAV0135069)

Le macchine a volte si comportano come se avessero bisogno di riposo, esattamente come noi.

I bambini ereditano dai loro genitori le qualità quanto le sembianze fisiche. L'ambiente in cui vivono ha sì un ruolo importante, ma la base da cui inizia la vita del bambino è l'eredità dei suoi antenati. Ho conosciuto bambini che hanno superato con successo le conseguenze di un'eredità negativa, e ciò può avvenire grazie alla purezza, qualità intrinseca dell'anima. 

Gli esperimenti sono sempre troppi pochi e i sacrifici non sono mai troppo se si vuole pervenire a questo accordo con la natura; purtroppo oggigiorno la corrente va decisamente nella direzione opposta, non ci vergogniamo di sacrificare molte altre vite per ornare il nostro corpo mortale e per cercare di prolungarne l'esistenza di alcuni fuggevoli attimi, così uccidendoci, anima e corpo. Per curare una vecchia malattia ne provochiamo cento altre; per godere dei piaceri dei sensi alla fine perdiamo la capacità di godere. Tutto questo ci sta davanti agli occhi, ma nessuno è più cieco di chi non vuol vedere.

Il vero libro di testo per un ragazzo deve essere il suo insegnante. [...] L'educazione spirituale non la si può imparare sui libri: così come l'educazione fisica viene impartita con l'esercizio fisico e all'educazione della mente si arriva per mezzo dell'esercizio intellettuale, l'educazione spirituale è possibile soltanto esercitando lo spirito, esercizio del tutto subordinato al carattere dell'insegnante. 

E lungo il cammino verso la verità spariscono l'ira, l'egoismo, l'odio, eccetera, perché altrimenti non è possibile raggiungerla: l'uomo fuorviato dalle passioni, anche se sincero e animato da buone intenzioni, non arriverà mai alla verità; affinché la ricerca della verità sia coronata da successo bisogna svincolarsi dall'amore e dall'odio, dalla felicità e dalle miserie.

Chi è reduce da un lungo digiuno non deve avere fretta di riguadagnare le forze e deve frenare l'appetito: occorrono forse maggior prudenza e autocontrollo per interrompere un digiuno che per continuarlo. 

Non sempre ci è concesso di sapere chiaramente qual è il nostro dovere, spesso chi cerca la verità è costretto a brancolare nel buio.
Quella della non violenza è una teoria complessa: noi siamo esseri mortali indifesi, coinvolti nella violenza (himsa). Il detto «la vita vive della vita» ha un profondo significato, l'uomo non può vivere nemmeno un momento senza commettere violenze a livello conscio o inconscio. Il fatto stesso che egli è vivo - che mangia, beve e si muove - implica necessariamente l'himsa, ovvero una sia pur minima distruzione di vita; perciò chi è votato alla non violenza tiene fede al suo credo se la molla che ispira tutte le sue azioni è la pietà, se fa di tutto per evitare la distruzione anche della creatura più minuscola, se si adopera per salvarla è così senza sosta combatte per sfuggire alla mortale spirale della violenza. Il suo autocontrollo e la sua pietà aumenteranno incessantemente, ma egli non potrà mai liberarsi del tutto dalla violenza altrui.
Inoltre, poiché la base dell'ahimsa è l'armonia della vita, l'errore del singolo coinvolge tutti per questo l'uomo non può liberarsi dalla violenza. Fintanto che egli sarà un essere sociale non potrà evitare la violenza che la stessa vita sociale implica. 

Non è impossibile fare l'avvocato senza scendere a compromessi con la verità [...] però nemmeno la verità serve a mondare una professione dai suoi difetti di struttura.

È mio dovere offrire alla gente tutto i rimedi legittimi contro l'ingiustizia; una nazione che aspira a diventare libera deve conoscere le vie e gli strumenti per ottenere la libertà. 

L'esperimento rappresenta la chiave allo Swaraj (libertà).

I legami spirituali sono di gran lunga più preziosi di quelli materiali: i legami fisici avulsi da quelli spirituali sono come un corpo senz'anima.

Sino a che vi saranno religioni diverse, ognuna di esse avrà particolari simboli esterni, ma se il simbolo diventa un feticcio e serve a dimostrare la superiorità di una religione sull'altra, è ora di scartarlo.

Era venuto il momento in cui la gente si doveva battere vittoriosamente per cambiare le cose.

