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mercoledì 10 febbraio 2021

Diceva Ennio Flaiano: “I grandi amori si annunciano in un modo preciso, appena la vedi dici: chi è questa stronza?”

Credo che la stessa incontrovertibile verità si possa estendere non solo alle persone, ma anche ai luoghi, alle cose, alle situazioni.

Come tra me e Chiatona, per esempio.

La prima volta che ci ho messo piede ho pensato, con tutto il mio cuore, il mio fegato e il mio stomaco: che schifo di posto. E che nome di merda. 

Chi mi conosce sa, perché lo dico sempre, che da sarda mi approccio a qualunque mare diverso da quello della mia isola con una tremenda puzza sotto il naso. 

Nel caso di Chiatona la puzza è anche quella dell’Ilva: se quelle ciminiere fumanti fossero un’installazione artistica, Chiatona sarebbe il posto in prima fila per ammirarle. 

A dare man forte alla mia snobberia anche un innegabile degrado che di fatto la pervade, sopratutto in alcuni punti, in modo davvero vergognoso e sicuramente non necessario, in fondo dare una mano di bianco ai muretti sul mare non manderebbe in fallimento nemmeno la più disastrata delle amministrazioni.

E poi c’è quel fondale del mare grigio, con cui riesco a scendere a patti solo da quando, qualcuno per prendermi in giro mi disse: “fai finta di fare il bagno del Gange”.

E io davvero ho iniziato a fare finta che fosse il Gange. Ricordando che il fiume più sacro e amato del mondo non svetta certo per limpidezza ed igiene, ed è stato forse così che ho iniziato prima ad apprezzarla e poi ad amarla.

Insomma a Chiatona all’inizio ci venivo solo per comodità: abbastanza vicina, con relativamente poco traffico, buone probabilità di trovare parcheggio e, sapendo dove andare, possibilità di trovare un angolo di spiaggia libera non troppo affollato nemmeno a Ferragosto. Piano piano poi l’ho iniziata a scoprire, accorgendomi che è immersa in bellissime pinete poco frequentate; che nelle sue spiagge crescono profumatissimi gigli di mare; che nelle intricate viuzze che la attraversano ci sono case nascoste tra i pini che potrei addirittura definire molto belle; che le strade hanno nomi deliziosi, tipo Via del Buongiorno; che oltre alle ciminiere dell’Ilva, quando le giornate sono limpide, si possono vedere anche i monti della Calabria; che nei giorni di luna piena estivi si può vedere al tempo stesso il sole tramontare e la luna sorgere, o al contrario ammirare l’alba di sole insieme al tramonto di luna; che è una meravigliosa colonia di gatti per lo più neri, felici e ben nutriti.

Lentamente eppure improvvisamente questo “schifo di posto” è diventato un posto del cuore, custode di passeggiate solitarie, di sessioni di yoga, di momenti a volte romantici e a volte goliardici, in ogni caso indimenticabili, di confidenze con le amiche, di risate, abbracci, risate, baci, risate, lacrime, e ancora risate.

Adesso non cambierei Chiatona con nessun altro posto al mondo (a meno che non si tratti della Sardegna, sia ben chiaro). Anche perché, dove lo trovo un altro posto a dieci minuti da casa che mi faccia lo stesso effetto del Gange? 

sabato 9 maggio 2020

- Ma perché hai la tastiera in hindi?
- Perché mi piace.
- Ma sai scrivere qualcosa?
- Solo due cose...
- Vaffanculo lo sai scrivere?
- ...

lunedì 3 dicembre 2018

“Come la rabbia di amare”.

