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domenica 14 luglio 2019


Lo yoga non è mai una posizione da prendere e tenere in modo perfetto, ma è una possibilità da scoprire, una possibilità che è in noi, è già presente in noi, e che va solo lasciata esprimere.
[...] Le posizioni non vanno né prese né tenute, vanno “com-prese”, perché nel momento in cui comprendo quella posizione comprendo me stesso. Ma ho bisogno di tempo, mi devo dare tempo. Il tutto e subito nello yoga non esiste. Non ci sono obiettivi nello yoga, ma il vissuto di quello che stiamo “facendo”, il vissuto della nostra azione, di tutte le sensazioni che si stanno manifestando in questa azione. Le posizioni a corpo libero vanno respirate, in quanto nello yoga il respiro è il cuore della pratica. I limiti, più che superati, vanno affrontati gradualmente, così da scioglierli attraverso il respiro e trasformarli in opportunità che fanno emergere il nostro potenziale. Le posizioni non solo possono essere modificate in base alle esigenze, ma è proprio attraverso questo adattamento della posizione alle nostre possibilità, e il nostro adattamento alla posizione, che si instaura quel processo di risveglio che trasforma “il dover raggiungere la forma esteriore perfetta”, spesso associata a stereotipi, in una possibilità di liberarsi da questo pregiudizio, e concedersi finalmente la possibilità di essere semplicemente ciò che siamo.
Lo yoga è attraversare le soglie del nostro essere grazie al respiro, andando a sciogliere tutte le varie ipotesi di ciò che siamo, i nostri abiti mentali, i pregiudizi, passare dal “fare” all’essere.

Gian Piero Carezzato





venerdì 14 settembre 2018

Radicamento, volo, equilibrio. Simbologia di vrksasana e garudasana.

Due delle mie asana yoga preferite sono vrksasana, la posizione dell’albero e garudasana, la posizione dell’aquila. Sembrano apparentemente semplici e banali eppure sono capaci di mettere in difficoltà anche praticanti assidui.

Vrksasana è una posizione di equilibrio e si chiama dell’albero perché ci invita a cogliere gli insegnamenti degli alberi e a fare nostre  le loro qualità.
Quindi la prima domanda che dobbiamo porci è: che cosa abbiamo da imparare dagli alberi? È abbastanza intuitivo che ci insegnano innanzitutto il radicamento: gli alberi non si possono sposare (non per loro scelta, perlomeno), possono vivere per centinaia di anni senza mai muoversi dal posto in cui sono radicati, qualsiasi cosa succeda loro. Affrontano il tempo che scorre e il ciclico avvicendarsi delle stagioni; offrono riparo e nutrimento a chiunque lo chieda, ospitano e creano ecosistemi; si difendono dagli attacchi che ricevono dall’esterno (per esempio dai parassiti); tutto ciò sempre restando piantati nelle loro radici. Con la loro pazienza ci dicono che non serve scappare, fuggire, ma bisogna “stare”, sempre e comunque, qualunque cosa succeda. 
Ed è alquanto interessante notare il “come” ci insegnano a stare. Come già detto vrksasana è una posizione di equilbrio, in cui si sta su un piede solo, perché stare fermi in un posto non vuol dire necessariamente essere fissi e stabili come montagne, ma presuppone la ricerca di un bilanciamento. Gli alberi dunque ci rivelano che per un buon radicamento è indispensabile stare in equilibrio su ognuno dei proprio piedi singolarmente, oltre che su entrambi.
Che radicamento ed equilbrio siano strettamente interconnessi ce lo mostra anche l’asana sui due piedi chiamata samasthiti (rimanere stabile su due piedi) oppure tadasana (posizione della montagna); nonostante sia la posizione di radicamento per eccellenza viene definita da molti insegnanti yoga anche una posizione di profondo equilibrio interno.
Perché per essere ben radicati è importante saper stare in equilibrio? Torniamo a vrksasana e osserviamo i nostri amici e maestri alberi: le radici sono piantate nella terra, mentre i rami e i fiori si proiettano verso il cielo, ed i frutti restano appesi ad offrirsi. Gli alberi sono la perfetta sintesi simbolica dell’equilibrio tra terra e cielo, tra maschile e femminile, tra terreno e celeste, tra materiale e divino. L’invito che ci porgono, attraverso vrksasana e di ritrovare questo stesso equilibrio in noi stessi. 