Ho trasgredito agli ordini impartitimi, non per mancanza di rispetto dell'autorità costituita, ma in obbedienza alla legge superiore che ci comanda, la voce della coscienza.

Quando il fine è politico, ma la causa non lo è, là si danneggiava dandole un aspetto politico, mentre la di aiutava mantenendola entro limiti non politici.

Ek tek (mantieni la promessa)

La prima cosa era cercare di liberare i contadini dalla paura, inculcandogli l'idea che i funzionari non erano i padroni, bensì i servitori del popolo, dato che erano pagati dal contribuente. E sembrava quasi impossibile far loro accettare la necessità di essere cortesi ma coraggiosi nel contempo: appena si liberavano dalla paura dell'autorità, come impedirgli di rispondere con insulti agli insulti? Ma se si comportavano così tradivano il Satyagraha, l'inquinavano come una goccia di arsenico inquina il latte. Mi resi conto più tardi che avevano imparato la lezione di cortesia molto meno bene di quanto io avessi sperato e l'esperienza mi ha dimostrato che la cortesia è la parte più difficile del Saryagraha - per cortesia non si intende solo il modo di parlare garbato adottato per l'occasione, ma la bontà innata e il desiderio di non nuocere all'avversario, sentimenti che dovrebbero ispirare ogni azione del Satyagrahi.

L'adempimento di un dovere corrisponde automaticamente alla concessione di un diritto.

Solamente quando una persona ha obbedito scrupolosamente alle leggi della società, è in grado di giudicare quali regole siano buone e giuste e quali ingiuste e inique è solo allora gli spetta il diritto di applicare la resistenza passiva contro certe leggi, in caso ben definiti. Il mio errore fu di non rendermi conto di questa limitazione, avevo incitato la gente ad applicare la resistenza passiva prima che se ne fosse dimostrata degna e l'errore mi parve grande come l'Himalaya.

La mia esperienza costante mi ha convinto che non vi è altro Dio al di fuori della verità [...] e il solo sistema per arrivare alla realizzazione della verità è l'ahimsa. [...] Per riuscire a vedere faccia a faccia lo Spirito della verità, universale e onnipresente, bisogna riuscire ad amare la più modesta creatura quanto noi stessi. È un uomo che nutre questa aspirazione non può esimersi dal partecipare a nessun aspetto della vita, ecco perché la mia adorazione per la verità mi ha portato ad interessarmi anche di politica; posso affermare senza la minima esitazione, sebbene con molta umiltà, che coloro che sostengono che la religione non c'entra con la politica ignorano cosa sia la politica.




lunedì 19 agosto 2013

Gandhi e Tolstoj


Recentemente ho scoperto quanto sia stato importante e proficuo il rapporto tra Gandhi e Tolstoj. Di seguito alcuni dei passaggi che mi affascinano di più.
Fonti:
http://serenoregis.org/2010/11/25/l’influenza-di-tolstoj-su-gandhi-Enrico-peyretti/
http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/pace/NotizieC_1285945254.htm

Tolstoj fu certamente l’autore non indiano che più influenzò la formazione di Gandhi
(Gianni Sofri)

Quarant'anni fa, mentre attraversavo una grave crisi di scetticismo e dubbio, incappai nel libro di Tolstoi Il Regno di Dio è dentro di voi, e ne fui profondamente colpito. A quel tempo credevo nella violenza. La lettura del libro mi guarì dallo scetticismo e fece di me un fermo credente nell'ahimsa. Tolstoi fu l´uomo più veritiero della sua epoca. Fu il più grande apostolo della nonviolenza che l´epoca attuale abbia dato. Nessuno in occidente, prima o dopo di lui, ha parlato e scritto della nonviolenza così ampiamente e insistentemente, e con tanta penetrazione e intuito. La vita di Tolstoi, con il suo amore grande come l'oceano, dovrebbe servire da faro e da inesauribile fonte di ispirazione, per inculcare in noi questo vero e più alto tipo di ahimsa
Gandhi, 1894

[Gandhi] Conosceva i racconti popolari di Tolstoj e ne pubblica alcuni nel 1905 su Indian Opinion. Nello stesso anno 1905 riassume in brevi frasi didascaliche, su Indian Opinion, l’insegnamento di Tolstoj:

In questo mondo l’uomo non dovrebbe accumulare beni.

Per quanto male una persona possa arrecarci dovremmo sempre farle del bene. Questo è il comandamento di Dio e anche la sua legge.

Nessuno dovrebbe combattere.