L'ira della dea si trasforma in amore materno

Nella mitologia indiana, talvolta, è lo stesso Śiva che riesce a placare lo slancio distruttivo della sua paredra. Nel Liṅga-Purāṇa, ad esempio, si narra che il demone Dāruka prese a tormentare gli dèi e, a causa di una concessione, soltanto una donna avrebbe potuto ucciderlo. Brahmā, allora, si rivolse al dio Śiva, il quale a sua volta si rivolse a Pārvatī che entrò, senza che nessuno se ne accorgesse, nel corpo del suo sposo. Ivi la dea plasmò un nuovo corpo nero col veleno contenuto nella gola di Śiva e, successivamente, quest’ultimo la emise nella forma terrificante di Kālī, la quale, circondata da spaventevoli Incubi, i piśāca, trucidò Dāruka. Ciononostante, l’ira di Kālī non si placò. Tanto che l’universo intero, scosso dalle sue grida e dai suoi passi grevi, continuava a tremare. Fu così che Śiva, grazie al potere della sua māyā, assunse le fattezze di un bambino che piangeva per la fame. Trovandosi di fronte a quel fanciullo sofferente, allora, Kālī non poté fare a meno di soccorrerlo ed allattarlo. Con il latte, tuttavia, Śiva aspirò via anche la collera della dea.

Diego Manzi



Fonte:

sabato 27 gennaio 2018

Cristóbal Jodorowsky ~ Il collare della tigre

Estratti dal libro Il collare della tigre di Cristóbal Jodorowsky

La bellezza guarisce: la sua ricerca trasforma l'arte in uno degli strumenti di guarigione più potenti.

Il senso nascosto dei disordini amorosi 

Percorrere solo strade che abbiano cuore

C'è un vecchio dinosauro nascosto dentro tutto noi (a proposito del cervello rettiliano ndr).
Al giorno d'oggi, quasi tutti veniamo al mondo in circostanze disastrose che segneranno profondamente la nostra vita, anche se non ce ne rendiamo conto: il tocco meccanico e gelido di infermieri e dottori, il taglio cesareo, l'epidurale, il parto indotto perché l'équipe medica non ha tempo, le luci che aggrediscono il bambino, il taglio asettico del cordone ombelicale effettuato dai dottori anziché dalla madre (che dovrebbe tagliarlo insieme al padre), i tubi e gli aghi introdotti nel neonato... Tutto ciò comporta un primo trauma per la vita del bambino. E poi, che fine fa la placenta? Gli indios la seppelliscono con il massimo rispetto, perché la considerano una specie di sorella gemella del neonato, una creatura viva che lo protegge per nove mesi e alla nascita si sacrifica per lui.

"È una fortuna poterti proteggere, meravigliosa espressione universale. Umilmente, ti consegno questo ventre nel quale sei accolto con infinito amore. Dispongo il mio utero come un paradiso benedetto affinché tu, presenza e testimone dell'eterno, sia portato in grembo in assoluta consapevolezza".

Ciò che avete imparato ascoltando le parole altrui lo dimenticherete molto rapidamente; ciò che avete imparato con tutto il vostro corpo lo ricorderete per il resto della vita.
Gichin Funakosci

Oggi posso dire di essere un free-lance spirituale: il mio tempio è portatile.

Una società ricca ma angosciata.

Sin dal primo giorno potremmo dire ai nostri figli che il corpo è il cosmo e la coscienza divina, che la vita si può vivere come un paradiso, che l'essere umano è un produttore di bellezza, che il piacere è benedetto. 

Non tutti è analizzabile: esisterà sempre una dimensione del mistero che bisognerà accettare e vivere, e fenomeni irrazionali che interverranno in un esercizio personale di guarigione.

Sii il tuo corpo mentre vivi.

Qualcuno me l'ha mostrato e io l'ho trovato da solo.
Lew Welch

Se uno reagisce violentemente a qualcosa, significa che vi è immerso fino alla punta del naso.

Il dolore quando non diventa carnefice diventa un grande maestro.
Concepción Arenal

Chi può aiutare con le braccia, aiuti con le braccia; chi può aiutare con le gambe, aiuti con le gambe, ma tutti devono aiutare in quest'opera universale.
Ejo Takata

Scetticismo? Può sembrare strano che usi questa parola. La mia visione spirituale è molto vicina all'arte e allo sciamanesimo, tra l'altro perché penso che sia un cammino molto democratico per la vita spirituale. Permette di vivere un'esperienza religiosa rivelatrice senza dover passare per le strutture imposte da una chiesa o una dottrina; permette anche una totale autonomia spirituale e lascia spazio a una libera esplorazione del proprio essere un del mondo senza tabù né restrizioni.

Se si è capaci di ereditare (dal proprio albero genealogico n.d.r.) una nevrosi, si può anche ereditare una struttura spirituale o un diamante familiare.

