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domenica 28 giugno 2026

Sacro canto dell'abbondanza - Decreto Divino di Prosperità - Rituale di Manifestazione

 ✨ Benvenuta, anima meravigliosa, in questo spazio sacro di luce e trasformazione ✨Ti accolgo con profondo amore in questo portale energetico dove ogni canto diventa una carezza per la tua anima. Questo canto ancestrale è stato canalizzato con la più pura intenzione di elevare la tua frequenza vibrazionale e connetterti con l'abbondanza infinita che meriti.

🌟 La magia di questo canto sacro ti aiuterà a:

Risvegliare la tua luce interiore, manifestare l'abbondanza divina, guarire i ricordi ancestrali e aprire i portali della prosperità che ti sono sempre stati destinati. Ogni nota è infusa di codici di luce che risuoneranno nel profondo del tuo essere.

💫 Un dono per la tua anima:

Questo canto è allineato con la frequenza di 432 Hz, la vibrazione naturale dell'universo, che ti aiuterà ad armonizzare ogni cellula del tuo corpo con l'energia curativa del cosmo. Ti invito ad ascoltarlo in un luogo dove ti senti in pace, magari con una candela accesa, lasciando che ogni suono ti avvolga in un abbraccio di luce.

🕊️ Messaggio speciale per te:

Ricorda che sei un essere di luce infinita. Ogni volta che ascolti questo canto, attiverai il tuo potere interiore. Permettiti di fluire, sentire ed essere tutt'uno con l'energia divina che dimora in te.

❤️ Con infinito amore, ti suggerisco:

Ascoltalo al risveglio per iniziare la giornata con una vibrazione elevata, durante la meditazione o prima di addormentarti, in modo che i tuoi sogni siano pieni di luce. La tua intuizione ti guiderà al momento perfetto.

✨ Ricorda che sei abbondanza, sei luce, sei amore infinito ✨


Nel silenzio del mio essere

La luce inizia a sbocciare

Come un fiume di benedizioni

L'abbondanza scorre dentro di me


Sono abbondanza

Sono creazione

Sono la luce della guarigione

Tutto scorre in perfezione

Prosperità dentro al mio cuore


L'universo mi sostiene

Con i suoi doni mi tiene in vita

Ogni respiro è guarigione

Ogni passo è una benedizione


Sono abbondanza

Sono creazione

Sono la luce della guarigione

Tutto scorre in perfezione

Prosperità dentro al mio cuore


L'energia scorre dentro di me

Tutto ciò che sono

Tutto ciò che dono

Torna moltiplicato

In questo cerchio sacro


Il mio essere è fonte di potere

Posso attrarre tutto

La prosperità mi abbraccia già

E l'universo danzerà


Sono abbondanza

Sono creazione

Sono la luce della guarigione

Tutto scorre in perfezione

Prosperità dentro mio cuore


Sono abbondanza infinita

Sono guarigione benedetta

Sul mio cammino sacro

Tutto si manifesta



Originale:

En el silencio de mi ser 

La luz comienza a florecer

Como un río de bendición 

Fluye la abundancia en mi interior.     

                            

Soy abundancia

Soy creación 

Soy la luz de sanación

Todo fluye en perfección

Prosperidad en mi corazón


El universo me sostiene

Con sus  dones me mantiene

Cada respiro es sanación

Cada paso es bendición                                     


Soy abundancia

Soy creación

Soy la luz de sanación

Todo fluye en perfección 

Prosperidad en mi corazón                       


La energía fluye en mi

Todo lo que soy

Todo lo que dí

Vuelve multiplicado

En este círculo sagrado


Mi ser es fuente de poder

Todo lo puedo atraer

La prosperidad me abraza ya

Y el universo danzará


Soy abundancia

Soy creación

Soy la luz de sanación

Todo fluye en perfección 

Prosperidad en mi corazón


Soy abundancia infinita

Soy sanación bendita

En mi camino sagrado 

Todo está manifestado


Traduzione amatoriale del testo tratto da:

https://www.youtube.com/watch?v=q6Cc67S30FY


martedì 17 marzo 2020

LA MATRIOSKA DELLA COMPRENSIONE AMOREVOLE.

Comprendere è il primo atto di amore ed il primo passo verso la libertà. La comprensione profonda delle catene invisibili che guidano le nostre re-azioni alla vita ci rende liberi dalla schiavitù. 

Ma come avviene la comprensione?

