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mercoledì 12 gennaio 2022

Il mio nome contiene il tuo

Un giorno mi hai detto, ho forse mi hai scritto, ci hai fatto caso che il tuo nome contiene il mio?
Sì, ci avevo fatto caso

E tu ci hai mai fatto caso che quando si fa l'amore la donna contiene e l'uomo sostiene?
No, ma è un pensiero bellissimo, ora lo scrivo nel mio taccuino speciale
Sì, ma non è mica un pensiero mio, è un principio del tantra
Ah, il tantra, quella cosa che si l'amore per ore?
No, quella cosa che si fa l'amore con l'anima

E poi siamo andati insieme, in piccoli spazi senza confini
Dove i minuti scorrevano lenti come giorni
E i giorni sono corsi via veloci come minuti
Ma il tempo non esiste, lo dice Siddharta

L'altro giorno ho trovato il biglietto del mio regalo di Natale
Hai scritto il mio nome in blu e hai ripassato in rosso il tuo
Non me ne ero accorta

Ho conservato il biglietto nel cassetto dei ricordi speciali
Proprio come avresti fatto tu

(Dedicata a Nico)

domenica 5 dicembre 2021

Antiche Madri, sto tornando a casa

Nell’ombra della luna posso vedere i vostri visi
Nel tocco della terra posso sentire la vostra forza
Nel profondo del mio cuore posso sentire le vostre parole
In questa strada infinita sto seguendo il mio percorso

Antiche madri, sto tornando a casa

Dalla saggezza nascosta che ci portiamo dentro
Dagli esseri viventi che ci insegnano la vostra guida
Dalla forza dell’amore che ci mantiene vivi
Riconnessi a questo potere dobbiamo guarire dalla falsità

Antiche madri, sto tornando a casa

Vi sto chiamando madri mie, venite a riempire questo spazio
Nella fonte della verità, aiutateci ad attraversare le onde
Siamo qui per lavorare, siamo qui per pregare
Per i tempi dell’unità, che torneranno ancora

Antiche madri, sto tornando a casa

martedì 17 marzo 2020

LA MATRIOSKA DELLA COMPRENSIONE AMOREVOLE.

Comprendere è il primo atto di amore ed il primo passo verso la libertà. La comprensione profonda delle catene invisibili che guidano le nostre re-azioni alla vita ci rende liberi dalla schiavitù. 

Ma come avviene la comprensione?

Il presupposto della comprensione è un'osservazione gentile, senza giudizio ma nemmeno apatica o senza acume. Un'osservazione sensibile in cui l'amigdala rimane sveglia e attiva ma non reattiva. 

Alla base della libera osservazione, a sua volta, vi è uno spazio interiore. Come esso viene creato? Attraverso il silenzio, un silenzio attivo, in ascolto, esente dal chiacchiericcio rumoroso della mente ma allo stesso tempo ricettivo nei confronti dei messaggi dell'inconscio. 

Il cuore del silenzio è il coraggio. Avere il cuore e l'apertura per riconoscere anche le parti di noi che mai vorremmo vedere perché ritenute troppo brutte o anche troppo belle. 

Il cardine del coraggio è la fiducia. "Se il coraggio è il tempio, la fiducia ne è il suo tabernacolo", la sua parte più preziosa. La fiducia è come un filo sottile ma di ferro, che a volte può essere smarrito, ma che rende il sentimento, il pensiero e l'azione allineati sul sentiero da percorrere. 

Ma qual è allora l'origine della fiducia?

L'origine della fiducia è il ricordo (riportare al cuore) dell'esperienza primordiale della condizione di unione e di non separazione con la madre (nel fisico e nel sentimento) e col padre nello spirito. 

Come nella matrioska, la bambola più grande è riprodotta fedelmente in quella più piccola, così la comprensione è un atto di unione e amore.

(Marco Marino)

venerdì 16 novembre 2018

Joachim-Ernst Berent, Il terzo orecchio. Citazioni dal libro.

Una delle singolari manifestazioni della decadenza dell’uomo moderno è il crescente indebolimento del senso dell’udito.
Marius Schneider

L’occhio guida l’uomo nel mondo, l’orecchio porta il mondo nell’uomo.
Lorenz Oken

L’occhio valuta, l’orecchio misura.

La corrispondenza tra la realtà dei numeri e la realtà psicologica ci colpisce come un miracolo.

La musica è l’aritmetica dell’animo, che non è consapevole del suo contare.

Vedere è uguale a cercare.

L’orecchio trova, l’occhio cerca.

L’udito è il più spirituale dei nostri sensi.