Nella rappresentazione del nostro corpo presente nella neocorteccia, le mani occupano il settanta per cento dello spazio: sono l'estensione più completa della mente.

La mia percezione limitata
non può impartire insegnamenti,
ma tu, condizione originaria, lo puoi fare per me.
Tutta la conoscenza,
tutta la saggezza, 
tutta l'espressione, sei tu, 
è inscritta nell'organismo universale che sono, 
mi dispongo, indiviso,
a consegnarmi senza timori,
evado i miei limiti,
e sono al tuo servizio, 
offerto perché la tua essenza si sveli.
Fammi essere il veicolo del tuo splendore.

L'uomo ricorda facilmente di essere figlio del passato, ma dimentica spesso di essere padre del futuro. [...] Come dice l'orientalista Trevor Leggett: «Un uomo è insieme padre e figlio di se stesso».

Quando il bruco nasce, ha già dentro di se la farfalla. Per questo realizza il gigantesco sforzo di trascinarsi per chilometri, scegliersi un bell'albero, salirci sopra a fatica, ripiegarmi su se stesso e mettersi a produrre bava, affogandoci dentro, consegnandosi alla morte. Non gli importa: ha sempre saputo che sarà farfalla.

La cosa più difficile da imparare nella vita è quale ponte bisogna attraversare e quale ponte bruciare.
Bertrand Russell

L'io familiare sa tutto dell'altro, dal momento che lo vive sotto lo stesso tetto nel corso degli anni. Nel nostro essere esiste una frequenza familiare in cui tutto si sa è tutto si vive, anche se non in forma razionale.

Dio non ha religione.
Mahatma Gandhi

Oggi siamo consapevoli che questi libri sacri di tutte le culture appartengono all'umanità: sono lasciti iniziatici, offerte, chiavi simboliche per accedere a un cammino spirituale. Se li prendiamo come miti sorprendenti, interpretandoli come si interpretano i simboli, possiamo svilupparli all'infinito e ci riveleranno le innominabili dimensioni dell'essere. Ognuno di noi ha la sua Bibbia dentro di sé, e può farne ciò che vuole. [...] Il simbolo è uno specchio dei tuoi limiti, e sarà sulla base della loro interpretazione che ti definirai e comporterai. Leggendolo da un'ottica aperta, senza timore, o meglio senza vigliaccheria, si otterrà da essi una visione liberatoria. Si tratta solo di darsi il permesso, che ovviamente è già concesso, di immaginarmi senza limiti.

Secondo i principi della psicomagia, le pulsioni o desideri non si devono sublimare, accettare o accomodare, ma realizzare. Sono come una freccia, un proiettile con un percorso prefissato che, anziché essere sviato, deve essere condotto inesorabilmente alla sua meta. Realizzandola metaforicamente, si pone fine all'ossessione: il cervello può riposare e passare oltre, viene liberato e il suo comportamento non prende più le mosse da quella frustrazione: fondamentale è che l'atto avvenga contemporaneamente su due piani diversi: su uno, quello razionale, si percepiscono gli eventi letteralmente, sapendo che si tratta di un gioco metaforico, così non c'è colpa, tutto è simbolico. Su un altro piano, ciò che accade è vissuto come un'assoluta realtà, in cui la metafora non esiste: se l'ostacolo è di natura psicologica, forse si potrà superare proprio partendo dalla metafora.

E che cos'è l'immaginazione se non energia in azione, l'espressione dell'invisibile che si manifesta attraverso lo psichismo?

Quando Golia si mosse contro gli israeliti, tutti i soldati pensarono: «È così grande che non potremo mai vincerlo». Ma Davide guardò il gigante e disse: «È così grande che non posso mancare il bersaglio».
Russ Johnston

La mediocrità consiste nel trovarsi di fronte alla grandezza e non accorgersene.
Gilbert Keith Chesterson

Oltre il vivere e il sognare c'è la cosa più importante: svegliarsi.
Antonio Machado

Ciò che temeva davvero era la propria forza.

