Visualizzazione post con etichetta femminismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta femminismo. Mostra tutti i post

giovedì 8 maggio 2025

La poesia non è un lusso

 “Quelle di noi che sono al di fuori di ciò che questa società definisce donne accettabili; quelle di noi che sono state forgiate nei crogioli della differenza – quelle di noi che sono povere, che sono lesbiche, che sono Nere, che sono anziane – sanno che la sopravvivenza non è un’abilità accademica. Significa imparare a resistere da sole, a essere sgradite e a volte insultate, e a fare causa comune con le altre che sono al di fuori delle strutture, allo scopo di definire e ricercare un mondo nel quale tutte noi possiamo vivere al meglio. Significa imparare a prendere le nostre differenze e farne dei punti di forza. Perché gli strumenti del padrone non smantelleranno mai la casa del padrone. Ci possono permettere di batterlo temporaneamente al suo stesso gioco, ma non ci metteranno mai in condizione di attuare un vero cambiamento. E questo fatto è una minaccia soltanto per quelle donne che ancora definiscono la casa del padrone come la loro unica fonte di sostegno.”


“I padri bianchi ci hanno detto: penso, quindi sono. La madre Nera dentro ognuna di noi – la poetessa – sussurra nei nostri sogni: sento, quindi posso essere libera. La poesia conia il linguaggio per esprimere e trasportare questa richiesta rivoluzionaria, la realizzazione di quella libertà.”

Audre Lorde




giovedì 2 gennaio 2025

 “Siamo convinti che ben poche cose siano importanti quanto dar vita a bambini felici e sani. Perché questo non viene ricompensato in qualche modo? Le persone che si occupano regolarmente dei bambini sono proprio quelle pagate peggio nella nostra società: le madri casalinghe non lo sono per nulla, e ben poco le babysitter, gli educatori, gli insegnanti. Essere genitori deve essere davvero valorizzato, anche da un punto di vista economico. Possiamo dare inizio al cambiamento partendo dalle mura domestiche, dando importanza alla cura dei figli. Una volta che questo modo di pensare si diffonde, bisogna fare in modo che il sistema economico ne prenda atto e dimostri in modo tangibile di apprezzarlo. C’è anche bisogno di più congedi parentali per chi si occupa dei figli, padri inclusi, che permetterebbe loro, quindi, un maggiore coinvolgimento. Questo consentirebbe alle madri di avere più tempo per altre attività, ai padri di scoprire una nuova prospettiva e ai bambini di avere un’immagine più equilibrata dell’essere genitori”.

Jeannine Parvati Baker, Frederick Baker; Concepimento consapevole attraverso i cinque elementi, Macro, 2023





giovedì 12 dicembre 2024

Alter-nativa

MURALE MAESTRAPEACE
 
Si erge alto cinque piani, illuminando in modo vibrante le pareti del San Francisco Women's Building. Il suo nome è Maestrapeace. 

Il murale MaestraPeace è stato dipinto nel 1994 da alcune delle più grandi muraliste della Bay Area: Juana Alicia, Miranda Bergman, Edythe Boone, Susan Kelk Cervantes, Meera Desai, Yvonne Littleton e Irene Perez.

MaestraPeace è uno dei murales più grandi e noti di San Francisco e rappresenta una testimonianza visiva del coraggioso contributo delle donne nel corso della storia e in tutto il mondo.

Ogni giorno, il murale attira lo stupore e le telecamere dei turisti da tutto il mondo. È visto da loro e dalla comunità della Bay Area di San Francisco come un'opera di successo artistico e un simbolo dei contributi delle donne nel corso della storia e del mondo.

Il murale è stato completamente ripulito e restaurato nel 2012 dalle stesse artiste che lo crerarono con l'assistenza di una nuova generazione di muralisti.

Qui si possono vedere delle belle foto



giovedì 7 novembre 2024

Versus

Sono nuda e indifesa
Sono nuda e in difesa

Invisibile e violata
Impaurita e arrabbiata

Come una madonna addolorata
Piango il lutto della mia fertilità

Decostruisco e ricostituisco
L’infanzia tradita
L’adolescenza addomesticata
L’orgasmo negato
L’aborto celato
Il parto martoriato
La sterilità inflitta
La vecchiaia rinnegata

Con la danza e con il canto
Con il gesto e con la cura
Restituisco voce e lacrime
A tutto ciò che il mondo
Non ha più voluto vedere e sentire
E che pure non ha mai smesso
Di germogliare e fiorire

Abbraccio la necessaria morte
Come un’amara benedizione
E finalmente partorisco me stessa

E questa volta sarà 
Una chiassosa festa
Di amore e sorellanza

(Monica Fronteddu)

mercoledì 20 marzo 2024

Sposa di qualcuno, madre di chiunque, io non sapevo cosa fosse la vocazione a essere me”.