Che per innalzarci verso il cielo abbiamo bisogno di equilibrio, prima ancora che di radicamento ce lo suggerisce anche un’altra asana molto interessante: garudasana o posizione dell’aquila, dedicata al dio Garuda, signore di tutti gli uccelli. 
È curioso notare che in molte posizioni yoga dedicate agli uccelli i piedi sono staccati completamente da terra e ci si tiene in equilibrio su mani e braccia; pensiamo ad esempio a bakasana (posizione del corvo), mayurasana (posizione del pavone) kukkutasana (posizione del gallo), anche se sono animali poco esperti di volo, li rappresentiamo con i piedi sollevati. Invece nella posizione dell’aquila, dedicata alla regina incontrastata dei cieli che sovrasta le altezze più alte, un piede resta poggiato a terra, e l’altro si solleva appena. Anche in garudasana impariamo che più ci vogliamo innalzare, più ci dobbiamo radicare (e non a caso le zampe dei rapaci sono simili a radici), più ci vogliamo radicare, più è importante avere un buon equilibrio. 


Oppure, detto in altre parole, non importa se la nostra indole è terrena (radicarci alla terra) o aerea (innalzarci verso il cielo in tentativi di volo), in entrambi i casi avremo bisogno di un buon equilibrio. E lo troveremo praticando e meditando vrksasana e garudasana.

(di Monica Fronteddu)

mercoledì 25 aprile 2018

La legge di Murphy applicata allo yoga #46

Prima e seconda costante della certezza
Nella vita sono sicure solo la morte e le tasse. 
Nello yoga sono sicure soprattutto savasana e lo schiocco dell’anca in trikonasana.

sabato 10 febbraio 2018

La legge di Murphy applicata allo yoga #41

Intuizione di Sara
Il rilassamento lo apprezzi meglio dopo lo sforzo. 

Corollario di Restor 
Meglio un Pincha Mayurasana oggi che un Supta Virasana domani.

Integrazione di Siddha Abu Bubu 
E lo sforzo dopo il rilassamento. Yin Yang Yin e ancora Yang e ancora Yin. Così nei secoli dei secoli. Amen.

sabato 27 gennaio 2018

“Lo yoga non consiste nel fare asana, ma nel disfare ciò che ostacola la pratica di asana. Affinché la pratica degli asana sia veramente una pratica yoga, bisogna comprendere che stiamo sfidando i nostri schemi mentre invochiamo la Svadhyaya, auto-riflessione”

[...]

Incitare gli allievi a mettersi in gioco, senza mettere ciecamente in pratica le istruzioni dell’insegnante ma provando a capire attraverso l’esperienza cosa funziona e cosa no.

“Spesso chiedo loro di provare a modo mio, e poi di provare a modo loro, o in qualsiasi altro modo un insegnante diverso gli abbia chiesto di fare, e poi decidere da soli cosa ha senso per loro e per i loro corpi.”

Leslie Kaminof

mercoledì 28 giugno 2017

La legge di Murphy applicata allo yoga #36

Legge dell'ingovernabilità del drshti.
Quando fai gli asana e dovresti tenere gli occhi aperti, li tieni chiusi.

Quando fai rilassamento o meditazione, che dovresti tenere gli occhi chiusi, ce li hai spalancati. 

mercoledì 1 giugno 2016

"Un asana non dovrebbe mai essere fotografata" Prashant Iyengar

[Nel mio piccolo ho smesso - o almeno fortemente ridotto - da un po' di tempo di condividere asana mie e altrui. Ci sta che ricaschi nel "peccato" ma lo farò sapendo di peccare].



lunedì 7 dicembre 2015

La legge di Murphy applicata allo yoga #16

Postulato di Carl Gustav.

