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mercoledì 23 maggio 2018

Donne che corrono con i lupi ~ Clarissa Pinkola Estés
(una selezione di citazioni dal libro)

Hambre del alma 

Ogni volta che alimentiamo l'anima è garantita una crescita.

Se avete una cicatrice profonda, questa è una porta. Se amate il cielo è l'acqua tanto da non poterlo quasi sopportare, questa è una porta. Se desiderare fortemente una vita più profonda, una vita più piena, una vita più sana, questa è una porta.

Ma non tutto è perduto per sempre.

Vi rivelerò subito che non appartengo alla divina schiera di coloro che vanno nel deserto e tornano gravidi di saggezza. Sono passata da molti focolari, e ho sparso doni angelici là dove ho dormito, ma il più delle volte, invece della saggezza, ho trovato episodi sconvenienti di Giardasis, Escheria Coli e dissenteria amebica. Questo è il fato di una mistica della classe media dagli intestini delicati.

Cantare significa usare la voce-anima. Significa dire nel respiro la verità del proprio potere e del proprio bisogno, soffiare anima nella cosa che soffre o ha bisogno di reintegrarsi.

Quel che si può vedere nell'oscurità non è necessariamente visibile alla luce del giorno.

Va bene l'audacia, ma non la temerarietà.

Anche nel migliore dei mondi l'anima ha bisogno di essere di tanto in tanto rinfrescata.

Un deserto è un luogo in cui la vita è molto condensata. Le radici di ciò che vive sono aggrappate all'ultima lacrima d'acqua, e il fiore tesaurizza l'umidore apparendo soltanto presto la mattina e nel tardo pomeriggio. La vita nel deserto è piccola ma brillante, e quanto accade si svolge per lo più nel sottosuolo. Come la vita di molte donne.

L'iniziazione non è mai finita

La cultura è la famiglia delle famiglie.
[...]
La cultura cura. 

Se non custodisci i tuoi tesori, ti verranno rubati.

Se troppo saprai, presto invecchierai.

Nulla va mai del tutto perduto nella psiche.

La natura non chiede permessi. Fiorite e venite alla luce quando vi aggrada.

Amare significa stare con. Significa emergere da un mondo di fantasia in un mondo in cui è possibile un amore sostenibile a faccia a faccia, ossa contro ossa, un amore fatto di devozione. Amore significa restare quando ogni cellula dice: Scappa!
~
Paradossalmente quando uno dei due innamorati tenta la fuga, la relazione è investita di più vita. [...] Questo fenomeno è una delle grandi tragicommedie dell'esistenza.

"Alla fine, tutti dobbiamo baciare la strega".

Recita un antico detto: «Ignoranza è non sapere nulla ed essere attratti dal buono. Innocenza è conoscere tutto ed essere ancora attratti dal buono».
[...]
In questo stato di saggia innocenza si entra lasciando cadere cinismo e protezionismo, e rientrando nello stato di meraviglia che si osserva nella maggior parte di coloro che sono molto giovani, e in molti che sono molto vecchi. È la pratica di guardare con gli occhi di uno spirito sapiente e amante, e non con quelli del cane bastonato, della creatura inseguita, dell'essere ferito e in collera. L'innocenza è uno stato che si rinnova con il sonno. Purtroppo, molti la gettano da parte con le coperte quando ogni giorno si levano. Meglio sarebbe portare con noi un'innocenza  vigile, e tenercela stretta per riceverne calore.
Quella lacrima che dice: «Ammetto la ferita».

L'amore nella sua forma più piena è un susseguirsi di morti e rinascite. Muore la passione e rinasce. Il dolore viene scacciato e rispunta da un'altra parte. Amare significa abbracciare e nel contempo sopportare molte fini e molti inizi, il tutto nella stessa relazione.

La Morte conduce la danza, sua partner è la Vita.

Amare è imparare i passi, far l'amore è danzare quella danza.


La fioritura ci toccava in sorte su questa terra. Fiorire, non soltanto sopravvivere, è il diritto che ci spetta dalla nascita in quanto donne.

Per essere in grado di vedere le svolte giuste, dobbiamo saper vedere quelle sbagliate.