Dove c'è il trucco, lo spettatore vede il miracolo in maniera simbolica e sottile, giocando a sorprendersi di fronte alla prestidigitazione; ma in fondo sente risuonare il mistero dentro di sé. Sarà per questo che esiste il Tarocco di Marsiglia Le Bateleur, la carta numero uno, che altri chiamano Il Mago. Anch'essa rappresenta il prestigiatore, con una tasca sul tavolo che si perde oltre i confini della carta. È la tasca da cui estrae i contenuti e i saperi dell'altra dimensione che non siamo abituati a conoscere.

L'importante è guarire: il mezzo può variare.

La farsa di fare il lavoro interiore con la testa, anziché con tutto l'organismo.

Accettare la propria vera natura significa lasciare spazio alla salute e alla felicità.

Ma chissà cosa assorbono le nostre menti...

Faccio del mio respiro il respiro dell'universo. Respiro con il cuore come mio centro.

Guarire vuol dire trovare il coraggio di affrontare le paure, superare le inibizioni, osare essere quel sacro noi stessi e farlo chiunque noi siamo, qualunque difficoltà attraversiamo o ci sia capitata, qualunque sia la nostra statura; permetterci di uscire dalle abitudini, forzare il destino [...], con una forza irremovibile, sapendo che se hai deciso di risvegliarti, ti risveglierai.

Le parole sembrano niente, ma contengono spesso i lucchetti che impediscono l'espansione del nostro autentico essere.

Quando un nuovo essere dice la sua prima parola, i genitori si precipitano sul lettino con voce rotta, gridando: «Ha detto papà!», «ha detto mamma!» In realtà il bambino sta solo facendo uso di un archetipo universale che significa: «Proteggetemi, nutritemi».

Da quando siamo racchiusi nel ventre di nostra madre attraversiamo l'intero processo di evoluzione della specie: siamo molecola, mollusco e pesce. Usciamo dall'utero e strisciamo come i serpenti. Poi camminiamo a quattro zampe come i mammiferi, riusciamo a metterci in piedi, ma cadiamo di nuovo, come tante volte sarà capitato al primo ominide sedici milioni di anni fa. Alla fine riusciamo a metterci dritti come l'Australopiteco, e come l'homo habilis cominciamo a manipolare gli oggetti. Il fuoco (intelligenza) si trasforma in scoperta folgorante passando alla fase Homo erectus. Come il Neanderthal, arriva il momento in cui risvegliamo la nostra coscienza dell'altro. L'Homo sapiens sapiens - l'uomo che sa di sapere corrisponde ai sette anni, l'età della ragione. Verso i quattordici il cervello fa un passo equivalente a un'evoluzione di mille anni di storia: l'adolescenza simboleggia il presente, ed è lì che spesso si impantana, senza riuscire a separarsi dal passato, dall'infanzia - come fanno tutti i mammiferi salvo l'essere umano - per unirsi a ciò che chiamerei mente futura: vivere la totalità del processo evolutivo dell'essere umano in una sola vita, che comprende passato e futuro. Questo io futuro, che sarebbe un io senza tempo, infinito, resta di solito in un angolo, in attesa che ci decidiamo a superare il passato. Abbandonare un tipo di relazione infantile con i genitori equivale a liberarci della nostra dipendenza dal passato ed essere disposti a proseguire quell'evoluzione rimasta aperta.
[...]
Quando ci chiamano papà o mamma, in noi vengono invocati milioni di esseri passati. Forse è proprio per questo che non riusciamo a smettere di pronunciare queste parole [iniziando a chiamare i propri genitori con il nome proprio quando si diventa adulti, ndr]: in un certo senso, sarebbe come seppellire tutta la nostra umanità passata. Ecco uno dei significati del samsara o reincarnazione dell'induismo: un'immensa ruota che spingiamo in una ripetizione infinita, da cui gli antichi saggi cercavano di evadere «imparando a morire».

Non sempre i guaritori sono dei santi: ne ho conosciuti tanti pieni di demoni.

Siamo tutti legati da vincoli invisibili che resistono agli anni e alle distanze. 

Il dolore è il megafono che Dio usa per svegliare un mondo sordo.
Clive Staples Lewis

L'illusione fondamentale dell'umanità è supporre che io sono qui e tu lì.
Yasutani Roshi

Quando al maestro tantrico Abhinavagupta chiesero che cos'è lo yoga (che si traduce come "unione"), egli rispose, ricordando il suo maestro Vasugupta: "Stupore!"