Il presupposto della comprensione è un'osservazione gentile, senza giudizio ma nemmeno apatica o senza acume. Un'osservazione sensibile in cui l'amigdala rimane sveglia e attiva ma non reattiva. 

Alla base della libera osservazione, a sua volta, vi è uno spazio interiore. Come esso viene creato? Attraverso il silenzio, un silenzio attivo, in ascolto, esente dal chiacchiericcio rumoroso della mente ma allo stesso tempo ricettivo nei confronti dei messaggi dell'inconscio. 

Il cuore del silenzio è il coraggio. Avere il cuore e l'apertura per riconoscere anche le parti di noi che mai vorremmo vedere perché ritenute troppo brutte o anche troppo belle. 

Il cardine del coraggio è la fiducia. "Se il coraggio è il tempio, la fiducia ne è il suo tabernacolo", la sua parte più preziosa. La fiducia è come un filo sottile ma di ferro, che a volte può essere smarrito, ma che rende il sentimento, il pensiero e l'azione allineati sul sentiero da percorrere. 

Ma qual è allora l'origine della fiducia?

L'origine della fiducia è il ricordo (riportare al cuore) dell'esperienza primordiale della condizione di unione e di non separazione con la madre (nel fisico e nel sentimento) e col padre nello spirito. 

Come nella matrioska, la bambola più grande è riprodotta fedelmente in quella più piccola, così la comprensione è un atto di unione e amore.

(Marco Marino)

giovedì 23 gennaio 2020

Il mio nome è Monica F. Sono nata il 17 giugno 1974.

Sono piena del mio potere, anche se spesso me ne dimentico, perché perdo la fiducia in me stessa. Scelgo di esercitarlo e di esperirlo in ogni circostanza della mia vita e per il mio bene. 

Decido per me stessa e per nessun altro. Decido di guardare la vita mia e degli altri senza giudizio e con compassione. 

Tra il bene e il male ricerco l’unione degli opposti e la loro complementarietà. 

Vado per la mia strada scegliendo come bussola il cielo, la luna, le stelle e le cangianti nuvole.

Scelgo le carezze, i sorrisi, gli sguardi e i silenzi. 

Chiedo alla musica e al canto di poter accedere alla loro grazia, trasformando ogni mia dissonanza in armonia. 

Scelgo le mie adorate sorelle come punto di riferimento, come fonte di ispirazione, come custodi delle mie confidenze, come amiche delle più belle avventure. 

Cerco l’equanimità e il giusto agire. Scelgo la luce e le tenebre per apprendere ogni loro insegnamento. Scelgo la vita, e accolgo ogni morte che sarà per me necessaria.

Scelgo il cavallo come animale guida, scelgo il verde come colore, scelgo la magnolia come albero e scelgo la lavanda come pianta, scelgo i rovi di more come frutta, e le rose come fiori. 

Scelgo come mio compagno l’uomo acqua, perché mi insegni a fluire, scelgo l’est come direzione per vedere sempre nascere il sole, scelgo il bosco come rifugio per i suoi profumi e suoni, scelgo la parola come arma di difesa, scelgo l’abbraccio e il tocco come cura.  

Scelgo la fiducia in ciò che è stato, è e sarà.

(Grazie Sorella Rossa per l’ispirazione). 

lunedì 29 aprile 2019

Maxence Fermine ~ Neve

Citazioni dal libro.

La neve è una poesia. Una poesia che cade dalle nuvole in fiocchi bianchi e leggeri.

Questa poesia arriva dalle labbra del cielo, dalla mano di Dio.

- Padre, voglio diventare poeta.
- La poesia non è un mestiere. È un passatempo. Le poesie sono acqua che scorre. Come questo fiume.
- È esattamente quello che voglio fare. Imparare a guardare il tempo che scorre.

È il momento di dire l’indicibile. È il momento di viaggiare senza muoversi. È il momento di diventare poeti.

Un mattino di sole sbiadito, una farfalla gli si posò sulla spalla e vi lasciò una labile traccia di stelle, che la pioggia di giugno lavò via.

Si sedette al cospetto dello splendore del mondo.

Fu un viaggio verso il sole del suo cuore.

L’amore è l’arte più difficile. E scrivere, danzare, comporre, dipingere, sono la stessa cosa che amare. Funambolismi. La cosa più difficile è avanzare senza cadere.

Era una funambola, e la sua vita seguiva una sola via. Retta.
[...]
Ma la giovane donna, padroneggiando la sua arte, avanzava inesorabilmente. Passo dopo passo. Soffio dopo soffio. Silenzio dopo silenzio. Di vertigine in vertigine. Non inciampo mai.