È peccato esercitare il potere politico, poiché questo causa tanti dei mali del mondo.

L’uomo è nato per compiere il suo dovere verso il Creatore; dovrebbe perciò prestare più attenzione ai suoi doveri che ai suoi diritti.

L’agricoltura è la vera occupazione dell’uomo. È perciò contrario alla legge divina costruire grandi città, dar lavoro a centinaia di migliaia di persone che si occupano dei macchinari delle industrie così che i pochi sguazzano nel denaro. Se lo possono permettere sfruttando gli indifesi e la povertà della maggioranza.

In una lettera del 21 maggio 1910, Gandhi dice di Tolstoj: «Ciò che ha predicato, come del resto tutti i maestri del mondo, è che ogni uomo deve obbedire alla voce della propria coscienza, deve essere maestro di se stesso e cercare il Regno di Dio dentro di sé. Secondo lui non esiste governo in grado di controllarlo senza la sua approvazione. Tale uomo è superiore ad ogni governo» 

In occasione della morte di Tolstoj disse: «La grande virtù di Tolstoj fu di mettere in pratica ciò che predicava.» In altre occasioni lo definì «il più grande dei satyagrahi» (colui che crede nella forza della verità) 

Nel discorso del 1928 per il centenario della nascita, Gandhi prende spunto dal ricordo di Tolstoj per precisare ai seguaci del proprio movimento il concetto di nonviolenza: «Nonviolenza vuol dire un oceano di compassione, vuol dire respingere da noi ogni traccia di volontà negativa nei confronti degli altri. Non vuol dire abiezione o timidezza, oppure fuggire per paura. Vuol dire, invece, fermezza morale e coraggio, uno spirito risoluto» [...]
«Questa nonviolenza non si limita a rifiutarsi di uccidere creature invalide. Non ucciderle può essere dharma [dovere], ma l’amore va infinitamente oltre. A che cosa serve salvare le vite di creature invalide, se non si ha avuto visione di tale amore?»
(Forse Gandhi pensa all’eutanasia per pietà, che egli approva, a differenza di Tolstoj).

L’8 dicembre 1931, di passaggio a Losanna, in un discorso in pubblico, Gandhi chiarisce: «È stato spesso sostenuto che la dottrina della nonviolenza la debbo a Tolstoj. Non si tratta di una piena verità, ma certamente io ricavo dai suoi scritti la più grande forza. Ma come lo stesso Tolstoj ammise, il metodo della non-resistenza che ho coltivato ed elaborato in Sudafrica era differente dalla non-resistenza su cui ha scritto Tolstoj e che egli ha raccomandato. Questo non lo dico a detrimento della fama di Tolstoj. Non è allievo adatto quello che non costruisce sulle fondamenta poste dal suo maestro per lui. Egli ha solo bisogno di un buon maestro che possa permettergli di aggiungere all’eredità che lui stesso gli ha lasciato. Sarei un figlio non degno di mio padre se non ampliassi la mia eredità, e così io ho sempre considerato come un punto d’onore che, grazie a Dio, ciò che ho imparato da Tolstoj ha dato frutti cento volte maggiori. Tolstoj ha parlato spesso di resistenza passiva, ma la non-resistenza elaborata in Transvaal era una forza infinitamente più attiva della resistenza che un uomo armato può offrire e sono lieto di ricordare il fatto che in una lunga lettera che mi scrisse, senza esserne richiesto, disse che i suoi occhi erano puntati su di me ovunque fossi. E se studierete i movimenti del Sudafrica e dell’India, troverete come questa cosa sia capace di infinita espansione» 

Le differenze tra i due si possono sintetizzare così: Tolstoj è predicatore-profeta, Gandhi è sperimentatore-innovatore: è stato chiamato il Galileo della scienza dei conflitti.






martedì 2 luglio 2013

Yoga in rap

Mc Yogi, al secolo Nicholas Giacomini, è un rapper americano che si divide tra la musica e lo yoga. Il suo rap, in particolare parla della filosofia e delle divinità Hindu e riporta alla musicalità dei canti devozionali indiani.
E in effetti le storie di Shiva, Ganesha & C. si prestano proprio bene al rap con richiami bolliwoodiani!