Il desiderio nasce dalla paura: le sue sensazioni sarebbero le facce opposte della stessa moneta. [...] «Devi realizzare i tuoi fantasmi. [...] Altrimenti non smetteranno mai di possederti».

Non fuggire da ciò che ti cerca.

Sono convinto che liberando me stesso libero il mondo, sono parte di un comune organismo sociale e spirituale universale, ei n qualche modo misterioso ciò che realizzo io si inscrive nella totalità dell'Universo. 
[...] 
Siamo cocreatori delle nostre vite e della nostra biologia, che modelliamo attraverso le nostre idee.

Per anni ho guardato il mondo con l'intelletto, cercando di focalizzarlo nella cornice in cui me lo presentavano i giornali, le notizie, i libri di storia, di scienza, le fotografie... Accettando la comune immagine fissa che ci unisce, mi immergevo nella sicurezza della mia tribù umana e mi sentivo sicuro vedendo quello che vedevano tutti gli altri: ecco cosa chiamo vivere un sogno addormentato. Ma impregnando la realtà della mia immaginazione, mi sono vietato di perdere tempo a criticare e ho creato in me un riflesso di dono continuo. Se non potevo trasformare il mondo con i miei limitati mezzi materiali, l'avrei fatto nella mia immaginazione: ogni volta che ho stretto una mano ho iniettato litri di gioia. Quando ho intavolato una conversazione, il mio fiato si è trasformato in un flusso di pace. Chi mi poteva impedire questa forma di terrorismo della bontà? Mi diranno che sono un megalomane, ma preferisco dare il meglio di me piuttosto che sputare tutta la mia negatività in faccia al mondo.

Tutto è possibile se lo si decide interiormente.

Ogni cammino deve sfociare nel cuore, perché è qui che secondo tante culture risiede la vera forza.

Vincere la disperata paura di scomparire, abbandonarsi all'insondabile, fare un passo nel vuoto.

Vivere è lasciarsi alle spalle le migliaia di scheletri di creature passate, vecchi gusci bruciacchiati, fiammate passeggere di una festa, uscire da ogni istante come da un paio di scarpe vecchie di cui ci si disfa senza ripensamenti.

Ciò che chiamiamo morte è presente in ognuno di noi come un processo di trasformazione. Anzi, noi siamo la morte stessa. In questo preciso istante, milioni di cellule si disintegrano nel nostro organismo, diventano il nutrimento di altre che nascono e pertanto le vanno a integrare. Siamo un universo che si retroalimenta. Il nostro corpo è il combustibile che permette al cosmo di trasformarsi. Siamo il nutrimento della coscienza che ci nutre. Dio è cannibale.

Se non è in tuo potere modificare una situazione che ti provoca dolore, potrai sempre scegliere come affrontare questa sofferenza.
Viktor Frankl

Il dolore è permesso. La sofferenza no.

Quando ci si fa la pipì addosso dalla paura, ci si vuole proteggere con una muraglia metaforica. Molti problemi alla vescica hanno questa causa: l'incontinenza è legata alla paura, al tentativo di marcare il terreno in cui ci si sente al sicuro. Chi fa poca pipì segue la strategia opposta: non marchi il territorio per non far sentire il tuo odore e non farti scoprire.

Ciò che si vive in famiglia si proietta anche nella società: perdendo gli incisivi, perdevo la relazione sociale. Se essi corrispondono all'intelletto, i canini sono i denti dell'istinto e i molari quelli dell'emozione. Gli incisivi sono il passaggio al mondo, un po' come la nascita: portano dalla madre al padre e alla parola, dal mondo interiore a quello esteriore. Nella nostra società, il sociale è profondamente legato al padre.
[...]
Pur di essere accettato, uno si trasforma nella sua famiglia.
[...]
«Sei questo o quello» equivale a: «Diventa quello che ti chiedo di essere!» Tali messaggi contengono di solito due ordini contraddittori: «Fallo!» e «Non farlo».
[...]
Sì perché noi siamo anche i nostri genitori, e se non riusciamo a trasformarli saranno per sempre energia bloccata dentro di noi.

