Ho l’immenso potere di ferire, violare, calpestare la dignità mia e altrui.
Ho l’immenso potere di proteggermi e difendermi, e soprattutto di risanarmi quando vengo ferita, violata, calpestata nella mia dignità.
Ho l’immenso potere di amarmi e amare, curarmi e dare cura.
Ho l’immenso potete di accogliere con gratitudine chi mi offre amore e cura.
È una scelta che rinnovo ad ogni pensiero, parola, azione, vibrazione che porto nel mondo.
E oggi ne sono consapevole.
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domenica 9 aprile 2023
sabato 3 ottobre 2020
martedì 17 marzo 2020
LA MATRIOSKA DELLA COMPRENSIONE AMOREVOLE.
Comprendere è il primo atto di amore ed il primo passo verso la libertà. La comprensione profonda delle catene invisibili che guidano le nostre re-azioni alla vita ci rende liberi dalla schiavitù.
Ma come avviene la comprensione?
Il presupposto della comprensione è un'osservazione gentile, senza giudizio ma nemmeno apatica o senza acume. Un'osservazione sensibile in cui l'amigdala rimane sveglia e attiva ma non reattiva.
Alla base della libera osservazione, a sua volta, vi è uno spazio interiore. Come esso viene creato? Attraverso il silenzio, un silenzio attivo, in ascolto, esente dal chiacchiericcio rumoroso della mente ma allo stesso tempo ricettivo nei confronti dei messaggi dell'inconscio.
Il cuore del silenzio è il coraggio. Avere il cuore e l'apertura per riconoscere anche le parti di noi che mai vorremmo vedere perché ritenute troppo brutte o anche troppo belle.
Il cardine del coraggio è la fiducia. "Se il coraggio è il tempio, la fiducia ne è il suo tabernacolo", la sua parte più preziosa. La fiducia è come un filo sottile ma di ferro, che a volte può essere smarrito, ma che rende il sentimento, il pensiero e l'azione allineati sul sentiero da percorrere.
Ma qual è allora l'origine della fiducia?
L'origine della fiducia è il ricordo (riportare al cuore) dell'esperienza primordiale della condizione di unione e di non separazione con la madre (nel fisico e nel sentimento) e col padre nello spirito.
Come nella matrioska, la bambola più grande è riprodotta fedelmente in quella più piccola, così la comprensione è un atto di unione e amore.
(Marco Marino)
(Marco Marino)
giovedì 23 gennaio 2020
venerdì 29 novembre 2019
lunedì 11 novembre 2019
Ti libero dal ruolo che ho scelto per te,
scusandomi se ti ho messo questo vestito addosso,
senza chiederti il permesso.
Se ho agito in funzione
di ciò che sceglievo di vedere.
Di ciò che mi serviva guarire.
Guarire attraverso te,
e attraverso chi ho scelto dovessi rappresentare.
Ti ringrazio per essere stato questo canale.
Mi accorgo adesso di una cosa.
Mi sono scusata con te
mentre tutto accadeva in me,
Guerre, conflitti, liberazioni, perdoni.
Tutto nel palcoscenico immaginario della mente,
nell'incosistenza dei pensieri.
Mi scuso quindi con me stessa,
perché ho privato me
di un dono inestimabile:
la possibilità
di incontrarti davvero.
così come sei.
così come sono.
(Stella Leone)
scusandomi se ti ho messo questo vestito addosso,
senza chiederti il permesso.
Se ho agito in funzione
di ciò che sceglievo di vedere.
Di ciò che mi serviva guarire.
Guarire attraverso te,
e attraverso chi ho scelto dovessi rappresentare.
Ti ringrazio per essere stato questo canale.
Mi accorgo adesso di una cosa.
Mi sono scusata con te
mentre tutto accadeva in me,
Guerre, conflitti, liberazioni, perdoni.
Tutto nel palcoscenico immaginario della mente,
nell'incosistenza dei pensieri.
Mi scuso quindi con me stessa,
perché ho privato me
di un dono inestimabile:
la possibilità
di incontrarti davvero.
così come sei.
così come sono.