Dal suo ultimo album questo pezzo dedicato al pranayama

Breath control
steady breath control
take a deep breath now let it all go
Breathe in
Breathe out
Release the stress
Just let it all out

Receiving inspiration with every inhalation




Tra le altre cose, Mc Yogi nel 2008 ha prodotto un video-endorsement a favore di Obama Obama '08 - Vote for Hope

Nel 2012 invece, in occasione del Gandhi Jayanti (02 ottobre, ricorrenza della nascita di Mahatma Gandhi, festa nazionale in India) ha prodotto un video che ripercorre la storia di Grande Anima Be the Change (The Story of Mahatma Gandhi).



martedì 26 marzo 2013

mangia&bevi

"Bevi il cibo solido e mangia quello liquido. Mastica cioè il cibo solido sino a farlo diventare liquido e bevi poco alla volta quello liquido insalivandolo per bene."
Questo diceva Gandhi, secondo Pino Africano in Aprite bene le orecchiette

martedì 19 marzo 2013

"My life is my message" - Mahatma Gandhi

La filosofia di Gandhi non era teorica, ma pragmatica, cioè metteva in pratica i suoi principi in tempo reale. Alla richiesta di dare un messaggio al popolo, avrebbe risposto: "La mia vita è il mio messaggio."


martedì 21 agosto 2012

Yoga quotes


Navigando per il web mi sono imbattuta in questo post di citazioni yoga. Mi sono piaciute molto perché alcune non le conoscevo ancora, sono divise per argomento e, in realtà, anche io da tempo stavo pensando ad un post simile. 

Così, ispirandomi dal post di Claudia Yoga, ho deciso di riportare un po' di frasi anche io. Alcune sono tratte dalla letteratura tradizionale dello yoga, altri sono di autori famosi non necessariamente legati allo yoga, la maggior parte sono citazioni di insegnanti più o meno conosciuti, riprese durante le loro lezioni o interviste. 

Per ogni quota c'è il link che rimanda alla fonte da cui l'ho presa, se manca il link vuol dire che è una frase molto diffusa e si può trovare facilmente su google. 

Le frasi prese dal blog di Claudia Yoga le ho tradotte io (tranne un paio, quelle già molto note anche in italiano), riporto anche la frase in inglese di modo che eventualmente possano essere segnalate eventuali imprecisioni di traduzione. 