Come nella storia della moglie di Lot, se ci si gira indietro ci si aggrappa al sentimento che si cerca di eliminare.

Nella cultura andina esiste un concetto, l'ainy, che vuol dire reciprocità. Parte dalla base dello scambio, ma questo scambio si realizza secondo le possibilità di ciascuno. Per esempio, se io posso aiutarti a costruire una casa perché ho la forza di farlo, ti aiuto; se tu non puoi perché non ce l'hai, mi aiuterai a fabbricare una sedia. Questo concetto non è basato sulla quantità, ma sulle possibilità di ognuno e sulla qualità dello scambio come vincolo di energia. C'è gente che non fa altro che chiedere e non sa dare: sono pozzi senza fondo di egoismo, convinti che tutto sia loro dovuto. Ma c'è anche gente che non fa altro che dare e non sa ricevere. Entrambi questi atteggiamenti sono eccessivi e dannosi, ed entrambi impediscono il flusso naturale della vita. Quando uno mi dà qualcosa e non posso dargli niente in cambio, cerco di fare un regalo a una terza persona, perché tutto circoli. Questa teoria si può applicare anche alla vita spirituale: quando affidi il tuo piccolo ego all'insondabile, ricevi qualcosa che individualmente non potresti mai dare. 

Rimanemmo immobili come angeli assetati d'amore alle porte di un paradiso a noi precluso.

Una freccia, a volte, guarisce un cuore malato.

Se l'universo ci aveva fatto nascere nella stessa famiglia, era perché approfittassimo del miracolo di essere fratelli.

Quando non si ha coscienza, nessuno è colpevole.

Se sei un bravo guerriero non ti darai la colpa, ma non permettersi che i tuoi errori si ripetano.

Ti benedico, ti rispetto e ti amo.

Se esiste un dono in me, esso non mi possiede ma mi attraversa. Non potrei mai rivendicarlo come mio, proprio come non appartengono al guaritore le sue doti curative: piuttosto, egli è un portatore, un umile veicolo della guarigione. La natura del potere dello sciamano si rivela nella sua capacità di mettersi a disposizione del prossimo per aiutarlo a liberarsi dalla sofferenza, offrendogli le chiavi per potersi espandere.

Quanta rabbia ho provato contro mio padre! O meglio, amore trattenuto, perché era quella la vera natura della mia rabbia.

Tout le rest c'est de la merde.

E sentii il feroce ululato dell'umanità colpirmi come un tuono.

Il segreto dà potere al mago, soprattutto quando fa del bene.

Non ci si può liberare dall’abitudine buttandola fuori dalla finestra.  
Bisogna farle scendere le scale un gradino alla volta.
Giorgio Gaber

Non lo sai che la fiamma è fuoco?

«Qual è la strada più breve tra un punto e l'altro?»
«Quella che ti è più utile».

Per il tuo cervello è essenziale sapere di più di una lingua. Il linguaggio può essere una prigione che limita la tua mente a una sola realtà in mezzo alla molteplicità in cui potrebbe svilupparsi. Un idioma modella il tuo comportamento: un francese si muove come un francese, un messicano di nuove come un messicano.

Il sanscrito è una lingua strutturata per provocare trasformazioni organiche e risonanze energetiche. Si tratta di una lingua iniziativa: pronunciare le sue preghiere sacre può aiutare a far circolare la nostra energia, aprire la mente e risvegliare canali insospettati nell'organismo. E poi ogni parola è una cattedrale, una nave, uno scheletro che va rivestito giorno dopo giorno di un significato diverso. 

Sono parte di tutto ciò che ho incontrato.

Ogni individuo possiede un sistema di simboli ed è essenziale scoprirlo e rispettare questo accesso. Comprendendo ciò, mi sono confermato nell'idea che si guarisce con ciò che si ama di più, si guarisce con il cuore. William Shakespeare diceva: «La mia corona non è sul mio capo, ma nel mio cuore».

Vincere è amare.

La vita non è una battaglia. È una danza - anche se piena di difficoltà. Una danza di amore assoluto.

Non bisogna aspettare che la gente cada per aiutarla a rialzarsi; bisogna porgerle il braccio perché non cada.