(Stella Leone)
venerdì 2 agosto 2019
giovedì 27 giugno 2019
mercoledì 9 gennaio 2019
Parole che amo: pen_siero.
“Pensiero è un termine che deriva dal latino pensum (participio del verbo pendere: "pesare"), e stava ad indicare un certo quantitativo di lana che veniva appunto "pesata" per poter essere infine passata alle filatrici le quali a loro volta avevano il compito di trattarla. Il "pensum" era quindi la materia prima, più grezza, designante metaforicamente un elemento o un tema che doveva essere secondariamente trattato, elaborato, dandogli così una nuova forma.
Si può notare in ciò la peculiarità attribuita al pensiero, come qualcosa di straordinariamente semplice, che rende possibile oggetti complessi: nel senso cioè che l'attività del pensiero si esplica nel comporre oggetti, ovvero pensare significa pensare oggetti composti. Da questo punto di vista, l'attività del pensiero è ciò che è a monte degli oggetti pensati, pur essendo della loro stessa sostanza.”
fonte:
martedì 6 novembre 2018
Noi che questa città la giriamo a piedi ci riconosci subito. Siamo quattro gatte, che qua si prende l’auto anche per fare mezzo metro.
Ci riconosci subito, abbiamo scarpe comode, gambe affusolate, passo svelto, spesso vestitini svolazzanti, a volte le cuffie nelle orecchie, e una nuvolosa di pensieri ingarbugliati che ci accompagna sempre, ogni tanto ci casca un pensiero per strada, più spesso ne raccogliamo altri mille nel tragitto.
E mentre sgambettiamo per andare a lavoro, o a casa, o fare la spesa o chissà quale servizio, in realtà con la fantasia andiamo verso mete misteriose, verso incontri inaspettati, verso qualsiasi cosa abbia voglia di stupirci.
Ogni tanto ci incontriamo, ci sorridiamo, ci scambiamo le rotte, e le nostre nuvole di pensieri si intrecciano e si mescolano tra di loro, lasciamo qualche nostro pensiero e ne prendiamo di nuovi, Oh guarda che bello, a questo non ci avevo mai pensato!Maddài, anche tu stavi pensando proprio a quella cosa?
E via, a proseguire per la nostra meta, assorte e contorte, tristi o sorridenti, e una nuvola di pensieri sempre pronta a piovere non si sa bene dove.
Ma che ne potete sapere voi che prendete sempre la macchina?
lunedì 1 ottobre 2018
Quando ero piccola disegnavo tutti con i capelli al vento.
Il vento porta via i pensieri. I capelli al vento rendono più facile lo scivolare via dei pensieri.
E se ogni tanto il vento ti ingarbuglia i capelli e i pensieri rimangono incastrati, è perché hai i capelli controvento!
mercoledì 25 luglio 2018
L’arte della magia, Terry Pratchett
Citazione dal libro.
Nessuno diceva male delle streghe. Almeno finché desiderava risvegliarsi al mattino con lo stesso aspetto di quando era andato a letto.
«Se vale la pena di fare una cosa, tanto vale farla male», sentenziò la Nonnina, rifugiandosi negli aforismi, ultima risorsa di un adulto messo alle strette.
Non è una brutta vita, pensò l’albero. Sole. Aria fresca. Tempo per riflettere. In primavera anche le api.
Era quello il momento, quando la notte non era ancora terminata ma il giorno non del tutto iniziato, che i pensieri si presentavano chiari e precisi, senza maschera.
«Sai volare?»
«Ci sono cose migliori che volare».
