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giovedì 7 novembre 2024

Versus

Sono nuda e indifesa
Sono nuda e in difesa

Invisibile e violata
Impaurita e arrabbiata

Come una madonna addolorata
Piango il lutto della mia fertilità

Decostruisco e ricostituisco
L’infanzia tradita
L’adolescenza addomesticata
L’orgasmo negato
L’aborto celato
Il parto martoriato
La sterilità inflitta
La vecchiaia rinnegata

Con la danza e con il canto
Con il gesto e con la cura
Restituisco voce e lacrime
A tutto ciò che il mondo
Non ha più voluto vedere e sentire
E che pure non ha mai smesso
Di germogliare e fiorire

Abbraccio la necessaria morte
Come un’amara benedizione
E finalmente partorisco me stessa

E questa volta sarà 
Una chiassosa festa
Di amore e sorellanza

(Monica Fronteddu)

martedì 18 maggio 2021

La guarigione è trasformazione

Della paura che diventa fiducia

Della sofferenza che diventa piacere

Della rabbia che diventa creatività

Del dolore che diventa amore

Del giudizio che diventa compassione

Della perdita che diventa crescita

Del vittimismo che diventa responsabilità

Della violenza che diventa perdono

Della tristezza che diventa gioia di vivere




(Se ti va continua tu...)

giovedì 2 luglio 2020

Parole che amo: porta.

https://www.etimo.it/?term=porta

I SEGRETI DEL MONDO INTERIORE

La rabbia è una porta.
La gelosia è una porta.
La paura è una porta.
La depressione è una porta.
La malattia è una porta.
La morte stessa non è altro che una porta su di un'altra dimensione.
La porta andrebbe attraversata consapevolmente, volontariamente e completamente, allora ne uscirai trasformato.
Evitare la porta, accanirsi contro la porta o sbattere la porta, questo non farà che peggiorare la situazione.
L'Alchimia: vedo, accetto, comprendo, integro, ed in fine, lascio andare ogni cosa senza attaccamento.

giovedì 20 febbraio 2020

ORA E QUI

Ora che ho compreso che la tua rabbia, che rifiutavo e da cui scappavo, era solo uno spietato specchio della mia. Ora che ho compreso che posso scappare dagli altri, ma non da me stessa. Qui posso accogliere la mia rabbia, e la tua, per provare a consolare l’immenso dolore che gridano.

Ora che sento le mie radici, qui posso davvero volare.

Ora, che imparo ad amare me stessa per quella che sono. Qui, posso finalmente amarti semplicemente per quello che sei. 

(Monica Fronteddu)

lunedì 3 dicembre 2018

“Come la rabbia di amare”.

L'ira della dea si trasforma in amore materno

Nella mitologia indiana, talvolta, è lo stesso Śiva che riesce a placare lo slancio distruttivo della sua paredra. Nel Liṅga-Purāṇa, ad esempio, si narra che il demone Dāruka prese a tormentare gli dèi e, a causa di una concessione, soltanto una donna avrebbe potuto ucciderlo. Brahmā, allora, si rivolse al dio Śiva, il quale a sua volta si rivolse a Pārvatī che entrò, senza che nessuno se ne accorgesse, nel corpo del suo sposo. Ivi la dea plasmò un nuovo corpo nero col veleno contenuto nella gola di Śiva e, successivamente, quest’ultimo la emise nella forma terrificante di Kālī, la quale, circondata da spaventevoli Incubi, i piśāca, trucidò Dāruka. Ciononostante, l’ira di Kālī non si placò. Tanto che l’universo intero, scosso dalle sue grida e dai suoi passi grevi, continuava a tremare. Fu così che Śiva, grazie al potere della sua māyā, assunse le fattezze di un bambino che piangeva per la fame. Trovandosi di fronte a quel fanciullo sofferente, allora, Kālī non poté fare a meno di soccorrerlo ed allattarlo. Con il latte, tuttavia, Śiva aspirò via anche la collera della dea.

Diego Manzi



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