Se avete voglia segnalatene altre, o indicate la vostra preferita e il motivo. 
Io adoro quelle che parlano del respiro e del sorridere durante la pratica.
Grazie! 

~~~

Good yogi, no worries. ~ BNS Iyengar

Gandhi è stato l'ultimo yogi. ~ Sharat Rangaswamy

Senza chapati (pane indiano), non c'è forza (di praticare)
No chapati, no strenght. ~ Pattabhi Jois (ripresa dal nipote Sharat Rangaswamy)

L'energia è l'eterno piacere ~ William Blake

Sadhana (la pratica dello yoga) è una trasformazione graduale, da uno sforzo pieno di sforzo allo sforzo senza sforzo, che minimizza lo sforzo fisico ed esalta le qualità dell’ intelligenza nell’osservazione e nell'attenzione, affinchè il sadhaka (il praticante) possa utilizzarle per penetrare il proprio obbiettivo: l’aquisizione della conoscenza e dell’esperienza spirituale. ~ B.K.S. Iyengar

I piedi non sono mai nell’elemento aria. ~ B.K.S. Iyengar

Dimenticate i video che avete visto o i “bravissimi” del materassino accanto! E’ la vostra pratica: godetevela! 

Se ci sforziamo il respiro diventerà costretto o forzato. Se non siamo focalizzati il respiro sarà sommerso dal suono dei nostri pensieri. Mantenete la consapevolezza sul respiro e ogni istante sarà una meditazione. ~ David Swenson

Grazie a Patañjali lo Yoga, da tradizione "mistica", si è trasformato in "sistema filosofico". ~ Mircea Eliade

Lo yoga aiuta a vivere più a lungo...se si sopravvive all¹Ashtanga! ~ Lino Miele

Il corpo non è rigido, la mente è rigida! 
Body is not stiff, mind is stiff. ~ Sri K. Pattabhi Jois

Chiunque può respirare. Dunque chiunque può praticare yoga.
Anybody can breathe. Therefore anybody can practice yoga. ~ T.K.V. Desikachar

Prima di aver praticato la teoria è inutile. Dopo aver praticato la teoria è ovvia.
Before you've practiced, the theory is useless. After you've practiced, the theory is obvious. ~ David Williams

La risata scaccia i litigi.
Laughter drives shouting away. ~ Indra Devi

Fa che il tuo parlare sia vero e gentile.
Let your speech be true and sweet. ~ Shri T. Krishnamacharya


Lo yoga è la fonte della giovinezza. Più la tua schiena è flessibile, più sei giovane.
Yoga is the fountain of youth. You're only as young as your spine is flexible. ~ Bob Harper

L'età osserva, la giovinezza si avventura.
Age considers; youth ventures. ~ Rabindranath Tagore

Se la compassione che provi non comprende anche te stesso, è incompleta.
If your compassion does not include yourself, it is incomplete. ~ Jack Kornfield

Il silenzio non è silenzio. Il silenzio parla. Ed è molto eloquente. Il silenzio non è immobile. Il silenzio conduce. Conduce quasi perfettamente.
Silence is not silent. Silence speaks. It speaks most eloquently. Silence is not still. Silence leads. It leads most perfectly. ~ Sri Chinmoy

Quando si sperimenta la verità, scompare la stupida abitudine di lamentarsi degli altri.
When one experiences truth, the madness of finding fault with others disappears. ~ S.N.Goenka

Siamo ciò che pensiamo.
All that we are is the result of what we have thought. ~ Buddha

Se in qualche modo sono ricco, lo sono più di perplessità che di certezze.
Si de algo soy rico es de perplejidades y no de certezas. ~ Jose Luis Borges

La prima ricchezza è la salute.
The first wealth is health. ~ Ralph Waldo Emerson

Sorridere (durante la pratica) è facoltativo, ma altamente raccomandato.
Smiling is optional but highly recommended. ~ Nicki Doane

Continuate a sorridere, è solo yoga! 
Keep smiling, it's only yoga! ~ David Swenson 

Non vediamo le cose per quello che sono, vediamo le cose per quello che siamo.
We don't see things as they are, we see things as we are. ~ Anais Nin




martedì 10 aprile 2012

Spiritual Einstein

Albert Einstein  non è stato solo il più importante scienziato del secolo scorso, ma anche un uomo di grande sensibilità culturale, politica, spirituale. Di questo suo ultimo aspetto non potevo non subire il fascino. Tra le altre cose fu un grande ammiratore di Mahatma Gandhi, diventò vegetariano per scelta etica e trasse ispirazione dalla lettura della Bhagavad Gita
Fra Einstein e Gandhi ci fu il cordiale scambio di una lettera in cui entrambi auspicarono di potersi conoscere di persona, ma di fatto purtroppo non si incontrarono mai. 


«Credo che le idee di Gandhi siano state, tra quelle di tutti gli uomini politici del nostro tempo, le più illuminate. Noi dovremmo sforzarci di agire secondo il suo insegnamento, rifiutando la violenza e lo scontro per promuovere la nostra causa, e non partecipando a ciò che la nostra coscienza ritiene ingiusto. » 
«Gandhi, il più grande genio politico del nostro tempo, ci ha indicato la strada da percorrere. Egli ci ha mostrato di quali sacrifici l'uomo sia capace una volta che abbia scoperto il cammino giusto.» 
«Dovremmo sforzarci di fare le cose allo stesso modo: non utilizzando la violenza per combattere per la nostra causa, ma non-partecipando a qualcosa che crediamo sia sbagliato» 
«Una guida del suo popolo, privo di aiuto da parte di qualsiasi altra autorità esterna; un uomo politico i cui successi non si basano sull'artificio o sulla padronanza di formule tecniche, ma semplicemente sull'autorità morale che emanava dalla sua personalità; un combattente vittorioso che ha sempre disdegnato l'uso della forza; un uomo saggio e umile, armato di decisione e di inflessibile coerenza, che ha dedicato ogni energia alla rinascita del suo popolo e al miglioramento delle sue fortune; un uomo che ha affrontato la brutalità dell'Europa con la semplice dignità di un essere umano, dimostrandosi superiore in ogni occasione. È possibile che le generazioni future stenteranno a credere che un tale uomo sia mai vissuto in carne e ossa su questa terra.» 
«Quando leggo la Bhagavad-Gita e rifletto su come Dio creò questo universo, ogni altra cosa mi sembra così superflua.» 
«Sono diventato vegetariano per ragioni etiche, oltre che salutistiche. Credo che il vegetarismo possa incidere in modo favorevole sul destino dell'umanità.» «A parer mio, la scelta di vita vegetariana, anche solo per i suoi effetti fisici sul temperamento umano, avrebbe un'influenza estremamente benefica sulla maggior parte dell'umanità.» 
Stencil a Buenos Aires