martedì 5 dicembre 2017
domenica 25 settembre 2016
Né la mente, né l’intelletto, né l’ego, né il pensiero,
Non le orecchie, non la lingua, non il naso, non gli occhi,
Nè l’etere, non la terra, non il fuoco, non il vento,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
Non l’energia della vita, non i cinque soffi vitali,
Non i sette elementi del corpo, né i suoi cinque involucri,
Né gli organi di purificazione, non il parlare, le mani o i piedi,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
Né disprezzo o compiacimento, attaccamento o avidità,
Nessun orgoglio o gelosia,
Nessun dovere, né ricchezza, desiderio, né liberazione,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
Né virtù o vizio, né piacere o dolore,
Né luogo sacro, mantra, Vedas e nemmeno Havan
Non il mangiatore, non il cibo, non il godimento del mangiare,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
Né la paura di morire, né la distinzione fra caste,
Non il padre, non la madre, nemmeno nascita ho io,
Non il discepolo, non il maestro, non il fratello, non l’amico,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
Io sono senza dubbio, io esisto senza forma,
Onnipervadente sono io, io do vita ai miei sensi,
Eterno, immutabile, nè libero nè attaccato,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
Non le orecchie, non la lingua, non il naso, non gli occhi,
Nè l’etere, non la terra, non il fuoco, non il vento,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
Non l’energia della vita, non i cinque soffi vitali,
Non i sette elementi del corpo, né i suoi cinque involucri,
Né gli organi di purificazione, non il parlare, le mani o i piedi,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
Né disprezzo o compiacimento, attaccamento o avidità,
Nessun orgoglio o gelosia,
Nessun dovere, né ricchezza, desiderio, né liberazione,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
Né virtù o vizio, né piacere o dolore,
Né luogo sacro, mantra, Vedas e nemmeno Havan
Non il mangiatore, non il cibo, non il godimento del mangiare,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
Né la paura di morire, né la distinzione fra caste,
Non il padre, non la madre, nemmeno nascita ho io,
Non il discepolo, non il maestro, non il fratello, non l’amico,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
Io sono senza dubbio, io esisto senza forma,
Onnipervadente sono io, io do vita ai miei sensi,
Eterno, immutabile, nè libero nè attaccato,
Eterna beatitudine e consapevolezza sono io, io sono Shiva, io sono Shiva.
mercoledì 21 ottobre 2015
Parole che amo: materia e pensiero.
Compiti per casa: andare a leggere l'etimologia di materia e di pensiero su www.etimo.it e alla luce di esse riflettere sulla seguente frase di Giordano Bruno:
"Non è la materia che genera il pensiero, è il pensiero che genera la materia".
"Non è la materia che genera il pensiero, è il pensiero che genera la materia".
mercoledì 9 settembre 2015
Om shanti
"L'intento è fondamentale. Più della pratica stessa.
L'intenzione ti offre un punto fermo di appoggio e di rientro nella quiete.
Ti libera da pensieri inutili.
Formula la tua intenzione senza pensarci troppo, portala con te sempre sul tappetino ed a essa invia l'energia della tua pratica. Scegli un mantra e un mudra e tienili fino che non avrai ciò che hai chiesto.
Dài energia a ciò che ti fa bene, puoi cambiare istantaneamente."
(Om shanti)
~~~
Uno dei discepoli chiese:
«Dicci come fare per spostarci dentro».
Allora il Maestro disse:
«Cominciate con il porvi in Lui.
Non andate nelle spaccature.
Perché, in verità, non vi è frontiera.
Soltanto gli occhi creano la frontiera
perché non vedono il Dentro che sta nel fuori.
Solo l’Occhio crea l’unione.
È attraverso l’occhio che vi porrete in Lui.
L’Occhio crea il Mondo, che fa i mondi.
L’Orecchio che intende crea l’Occhio e lo fa crescere.
Così, la realtà che si apre all’Occhio ed all’Orecchio
apre la strada ad un’altra realtà.
L’Uno nutre il molteplice
e il molteplice rimanda sempre all’Uno.
Vi annuncio: non separate,
spostatevi fra le separazioni.
È in questo modo che voi vi porrete in voi.
Questa è la via della quiete,
perché la quiete è il centro del cambiamento».
-Dal Vangelo di Maria Maddalena-
«Dicci come fare per spostarci dentro».
Allora il Maestro disse:
«Cominciate con il porvi in Lui.
Non andate nelle spaccature.
Perché, in verità, non vi è frontiera.
Soltanto gli occhi creano la frontiera
perché non vedono il Dentro che sta nel fuori.
Solo l’Occhio crea l’unione.
È attraverso l’occhio che vi porrete in Lui.
L’Occhio crea il Mondo, che fa i mondi.
L’Orecchio che intende crea l’Occhio e lo fa crescere.