Ogni volta che pubblichiamo foto di sgargianti e irraggiungibili posizioni "yoga", Jung fa mezzo giro di bara e borbotta: "Ve lo avevo detto, io".

lunedì 12 ottobre 2015

La legger di Murphy applicata allo yoga #14

Postulato delle variabilità delle stagioni stagioni e dell'elasticità della colonna.

Capisci che l'estate è finita e l'inverno sta arrivando non già per l'allerta meteo, per le castagne o perché fa buio presto, ma perché il corpo diventa improvvisamente più rigido e la pratica delle asana diventa ineluttabilmente più pesante.

venerdì 14 agosto 2015

Yoga e ayurveda


Alcune citazioni tratte dal libro Yoga e ayurveda, di David Frawley, edizioni Il punto d'incontro, un bellissimo manuale che spiega le differenze e i punti in comune tra queste due scienze, come operano e come devono essere usate, con tantissimi esempi e consigli pratici. Insomma, ve lo consiglio.


Avere accesso al nostro vero Sé è semplice ma non facile.

L'ego è un processo e non una realtà intrinseca.

Il corpo è un veicolo che ha la funzione di permettere il compimento di certe azioni per permettere alla mente di avere esperienze.

L'anima ha tre poteri di base - vita (jiva), luce (jyoti) e amore (prema) - da cui nascono le capacità di percepire, di muoversi e di avere sentimenti. La volontà dell'anima è triplice: la volontà di essere, la volontà di vedere e la volontà di essere felice. La forza magnetica dell'anima genera la vita, l'amore e la coscienza. Da questi tre poteri dell'anima nascono i tre desideri innati di tutte le creature: vivere per sempre, conoscere la verità assoluta, provare la felicità perfetta. 

Per cambiare una cosa bisogna cambiare l'energia che la crea.

Il prana è il boss.

L'intero corpo fisico è una estensione della bocca: l'organo principale per l'attività fisica, per cibarsi e per esprimere se stessi.

Per l'ego il potere è sempre una tentazione, ed essendo la kundalini forse il potere più grande, l'ego potrebbe desiderare di afferrarla. Ma è come cercare di catturare un fulmine, si potrebbe rimanere fulminati.

Il vero insegnante delle posizioni dello yoga è il prana.

Usare le asana come veicolo per portare il prana alla parte del corpo a cui si vuole portare beneficio.

Controllo [dei sensi] non significa repressione (che potrebbe causare una rivolta), ma opportuna coordinazione e motivazione.










domenica 9 agosto 2015

La legge di Murphy applicata allo yoga #8

Regola del grande mistero delle inversioni:
Sirsasana lo riesci a fare a centro shala, Pincha Mayurasana no.

Corollario di Ewa:
Saper cadere bene da sirsasana è più importante di saperci salire bene.

sabato 4 luglio 2015

La legge di Murphy applicata allo yoga #5

Corollario degli aggiustamenti.


Non appena inizi a sentirti vagamente a tuo agio in un asana, l'insegnante ti cambia un dettaglio minimo e apparentemente irrilevante (tipo la posizione dell'angolo dell'alluce rispetto al ginocchio, la traiettoria immaginaria dello sguardo, il lato della riga dei capelli) e immediatamente cala su di te la sensazione di essere entrato in un corpo sconosciuto e incontrollabile che non ci pensa minimamente a reagire ai tuoi comandi.

sabato 6 giugno 2015

Darby's quotes


You have the body that you need

Don't worry be happy

To learn asana stay in West

What you are ready for is what you'll get for.

If you are a thief with ashtanga you are a better thief
(Citando David Swenson)

Practice and let the practice take care of you.


Aneddoti raccontati da Joanne e da Darby:

Joanne Darby e il sul suo sirsasana di un'ora. 