Non a tutti è dato di incontrare delle verità quando ancora si è in vita.

Bianco come il silenzio.

...e si amarono l’un l’altro sospesi su un filo di neve.







venerdì 14 dicembre 2018

José Samarago, Le intermittenze della morte. Citazioni dal libro.



Non sono competente per formulare giudizi [...], vivere con i miei stessi errori mi dà già abbastanza daffare.

Mai più è troppo tempo.

Il risultato finale, ed è proprio questo che caratterizza gli autentici dilemmi, sarebbe stato sempre lo stesso.

Cimiteri di vivi.

Contro ciò che deve essere non c’è forza che tenga.

L’enorme capacità di sopravvivenza di quei famosi lati oscuri della natura umana.

La morte, di per sé, da sola, senza alcun aiuto esterno, ha sempre ammazzato molto meno dell’uomo.

Su di noi, la morte conosce tutto, e forse è per questo che è triste. Se è vero che non sorride mai, è solo perché le mancano le labbra, e questa lezione di anatomia ci dice che, al contrario di ciò che ritengono i vivi, il sorriso non è una questione di denti.

Realmente, non c’è al mondo niente di più nudo di uno scheletro.

Le mani sono due libri aperti, non per le ragioni, supposte o autentiche, della cartomanzia, con quelle linee del cuore e della vita, della vita, signori miei, avete sentito bene, della vita, ma perché parlano quando si aprono o si chiudono, quando accarezzano o colpiscono, quando asciugano una lacrima o celano un sorriso, quando si posano su una spalla o accennano un saluto, quando lavorano, quando stanno ferme, quando dormono, quando si svegliano.

Le speranze hanno quel certo destino da compiere, nascere l’una dall'altra, ed è per questo che, malgrado le tante delusioni, non sono ancora finite a questo mondo.

Era facile dirlo, ma sarebbe stato molto meglio tacerlo, perché spesso le parole hanno effetti contrari a quelli che si erano proposti.

È il mio più grande difetto, dico tutto sul serio, anche quando faccio ridere, soprattutto quando faccio ridere.

venerdì 16 novembre 2018

Joachim-Ernst Berent, Il terzo orecchio. Citazioni dal libro.

Una delle singolari manifestazioni della decadenza dell’uomo moderno è il crescente indebolimento del senso dell’udito.
Marius Schneider

L’occhio guida l’uomo nel mondo, l’orecchio porta il mondo nell’uomo.
Lorenz Oken

L’occhio valuta, l’orecchio misura.

La corrispondenza tra la realtà dei numeri e la realtà psicologica ci colpisce come un miracolo.

La musica è l’aritmetica dell’animo, che non è consapevole del suo contare.

Vedere è uguale a cercare.

L’orecchio trova, l’occhio cerca.

L’udito è il più spirituale dei nostri sensi.

A mano a mano che la mia preghiera si faceva più assorta e più interiore avevo sempre meno da dire. Infine divenni totalmente silente. Divenni, e questo è ancora più in antitesi col parlare, uno che ascolta. 

Prima pensavo che pregare significasse parlare. Ma poi imparai che pregare non è solo tacere: è ascoltare.
Sören Kierkegaard 

Pregare non è parlare, è ascoltare: essere attento, passivo, aperto, pronto, pronto come un grembo. Pregare è femminile, ma il sacerdozio è una cosa maschile.
Bhagwan Shree Rajneesh

Ascolta, e la tua anima vivrà!
Isaia 

L’occhio penetra, l’orecchio riceve. 
La cultura dell’occhio è patriarcale.
La cultura dell’orecchio è matriarcale.

Autori di lingua inglese hanno attirato l’attenzione sulla somiglianza di suoni tra il sostantivo eye (occhio) e il pronome I (io). Quando si sentono queste sue parole fuori dal loro contesto, non si possono distinguere. Perciò Krishnamurti afferma: «L’occhio dice Io!»

Il mio occhio dice «Io!», però non mi può vedere, non può vedere quello che sta per il mio ‘io’, cioè il mio viso. Sono pochi quelli che ci pensano: possiamo udire noi stessi (e direttamente, perché fra gola e orecchio interno c’è un canale diretto: il suono non deve uscire dalla bocca e penetrare di nuovo attraverso il padiglione auricolare), ci possiamo sentire con il tatto, possiamo sentire il nostro odore, il nostro sapore. Ma per poter vedere me stesso, e il mio viso, ho bisogno di uno specchio. O di una fotografia. È vero, l’occhio dice: «Io! Io!», ma lo dice agli altri. Sa ben poco di me stesso.