Così, la realtà che si apre all’Occhio ed all’Orecchio
apre la strada ad un’altra realtà.
L’Uno nutre il molteplice
e il molteplice rimanda sempre all’Uno.
Vi annuncio: non separate,
spostatevi fra le separazioni.
È in questo modo che voi vi porrete in voi.
Questa è la via della quiete,
perché la quiete è il centro del cambiamento».
-Dal Vangelo di Maria Maddalena-
giovedì 11 giugno 2015
Pensare col corpo
Pensare col corpo di Jadier Tolia e Francesca Speciani
L'ho amato perché è un libro di facile lettura ma dagli spunti molteplici. Per quanto mi riguarda, la "lezione" che più di ogni altra ho fatto mia è che scegliere la "medicina alternativa" non vuol dire preferire l'omeopatia o i rimedi naturali al posto dei farmaci tradizionali. Scegliere la "medicina alternativa" significa smettere di "tenere le persone nemiche del sintomo e invece aiutarle a trovare un contatto più profondo con sé stesse", inducendole a riflettere sulle cause all'origine del disturbo. Indipendentemente dalla soluzione terapeutica che poi si sceglie. Detto così sembra una cosa semplice, in realtà non lo ho è per niente. Gli autori suggeriscono a chi vuole fare qualche passo in questo senso, di partire ponendo(si) alcune domande sui sintomi da indagare. In particolare:- dove compaiono?- quando compaiono?- cosa impediscono di fare?Non necessariamente le risposte ci saranno o saranno intuitive, e in alcuni casi nemmeno necessarie. Ma l'idea di poter dare una causa all'origine di alcuni disturbi può aiutare molto, anche solo a conoscersi un po' meglio.
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Gli indiani Pueblo mi dissero che tutti gli americani sono pazzi. Naturalmente ne fui stupito e chiesi perché. Risposero: "Be', dicono che pensano con la testa. Nessun uomo sano di mente pensa con la testa".
Carl Jung
Il sintomo non è che una zona d'ombra da indagare, come un aspetto di sé che non si riesce a vivere e a concretizzare. Nel sintomo è già presente la parte di sé che ancora non è emersa alla coscienza. In questo senso, prendere coscienza degli aspetti di sé sui quali il sintomo chiede di portare l'attenzione porta a completarsi, quindi a guarire.
Sembra che la natura sia in grado di darci solo malattie molto brevi. La medicina ha inventato l'arte di prolungarle.
Marcel Proust
I tre quarti delle malattie delle persone intelligenti provengono dalla loro intelligenza.
Marcel Proust
Mente bizzarra in corpo sano e mente sana in corpo bizzarro.
Guarigione e conoscenza. Guarigione è conoscenza.
Ci sono edifici muti, edifici che parlano, edifici che cantano.
Socrate
Pagina senza citazioni (arredata zen)
Al debutto, Zio Vanja di Čechov risultava prolisso e durava tre ore e mezza. Čechov lavorò tre giorni al testo e tagliò un'ora di spettacolo. Ma andato nuovamente in scena, la durata era sempre di tre ore e mezzo. "Ma come? Avete inserito dell'altro testo?" chiese Čechov. E il regista Stanislavskij: " No, abbiamo inserito le giuste pause".
Azione e contemplazione sono quindi due funzioni complementari. Questa complementarità non si può dissolvere se non a prezzo di una perdita del loro significato: l'azione crea un mutamento fisico, fa succedere qualcosa, ne vediamo gli effetti; crea quella che definiamo "un'esperienza". Ma solo quando è seguita da uno stato di quiete che rende possibile assaporarla, lasciare che sedimenti dentro di noi è che si integri, l'esperienza acquista senso e valore.
Dovunque il respiro venga trattenuto si crea una barriera.
In natura, come sappiamo, non esiste la separazione tra pulito e sporco, della quale siamo noi essere umani interamente responsabili. L'esigenza di avere una casa «pulita» comporta inevitabilmente un ambiente esterno più «sporco», perché quello che viene buttato fuori (scarichi, detersivi, spazzatura, gas, eccetera) la natura non sempre è in grado di riciclarlo. Prima di essere buttate nella spazzatura, le cose sono pulite. Ma appena vi arrivano, il contatto con ciò che è stato buttato prima le sporca.