Michela Murgia, Dare la vita.

Letto in due sere.

Libro postumo, come un’eredità inaspettata, sconvolgente, ingombrante e imprescindibile, che tra le altre cose mi regala finalmente una visione sensata e un’opinione avveduta sulla gravidanza per altri.

Dirò una cosa di Michela Murgia. Non mi piace (leggi, non concordo con) tutto quello che ha detto o scritto. Ma mi stra-piace sempre come lo ha fatto.

L’ultimo capitolo dal titolo “Altre madri. Cosa avrei raccontato a mia figlia quando ero un’altra”. Una chiusura che è al tempo stesso un pugno nello stomaco e un balsamo per il cuore. Un piccolo immenso manifesto di identità sarda - maestosa eppure dai tratti imbarazzanti - descritto con l’amore di un cuore spezzato e guarito di madre e l’acutezza di una mente di donna cosmopolita.

Dopo questa lettura Michela Murgia mi mancherà ancora di più.

Sarà una musica l’identità, e ci canterò sopra la storia che non abbiamo visto, mentre ci accadeva come cosa straniera, quando la benda divenne bandiera, e dimenticammo di essere state regine”.

venerdì 1 marzo 2024

Siamo tutt* femminist* con i privilegi de* altr*.

Ovvero 

Non temo il patriarcato in sé, ma il patriarcato in me.


E comunque la scrittura inclusiva in italiano non è una pratica per boomers.

#facciamocicaso

George Orwell che in 1984 ammonisce sulle inquietanti conseguenze della neolingua e Nanni Moretti che sbraita (dopo aver schiaffeggiato per ben due volte la sua interlocutrice, tra l’altro): “Le parole sono importanti” sono considerati geni progressisti.

Ə femministə che rivendicano il diritto ad un linguaggio più inclusivo e rispettoso sono considerati də gran rompicoglioni.

#facciamocicaso

mercoledì 13 dicembre 2023

Barbie. Il film.

Barbie Il Film.

Dopo averne letto un gran bene, incuriosita e nostalgica della mia ex-bambola preferita, l’ho guardato.

Sono rimasta delusa. Avevo letto che nel film si promuovevano istanze femministe e mi ero creata un certo tipo di aspettative.

Ho visto un film sul patriarcato, creato dal patriarcato, che il femminismo, casomai, lo danneggia.

Manifattura cinematografica eccellente, alcune battute superbe*, del resto il patriarcato sa essere spesso molto seducente, sia per gli uomini che per le donne. Una perfetta americanata. Che propone un mondo sempre squilibrato e discriminante nei confronti di qualcuno.

Il mondo di Barbie dove dominano solo le donne e gli uomini sono relegati a sentirsi qualcuno solo in funzione dello sguardo femminile, è patriarcale quanto e più del mondo reale, discriminatorio nei confronti delle donne. E anche quando la doppia discriminazione viene resa evidente, nel mondo di Barbie viene ripristinato un ordine gerarchico femminile che agli uomini concede solo qualche briciola in posizioni subalterne. Dando una visione del femminismo come se fosse l’opposto del maschilismo. Come se i problemi del patriarcato si risolvessero togliendo agli uomini ogni forma di potere, valore, dignità.

No, il femminismo non è il contrario del maschilismo. No, il patriarcato non si supera sostituendo tout-court gli uomini con le donne. Siamo veramente fuori strada, su tutta la linea.

Detto questo, ho trovato molto interessante il personaggio di Ken e la sua parabola, a mio avviso è lui l’unico personaggio vagamente femminista del film. Scopre il patriarcato con ingenuità e ne coglie subito i vantaggi e trappole. Appena può lo usa a suo vantaggio per prendere potere che non gli era mai stato concesso, ma capisce quasi subito che è un gioco a perdere anche da quel lato. E si trova davanti alla necessità di “crescere” e di trovare nuove modalità. Sì, lo deve fare anche Barbie, ma lei lo fa da privilegiata, Ken lo deve affrontare dalla parte del discriminato.

Comunque ho adorato l’excursus storico delle varie bambole della Mattel e relativi accessori.

Io avevo Skipper a chi cresceva il seno, e le tagliai il petto con la forbice perché volevo assolutamente capire come funzionasse.

E ho trovato interessante scoprire la storia di Midge, la bambola incinta.

*Una delle battute che mi sono piaciute di più è di Ken: “Quando ho capito che il patriarcato non riguardava i cavalli avevo già perso interesse”.


mercoledì 3 maggio 2023

Essere crocerossina è un duro lavoro.

Essere femminista è un duro lavoro.

Essere crocerossina femminista è delirio di onnipotenza.