E ogni tempo diventò presente.
Hermann Hesse

Per sua stessa natura il ‘superamento’ deve superare se stesso.

La vita si esprime per paradossi.


Chi ha orecchi, ascolti.
Chi ha occhi, ascolti e veda.
Chi ha mani, ascolti e veda e faccia.
Chi ha piedi, ascolti e veda e faccia e cammini.
Chi ha una bocca, ascolti e veda e faccia e cammini e parli.
E stia in silenzio
e stia in silenzio
e stia in silenzio
e parli. 
Kurt Wolff

Noi non vediamo che non vediamo.
Rupert Sheldrak

Il suono dell’estate.

Ma io sento: il silenzio. È il silenzio che sento per primo. Come un peso che posso afferrare. Un peso greve, liscio. I miei orecchi lo sentono, come fossero delle dita che toccano. Percepisco: si sente al tatto che quel peso è buono.

Penso: è tanto che non sentivi un silenzio così.

Mi occupo del silenzio. È vivo. Una goccia di silenzio. I miei orecchi penetrano dentro di essa. Sono dentro di essa. La goccia diventa universo. Un cosmo che comincia a risuonare. Questo è il cosmo. In primo luogo il lago. Un ritmico gorgogliare. Una nota bassa, un po’ gorgogliante, e due più alte: ‘ciac’, ‘ciac’. Un ritmo a tre. Come se il lago ballasse un valzer. Non è una danza gioiosa. È lenta, piena di abbandono, tranquilla. Appendendosi al collo di qualcuno. Al collo di chi? Mi chiedo. Al collo cocente, grosso, taurino dell’estate.

Prima che noi facciamo musica, è la musica che fa noi... La struttura profonda della musica è identica alla struttura profonda di tutte le cose.
George Leonarpp

Quale spazio chiamiamo tempo? 

Non imparate la verità sull'essenza del tempo perché pensate che il tempo sia solo una cosa che passa.
Bassui Zenji

Il tentativo di vivere secondo l’idea che le parti (in cui scomponiamo il mondo) siano veramente separate fra loro è il principale responsabile delle crisi estremamente minacciose che ci troviamo a fronteggiare sempre più spesso. Questo modo di vivere, come si sa, ci ha regalato l’inquinamento ambientale, la distruzione dell’equilibrio naturale, la sovrappopolazione, il caos economico e politico che regna in tutto il mondo...
David Bohm

Il déjà vu della coscienza.

Il mondo non ti contiene, il mondo sei tu...
Angelus Silesius

Tutto è uno’ è un sapere antichissimo dell’umanità. Solo singoli esseri umani, e anche singole civiltà, lo possono perdere. L’umanità nella sua totalità lo conserva: non lo può perdere, perché lo sanno i suoi geni. Perciò non è indispensabile che lo sappiano le sue teste. Per tutti noi questo sapere lo hanno conservato gli indiani, i maestri zen e i sufi, i maghi messicani e gli stregoni africani, i sacerdoti dei villaggi balinesi e i monaci tibetani, gli sciamani e i guaritori di tutte le culture. Ma fra quelle popolazioni non sono solo i santi, i monaci, i guru e i sacerdoti a saperlo: ogni persona, anche la più povera e più ignorante, lo sa, lo vive e lo sente. [...] Anche noi lo sappiamo. [...] È un ‘archetipo’, inciso profondamente dentro tutti noi: tutto è uno.

Tutto converge nell'ascolto. 

All'origine di tutti gli apparecchi musicali della nostra cultura c’è il monocordo dei pitagorici. Ma questi non avrebbero saputo dire se il monocordo fosse un apparecchio fatto per la fisica o per l’arte. Non avrebbero neppure potuto rispondere, come l’uomo moderno: per entrambe. Semplicemente non sarebbero riusciti a comprendere come si possano separare la fisica e la musica. 

Stirb und werde.
(Muori e diventa)
Goethe

Tutto quello che è accaduto nel corso dell’evoluzione sonnecchia nei nostri geni. Evoluzione non significa che la specie precedente sostituisce completamente quella precedente, ma che tutte le specie che precedono trapassano e rimangono conservate in tutte quelle che seguono. Niente va perduto. 

mercoledì 23 maggio 2018

E la cosa migliore da dire che non ti viene mai in punta di lingua al momento giusto, ma sempre solo e soltanto due ore dopo.