Come direbbe Montalbán, rilassare gli sfinteri dell'anima.
Viene allora da chiedersi se siano proprio i condizionamenti religiosi e familiari o le regole morali a dettare il nostro comportamento sessuale, o se piuttosto non siamo noi a scegliere più o meno consciamente i condizionamenti, la religione, la morale, i valori familiari che in quel momento sono adeguati alla nostra fase di evoluzione psichica, mentale, emotiva, corporea. [...] In fondo, i condizionamenti si tengono anche perché sono funzionali.
Le tensioni del corpo, e in particolar modo quelle distribuite lungo la colonna vertebrale, corrispondono alle zone in cui appare necessario operare una sorta di separazione, o di un'esclusione inconsapevole di qualche aspetto di sé.
Paradossalmente, sprofondare verso il centro del proprio essere, anche a livello fisico, porta a ritrovare dentro di sé un forte senso di appartenenza al mondo esterno, esattamente come, andando ad analizzare le strutture subatomiche della materia, ci si ritrova a contatto con dimensioni che trascendono il tempo e lo spazio. [...] Mentre gli strati più esterni dell'organismo non informano gli strati più interni, il coinvolgimento in un rapporto fisico degli strati più interni rivoluziona completamente anche quelli più esterni.
Il termine commercio [...] contiene la radice merxdi Mercurio ed è quindi legato, almeno etimologicamente, a qualcosa di divino.
Tutti coloro che bevono questo rimedio guariscono in breve tempo, tranne coloro a cui non fa bene, che muoiono tutti.
Galeno (medico dell'antichità lo scriveva sui suoi preparati)
Dare aiuto agli altri non è che un falso antidoto alla paura della propria impotenza. [...]È la natura stessa a limitarci: non possiamo crescere al posto di un altro, affrontare la paura di un altro, soffrire al suo posto né fare scelte di vita che sono esclusivamente di sua competenza. Chi si rivolge al medico, in genere lo fa perché si sente impotente di fronte alla sua malattia. E il medico, offrendo una soluzione, ha modo di «vincere», almeno temporaneamente, il proprio senso di inadeguatezza. Anche se la negazione della propria impotenza impedisce di riconoscere i propri limiti e la complessità della situazione, ha tuttavia il grosso vantaggio di tranquillizzare entrambi. Ma le conseguenze sono quasi sempre a carico di chi viene curato.
L'autonomia implica il diritto di fare errori, di avere rimorsi, di scegliere senza saggezza, di comportarsi da sciocchi.
Petr Skrabanek
Se il corpo di un individuo è l'espressione della sua storia, ogni malattia e ogni sintomo dicono qualcosa su tutta la persona. Ogni disturbo altro non è che un segnale dell'organismo di fronte al quale si hanno fondamentalmente due scelte. Si può sopprimere il segnale perché è fastidioso, doloroso o costringe a modificare i propri piani, oppure si può dargli attenzione, sentire cosa dice di sé e muoversi di conseguenza, anche a costo di modificare la propria visione della realtà e il modo in cui si pensa a sé stessi o alla propria situazione, come spesso accade a chi si trova di fronte a patologie gravi.
Nessuna delle due scelte è giusta o sbagliata in sé, perché le priorità sono diverse per ciascun individuo - e anche per la stessa persona cambiano a seconda dei momenti -, ma cogliere la differenza è il primo passo per non subire i processi di cui si è protagonisti e quindi per poterli facilitare e incontrare invece di viverli, paranoicamente, come dispetti del destino o, tragicamente, come aspetti casuali e incontrollabili della vita.