Toccando il fondo, sebbene ciò sia estremamente doloroso, si trova anche il terreno per la semina.

C'è qualcosa nella fame che provoca un obnubilamento del giudizio.
Rileggere brani di libri o di poesie che ci hanno commosse. Passare anche soltanto pochi minuti in riva d un fiume, accanto a un corso d'acqua o in una caletta. Sdraiarsi per terra nella luce che filtra dagli alberi. Stare con la persona amata senza avere i bambini attorno. Sedere sotto il portico a sgranare, sbucciare o rammendare qualcosa. Camminare o guidare per un'ora, senza meta, e poi tornare. Prendere un autobus con destinazione ignota. Tamburellare con le dita ascoltando musica. Salutare il sole che sorge. Raggiungere un posto dove le luci non interferiscono con il cielo notturno. Pregare. Stare con un amico speciale. Sedere su un ponte lasciando ciondolare le gambe. Tenere in braccio un bambino piccolo. Sedere in un bar, accanto alla finestra, e scrivere. Sedere in una radura tra gli alberi. Asciugarsi i capelli al sole. Aprire le mani sotto la pioggia. Curare le piante e sporcarsi ben bene le mani di terra. Contemplare la bellezza, la grazia, la commovente fragilità degli esseri umani. 

I vecchi Inuit dicono che il respiro di un Dio e il respiro di un essere umano, quando si mescolano, fanno sì che una persona crei una poesia intensa e sacra.
Proprio la poesia e il canto sacro andiamo cercando, la grande occasione di usare il linguaggio selvaggio che impariamo nelle profondità del mare. 

Molto tempo fa la parola inglese "alone", solo, era composta da due parole, "all one". Essere "all one" significava essere nell'unicità, essenzialmente o temporaneamente. È proprio questo il fine della solitudine.
[...]
Nei tempi antichi, come riportano medici-guaritori, religiosi e mistici, la solitudine intenzionale era un palliativo e anche una misura preventiva. Vi si ricorreva per sanare la fatica e per prevenire il logoramento. Era usata anche come oracolo, un modo per ascoltare il Sé interiore onde sollecitare consigli e guida, impossibili a udirsi nel frastuono della vita quotidiana.

Non è difficile a farsi, il difficile è rammentarsi di farlo.

“Ella habla por en medio en las piernas”.

Dimenticare è un gesto attivo, non passivo.

Forse non ci sarà il finale "e poi vissero felici e contenti", ma quasi per certo ci sarà un nuovo "C'era una volta" per ricominciare.

La redenzione cura la ferita un tempo aperta. Ma rimarrà certo una cicatrice. Al cambiare del tempo la cicatrice dorrà ancora. Questa è la natura del vero lutto.

Il nostro desiderio di morire senza morire.

Anche se molte saranno le cicatrici, è bene ricordare che, nella resistenza alla tensione e alla pressione, la cicatrice è più forte della pelle. 
Capo espiatorio.

A nessun essere senziente in questo mondo è concesso di restare per sempre innocente.

Il Diavolo simboleggia la forza oscura della psiche, il predatore [...]. Questo Diavolo è un brigante archetipo che ha bisogno della luce, la vuole, l'assorbe. In teoria, se gli fosse data la luce - ovvero una vita con la possibilità di amare e creare allora il Diavolo non sarebbe più il Diavolo.

Arricchimento e reintegrazione.

Dicendo «reclamare», pensiamo all'inoltro di proteste e lagnasse, perché questo è l'uso attuale del termine. Ma ha un significato più antico, derivante dal'antico francese reclaimer, che significava «richiamare il falcone liberato». Dunque far sì che qualcosa del selvaggio torni quando è richiamato.

Il meglio non può e non si deve nascondere.

Se non vai nei boschi, nulla accadrà mai, e la tua vita non avrà mai inizio.