Tutto iniziò quella volta che Guruji in shala la vide in posizione le disse: "Scendi quando torno". Salvo poi essere rapito da una chiamata internazionale lunghissima e dimenticarsi di lei a testa in giù. Quando dopo un'ora tornò, passata la sorpresa di trovararla ancora nell'asana e fresca come una rosa, le suggerì di farla sempre così a lungo! Alla domanda di uno studente: "Come ci si sente a stare un'ora in sirsasana?", Joanne, molto candidamente risponde: "I couldn't stay one hour on my feet, but i stay one hour on my head!" 

Molte persone dopo Kapotasana iniziano a piangere, perché è una posizione che tira fuori il cuore spezzato, facendo riemergere prepotentemente vecchie memorie. 
Quando questo succedeva cosa diceva Guruji a chi piangeva? "Jump back!"


(Quote e aneddoti tratti dagli appunti del Workshop con Mark e Joanne Darby, presso AYBO Bologna, 25-30 aprile 2015
Nella foto un momento del workshop, da sinistra a destra: Margherita Barbisio, Joanne Darby, Mark Darby, Giuliano Vecchiè)



lunedì 15 dicembre 2014

Parole che amo: supporto

Parole che amo: supporto, participio passato di portare su.

Nello yoga il supporto (sia esso una coperta, un mattoncino, un cuscino, una cintura, ecc.) serve per aiutare il praticante ad affrontare meglio un asana (posizione) che altrimenti risulterebbe troppo ostica.

E quando, grazie ad un supporto, si riesce a trovare quella che Patanjali chiama sthira sukam asanam, ovvero quella sensazione di stabilità, comfort, presenza fisica e rilassamento in un asana, è proprio così che si ci sente: portati su, sollevati, alleggeriti. E a questo punto inizia la parte più difficile: imparare ad usare i supporti sì, ma con distacco, senza diventarne dipendenti fisicamente e psicologicamente, imparando ad abbandonarli al momento giusto.
Perché il supporto ti porta su, ma poi ci devi rimanere con le tue forze.

venerdì 13 giugno 2014

Two weeks

"Quanto tempo ci vuole per imparare a fare bene un asana?

Quando gli allievi occidentali, assetati di yoga e di certezze, chiedevano a Pattabhi Jois quanto tempo ci sarebbe voluto per arrivare a padroneggiare una certa posizione, lui tagliava corto dicendo a tutti sempre la stessa cosa: two weeks, due settimane, qualunque fosse l'asana in questione. Una risposta sbrigativa ed efficace, per significare che in realtà la questione è di nessuna importanza."

Chuck Miller ~ dagli appunti del workshop di Torino, 16-18 maggio 2014

mercoledì 11 giugno 2014

La forza dei piedi

È incredibile quanto siano forti i piedi. Così piccoli, eppure davvero forti. Sembra un concetto banale, di cui invece è difficilissimo essere pienamente consapevoli.
Nello yoga, per rendersene conto, basta provare a fare la posizione sulle braccia, ovvero la verticale. 
Quando il nostro corpo deve essere sostenuto da spalle, braccia e mani diventa improvvisamente pesantissimo e ingestibile.
Eppure è quello stesso nostro corpo, con lo stesso identico peso e potenzialità che quando siamo in piedi non sentiamo nemmeno e possiamo muovere e gestire senza alcun problema. 

Per questo è importante avere cura dei piedi, perché nemmeno immaginiamo quale e quanto lavoro facciano per noi!

venerdì 30 maggio 2014

In samastitihi c'è già tutto quello di cui hai bisogno

"Un allievo chiese al mio amico Richard Freeman quante serie avesse l'ashtanga vinyasa yoga. 

- Tutte quelle di cui tu hai bisogno, rispose.

Più si impara e si cresce, e più si trova 'tutto' già in samastitihi. Poi ognuno è libero di 'aggiungere' tutto ciò che ancora gli serve."

Chuck Miller 


Dagli appunti del workshop
Torino, 16-18 maggio 2014

Un giovane Pattabhi Jois in samastitihi