Essere «responsabili» della propria salute non ha niente a che fare con l'essere «colpevoli» della propria malattia. [...] Cosa c'entra tutto questo con il mal di testa? Significa che la nostra sofferenza ha a che fare con noi. Sta dicendo qualcosa su di noi, della nostra vita, forse della nostra alimentazione, di ciò che pensiamo di essere, di ciò che facciamo, di come e di con chi viviamo, di come e con chi lavoriamo. Di dove viviamo e delle abitudini che abbiamo. Del nostro rapporto con gli altri. Della nostra storia e del nostro futuro. Quanto ci costa sopprimerlo con un'aspirina? E davvero stiamo sopprimendo solo la sofferenza, o anche tutto il bagaglio di informazioni che ci sta offrendo? [...] Solo se teniamo nella dovuta considerazione anche ciò da cui quel dolore è maturato e cresciuto fino a manifestarsi come campanello d'allarme potremo parlare di «guarigione». Da qui la responsabilità - che è di chi soffre e anche di chi cura - di trovare insieme la soluzione migliore, ovvero le informazioni capaci di ridurre la sofferenza, ma nello stesso tempo di non trascurarne il senso.
La comparsa di un significato in ciò che accade - che si tratti di una malattia, di una squalifica, di un avvenimento inatteso - porta sempre con sé un sollievo.
Il corpo non è che il mezzo tramite il quale l'anima ci insegna. L'anima è come il vento e il corpo è come la sabbia, sulla quale l'anima lascia le proprie tracce. Come afferma Bonnie B. Cohen [...] «se vuoi sapere come soffia il vento, è alla sabbia che occorre guardare».
Vorrei far sentire i sapori della vita con il palato a tutti coloro che li sentono con la testa.
Winny
Il sapere ottenuto tramite il sentire e l'assaggiare è ben diverso dalla conoscenza, che è un processo quasi esclusivamente mentale.
Il nostro corpo è qui, ora: chi vuole può sentirlo, e raccogliere le sue reazioni.
Vogliamo o no che la nostra vita sia orientata da ciò che sentiamo?
Sono stato e sono tuttora un cercatore, ma ho smesso di fare domande a stelle e libri; ho cominciato ad ascoltare gli insegnamenti che il mio sangue mi sussurra.
Hermann Hesse
Simbolo deriva infatti dal greco syn-ballein, che significa legare insieme.
Tra le diverse cosmologie a cui si può fare riferimento, il corpo è la più completa e tangibile. Nel corpo vengo rappresentati tutti i processi archetipici universali - il cervello come intelletto, il cuore come affettività, il fegato come forza, il sangue come passione, eccetera. [...]Noi d'altra parte ci troviamo nel periodo storico e nell'area geografica in cui si è verificata la maggiore dissociazione tra psiche e corpo registrata dalla storia dell'umanità. In un'economia globale, l'Occidente industrializzato non è poi tanto diverso dall'adolescente che si perde al computer per ore, dimenticandosi di tutto il resto, forse perché in quel momento della sua crescita sta sviluppando specifiche funzioni cerebrali e neurologiche. Per la prima volta è possibile vivere senza una necessità pratica del corpo: automobili, ascensori, energia elettrica, telecomando permettono di credere di non averlo e, nel caso ci accorgessimo di averlo per l'insorgenza di una malattia o di un dolore, abbiamo infiniti strumenti - sia chimici (come gli analgesici) sia culturali (come la televisione o i ritmi lavorativi) - per riuscire a dimenticarcene. [...]Il corpo con le sue sensazioni - e anche con le sue malattie - continua infatti a essere il canale principale di collegamento con la totalità del nostro essere. È l'Olimpo personale in cui giocano tutti gli «dèi» del sé più profondo. Estirpare dal corpo le proprie radici separa la persona dal parlamento dove sono rappresentati tutti gli aspetti della sua anima.
Nascere in questo periodo storico e in questa cultura ci ha sicuramente portato molto lontano. Forse è ora di tornare a casa.
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martedì 5 maggio 2015
Quanti ego hai?
In Francia abbiamo Cartesio con il famosissimo assioma “io penso, perciò sono”, “io ho dubbi, perciò sono”. La Tradizione va totalmente all’opposto di questo punto di vista, essa lo ribalta: “io sono, perciò penso” e non “io penso, perciò sono”.
Quanti ego hai?
Ci sono falsi maestri perché ci sono falsi discepoli.
Pensieri di Raphael, misterioso mistico tratti da una rara, lunga e interessante intervista che si può leggere nel seguente link:
giovedì 27 febbraio 2014
lunedì 16 settembre 2013
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