Historias que son medicina.
[...]
Una storia non è semplicemente una storia. Nel suo senso più innato e consono, è la vita di qualcuno. Sono il numen della sua vita e la familiarità di prima mano con le storie che portano a rendere la storia una «medicina».
[...]
Andate e lasciate che le storie, ovvero la vita, vi accadano, e lavorate queste storie dalla vostra vita - la vostra, non quella di qualcun altro -, riversateci sopra il vostro sangue e le vostre lacrime e il vostro riso finché non fioriranno, finché non fiorirete.



mercoledì 17 febbraio 2016

Le infradito di Buddha

Le infradito di Buddha di Zap Mangusta, Ponte alle Grazie Saggi e Manuali


(Una lettura scorrevole e leggera per introdursi al pensiero orientale e ad alcuni dei suoi maestri più famosi, tipo Aurobindo, Osho, Buddha e altri).

Citazioni dal libro:

Le cose vanno così in India. Ci sono migliaia di modi di darti il benvenuto: alcuni dei quali possono ucciderti.

«Niente come il cibo rappresenta l'Assoluto, ma anche la provvisorietà delle cose del mondo. [...] Per cibarsi bisogna distruggere qualcosa, per poi assimilare quegli elementi che sono stati dissolti e che quindi ritornano a vivere in noi. Trasformandosi. L'uomo è ciò che mangia».

Un discepolo si era macchiato di un furto. I suoi compagni reagirono duramente, condannandolo. Il maestro però non disse nulla e nemmeno lo punì.
Uno dei discepoli allora non seppe trattenersi e sbottò: «Maestro, ma come puoi ignorare ciò che è accaduto? Dopotutto, Dio ci ha dato gli occhi!». «È vero», replicò il maestro, «ma anche le palprebe».

«Io non sopporto la logica. [...] È l'inutile strumento delle persone senza fantasia... Viva l'intuizione, invece. Che è quello della genialità!»

L'allievo chiese: « ...ma insomma, dove risiede l'essenza del Buddha?». «Nello scopino del water, probabilmente», rispose il maestro.

La risposta di ogni cosa non la si ottiene cercandola. Tuttavia, è abbastanza chiaro che solo chi la cerca la trova.

Per osservare più chiaramente il cielo, non c'è niente di meglio che cadere con la schiena per terra.

Ricordatevi che ci sono equazioni di cui non si dà alcuna soluzione.

Noi siamo davvero degli individui? Il termine individuo, infatti, vuol dire entità indivisibile senza contraddizioni. Noi invece, a seconda delle circostanze, possiamo essere egoisti o generosi, appassionati o menefreghisti, nobili o meschini. Dunque, non siamo individui, ma siamo composti da tanti piccoli frammenti, il che spiega perché a volte ci sentiamo «a pezzi».
Ognuno di questi frammenti è spesso in contraddizione con gli altri. Perché, per quanto evoluti, siamo pur sempre animali, mossi da istinti e pulsioni, con differenti necessità, stimoli e abitudini. Possiamo essere aggressivi o teneri, tolleranti o intransigenti, a seconda delle circostanze. Ci siamo sviluppati, certo, ma dobbiamo evolverci ancora, proprio come pensava Aurobindo.

Noi siamo la violenza che vediamo: questa è la Verità. E dobbiamo comprendere questo basilare concetto con testa, cuore ed essere, se vogliamo che un domani la violenza cessi di esistere.

Non è facile ma è senz'altro entusiasmante.

La mente può essere libera?

Dai il benvenuto alla tristezza, e lascia che sia tua ospite ben accetta. Sii il suo padrone di casa e osservala attentamente. Rimarrai sorpreso, perché possiede alcune bellezze che la felicità non potrà mai avere. Non si tratta di scegliere la tristezza, questo no, ma di godere anche di lei, quando bussa alla tua porta.

In tempi di mediocrità emozionale, la mediocrità viene scambiata per saggezza e l'apatia per riservatezza.





giovedì 2 gennaio 2014

Testa_mento (morirò di fantasia)

"Morirò di fantasia" così cantavano i Negrita un bel po' di anni fa in un pezzo che pochi e non troppo giovani ricorderanno. 
È un verso che mi torna spesso in mente e che mi è sempre sembrato scritto apposta per me.

E se non posso decidere quando e come lascerò questo corpo (mi limito a sperare che avvenga il più tardi e serenamente possibile), vorrei che sulla mia lapide ci sia scritto:


Morta di troppa fantasia
Esattamente come ha sempre vissuto.