Il lungo e doloroso cammino della derazionalizzazione.

Meglio accendere una candela, per piccola che sia, piuttosto che imprecare contro le tenebre.

Ogni genere di persona cade in un eccesso che le è congeniale. Si può riconoscere la virtù di un uomo osservando i suoi difetti.

Cadere è permesso, ma alzarsi è obbligatorio.

Che la poesia sia con te.

È stato tutto un percorso infernale per ottenere amore.

martedì 14 marzo 2017

Jab pyar kiya to darna kya

"Jab pyar kiya to darna kya"
(Se hai deciso di innamorarti allora perché avere paura?)

Inno di tutti gli innamorati indiani e diventato slogan del gay pride in India.

L'incantevole (?) truzzeria bollywoodiana racchiusa in questa frase tratta da un film del 1960. Nella scena la giovane cortigiana Anarkali balla e canta al cospetto dell'imperatore e della sua corte. La giovane è innamorata del figlio dell'Imperatore, il quale naturalmente non approva e la farà murare viva. Non è troppo romantico? 




sabato 1 ottobre 2016

Io Sono Kali.
Mi hai chiamato? Hai chiesto di cambiare ed io sono qui per trasformarti. Io taglio via dalla tua vita quello che non ti serve più.
Io non sarò gentile e dolce verso di te.
Io taglierò fino a farti sanguinare e condurti in uno stordimento anemico, appena prima della morte.
E quando sarai debole non ti sarà più possibile resistere ai cambiamenti necessari e ti arrenderai ad essi.
Non ti preoccupare le tue ferite guariranno divenendo bellissime cicatrici.
Si, bellissimo!
Io ti condurrò alla morte e alla rinascita di una espressione di te stesso molto più profonda di quanto le tue paure permetterebbero.
Farà male, ma io compio questo per amore.
Io posso vedere ciò che è possibile e ciò che non è possibile oltre la tua paura e dolore per condurti ad una gioia inimmaginabile.
La dolcezza alle volte non ottiene i risultati voluti.
Alle volte è necessaria la violenza per strappare le radici di ciò che ci imprigiona.
Se avrai fede in me, essa si trasformerà in una lieve anestesia.
Non eliminerà il dolore necessario perchè io operi profondamente in te ma lo renderà tollerabile.
Fai un profondo respiro.
Continua a respirare ritmicamente.
Prometto il tuo dolore avrà presto fine.


venerdì 9 settembre 2016

"L'India è una grande ruffiana perché si fa perdonare tutto, le fatiche, le brutture, ti fa ricordare solo le cose belle."

Maya Swati Devi 

(su Yoga Journal settembre 2016)

mercoledì 7 settembre 2016

In fondo questa Murgia è un po' Barbagia.

In fondo questa Murgia e questa Barbagia sono un po' Brasile è un po' India

❤️

venerdì 29 luglio 2016

Noialtri, con l'anima indiana e il coração brasileiro.

We are not lucky, we are blessed ❤

martedì 14 giugno 2016

Dimmi quante volte mangi e ti dirò chi sei.

"Chi mangia una volta al giorno diventa uno yogi (persona che gode dell'abito spirituale),
chi mangia due volte al giorno diventa un bhogi (persona che gode dell'abito materiale),
chi mangia tre volte al giorno diventa un rogi (persona che soffre di una malattia)."

Detto indiano

venerdì 18 marzo 2016

Parole che amo: sorella.

Ci passiamo 13 anni di differenza. Che quando eravamo piccole erano un'immensità. Lei nasceva e io entravo nell'incubo della pubertà. Lei iniziava la prima elementare e io iniziavo l'università. Lei era nel pieno dell'adolescenza e io diventavo madre. 

Lei è ciò che io non sono mai stata e ciò non sono più. 

Io sono quello che lei non è ancora e ciò che non sarà mai. 

Oggi, per l'ennesima volta, ci separiamo senza sapere quando ci rivedremo.

Ma friends will be friend, sisters will be sisters, love will be love.

