lunedì 8 agosto 2016
sabato 6 agosto 2016
Per poter amare veramente, una persona deve poter sentire di essere anche in grado di distruggere, dentro di sé e a livello metaforico si intende, l'oggetto del proprio amore, perché se non lo può distruggere lo teme, e non si può amare ciò di cui abbiamo estremo bisogno o paura. Quando eravamo spaventati dalla forza della natura, abbiamo sentito il desiderio, come razza umana, di distruggerla (e non si può dire che non ci siamo riusciti) ed è stato soprattutto allora che sono nato movimenti ecologici motivati da un profondo amore per essa. Analogamente, una persona che idealizza l'amato, né teme talmente la perdita, o gli umori, e ne ha un tale bisogno emotivo da rendersi dipendente da lui e da non avere più la serenità di base per poterlo amare. C'è attaccamento, non amore.
Quando una persona si accorgerà di essere in grado di ferire l'altro, di poterne ridimensionare l'immagine e diminuire il ruolo che costui occupa nella sua vita, di poterne anche fare a meno, solo allora potrà provare un sentimento di affetto e non di bisogno, cioè di amore e non di innamoramento.
In pratica come fare, con tutto ciò che la nostra cultura, la nostra famiglia, il posto di lavoro si aspettano da noi, a essere noi stessi senza offendere o destabilizzare le persone che ci stanno intorno?
Da "La malattia sana" di Jader Tolja e Divna Slavec
mercoledì 3 agosto 2016
martedì 2 agosto 2016
Se dovete dividervi il cuore in due, dividetevelo tra Puglia e Sardegna.
Alba in Puglia: scoprire la magia di un sole che alle 4,30 sta già per sorgere.
Tramonto in Sardegna: stupirsi che alle 21,00 ci sia ancora la luce del giorno.
La piatta Puglia, dove in certe sere d'estate nelle piane puoi vedere contemporaneamente il sole che tramonta ad ovest e la luna che sorge ad est.
La tortuosa Sardegna, dove il sole tramonta sul Gennargentu mentre la Luna sorge dal mare, per poi, come da canzone, spuntare dal monte.
Se dovete dividervi il cuore in due, dividetevelo tra Puglia e Sardegna. ❤
lunedì 1 agosto 2016
Parole che amo: (to) fly e volare.
Parole che amo: (to) fly.
Fly, flow, float (volare, fluire e galleggiare) hanno tutti la stessa origine etimologica che arriva fino alla radice sanscrita PLU, da cui derivano anche piovere, fluire, navigare.
In inglese fly rimanda al fluire, e diventa quasi un fluttuare nell'aria. In italiano invece volare deriva da "cadere" e rimanda all'immagine di slanciarsi nel vuoto.
Questa parola la preferisco in inglese, perché mi piace pensare che nuotare sia un modo per volare nell'acqua, e che volare sia un modo per nuotare nell'aria.
Fonti:
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