Lacrimuccia ❤️

mercoledì 9 marzo 2016

giovedì 18 febbraio 2016

La legge di Murphy applicata allo yoga #23

Postulato di Dina Paramhansa:

Anche se in India è la mano sinistra che lava le parti intime comunque alla fine dovrete usare anche la destra per lavare la mano sinistra. 

[Per chi non lo sapesse: in India non esiste (o comunque scarseggia) la carta igienica quindi per pulirsi dopo i bisogni c'è l'usanza di lavarsi esclusivamente con la mano sinistra. Per tale motivo quando si porge la mano agli altri si usa, in simbolico segno di rispetto, porgere esclusivamente la mano destra. Porgere la sinistra è considerato un gesto scortese e sconveniente].

mercoledì 17 febbraio 2016

Le infradito di Buddha

Le infradito di Buddha di Zap Mangusta, Ponte alle Grazie Saggi e Manuali


(Una lettura scorrevole e leggera per introdursi al pensiero orientale e ad alcuni dei suoi maestri più famosi, tipo Aurobindo, Osho, Buddha e altri).

Citazioni dal libro:

Le cose vanno così in India. Ci sono migliaia di modi di darti il benvenuto: alcuni dei quali possono ucciderti.

«Niente come il cibo rappresenta l'Assoluto, ma anche la provvisorietà delle cose del mondo. [...] Per cibarsi bisogna distruggere qualcosa, per poi assimilare quegli elementi che sono stati dissolti e che quindi ritornano a vivere in noi. Trasformandosi. L'uomo è ciò che mangia».

Un discepolo si era macchiato di un furto. I suoi compagni reagirono duramente, condannandolo. Il maestro però non disse nulla e nemmeno lo punì.
Uno dei discepoli allora non seppe trattenersi e sbottò: «Maestro, ma come puoi ignorare ciò che è accaduto? Dopotutto, Dio ci ha dato gli occhi!». «È vero», replicò il maestro, «ma anche le palprebe».

«Io non sopporto la logica. [...] È l'inutile strumento delle persone senza fantasia... Viva l'intuizione, invece. Che è quello della genialità!»

L'allievo chiese: « ...ma insomma, dove risiede l'essenza del Buddha?». «Nello scopino del water, probabilmente», rispose il maestro.

La risposta di ogni cosa non la si ottiene cercandola. Tuttavia, è abbastanza chiaro che solo chi la cerca la trova.

Per osservare più chiaramente il cielo, non c'è niente di meglio che cadere con la schiena per terra.

Ricordatevi che ci sono equazioni di cui non si dà alcuna soluzione.

Noi siamo davvero degli individui? Il termine individuo, infatti, vuol dire entità indivisibile senza contraddizioni. Noi invece, a seconda delle circostanze, possiamo essere egoisti o generosi, appassionati o menefreghisti, nobili o meschini. Dunque, non siamo individui, ma siamo composti da tanti piccoli frammenti, il che spiega perché a volte ci sentiamo «a pezzi».
Ognuno di questi frammenti è spesso in contraddizione con gli altri. Perché, per quanto evoluti, siamo pur sempre animali, mossi da istinti e pulsioni, con differenti necessità, stimoli e abitudini. Possiamo essere aggressivi o teneri, tolleranti o intransigenti, a seconda delle circostanze. Ci siamo sviluppati, certo, ma dobbiamo evolverci ancora, proprio come pensava Aurobindo.

Noi siamo la violenza che vediamo: questa è la Verità. E dobbiamo comprendere questo basilare concetto con testa, cuore ed essere, se vogliamo che un domani la violenza cessi di esistere.

Non è facile ma è senz'altro entusiasmante.

La mente può essere libera?

Dai il benvenuto alla tristezza, e lascia che sia tua ospite ben accetta. Sii il suo padrone di casa e osservala attentamente. Rimarrai sorpreso, perché possiede alcune bellezze che la felicità non potrà mai avere. Non si tratta di scegliere la tristezza, questo no, ma di godere anche di lei, quando bussa alla tua porta.

In tempi di mediocrità emozionale, la mediocrità viene scambiata per saggezza e l'apatia per riservatezza.





venerdì 5 febbraio 2016

- Ma come, hai letto Shantaram e non ti fermi a Mumbay?
- Proprio perché ho letto Shantaram non mi fermo a Mumbay.