A mano a mano che la mia preghiera si faceva più assorta e più interiore avevo sempre meno da dire. Infine divenni totalmente silente. Divenni, e questo è ancora più in antitesi col parlare, uno che ascolta. 

Prima pensavo che pregare significasse parlare. Ma poi imparai che pregare non è solo tacere: è ascoltare.
Sören Kierkegaard 

Pregare non è parlare, è ascoltare: essere attento, passivo, aperto, pronto, pronto come un grembo. Pregare è femminile, ma il sacerdozio è una cosa maschile.
Bhagwan Shree Rajneesh

Ascolta, e la tua anima vivrà!
Isaia 

L’occhio penetra, l’orecchio riceve. 
La cultura dell’occhio è patriarcale.
La cultura dell’orecchio è matriarcale.

Autori di lingua inglese hanno attirato l’attenzione sulla somiglianza di suoni tra il sostantivo eye (occhio) e il pronome I (io). Quando si sentono queste sue parole fuori dal loro contesto, non si possono distinguere. Perciò Krishnamurti afferma: «L’occhio dice Io!»

Il mio occhio dice «Io!», però non mi può vedere, non può vedere quello che sta per il mio ‘io’, cioè il mio viso. Sono pochi quelli che ci pensano: possiamo udire noi stessi (e direttamente, perché fra gola e orecchio interno c’è un canale diretto: il suono non deve uscire dalla bocca e penetrare di nuovo attraverso il padiglione auricolare), ci possiamo sentire con il tatto, possiamo sentire il nostro odore, il nostro sapore. Ma per poter vedere me stesso, e il mio viso, ho bisogno di uno specchio. O di una fotografia. È vero, l’occhio dice: «Io! Io!», ma lo dice agli altri. Sa ben poco di me stesso.

E ogni tempo diventò presente.
Hermann Hesse

Per sua stessa natura il ‘superamento’ deve superare se stesso.

La vita si esprime per paradossi.


Chi ha orecchi, ascolti.
Chi ha occhi, ascolti e veda.
Chi ha mani, ascolti e veda e faccia.
Chi ha piedi, ascolti e veda e faccia e cammini.
Chi ha una bocca, ascolti e veda e faccia e cammini e parli.
E stia in silenzio
e stia in silenzio
e stia in silenzio
e parli. 
Kurt Wolff

Noi non vediamo che non vediamo.
Rupert Sheldrak

Il suono dell’estate.

Ma io sento: il silenzio. È il silenzio che sento per primo. Come un peso che posso afferrare. Un peso greve, liscio. I miei orecchi lo sentono, come fossero delle dita che toccano. Percepisco: si sente al tatto che quel peso è buono.

Penso: è tanto che non sentivi un silenzio così.

Mi occupo del silenzio. È vivo. Una goccia di silenzio. I miei orecchi penetrano dentro di essa. Sono dentro di essa. La goccia diventa universo. Un cosmo che comincia a risuonare. Questo è il cosmo. In primo luogo il lago. Un ritmico gorgogliare. Una nota bassa, un po’ gorgogliante, e due più alte: ‘ciac’, ‘ciac’. Un ritmo a tre. Come se il lago ballasse un valzer. Non è una danza gioiosa. È lenta, piena di abbandono, tranquilla. Appendendosi al collo di qualcuno. Al collo di chi? Mi chiedo. Al collo cocente, grosso, taurino dell’estate.

Prima che noi facciamo musica, è la musica che fa noi... La struttura profonda della musica è identica alla struttura profonda di tutte le cose.
George Leonarpp

Quale spazio chiamiamo tempo? 

Non imparate la verità sull'essenza del tempo perché pensate che il tempo sia solo una cosa che passa.
Bassui Zenji

Il tentativo di vivere secondo l’idea che le parti (in cui scomponiamo il mondo) siano veramente separate fra loro è il principale responsabile delle crisi estremamente minacciose che ci troviamo a fronteggiare sempre più spesso. Questo modo di vivere, come si sa, ci ha regalato l’inquinamento ambientale, la distruzione dell’equilibrio naturale, la sovrappopolazione, il caos economico e politico che regna in tutto il mondo...
David Bohm

Il déjà vu della coscienza.

Il mondo non ti contiene, il mondo sei tu...
Angelus Silesius

Tutto è uno’ è un sapere antichissimo dell’umanità. Solo singoli esseri umani, e anche singole civiltà, lo possono perdere. L’umanità nella sua totalità lo conserva: non lo può perdere, perché lo sanno i suoi geni. Perciò non è indispensabile che lo sappiano le sue teste. Per tutti noi questo sapere lo hanno conservato gli indiani, i maestri zen e i sufi, i maghi messicani e gli stregoni africani, i sacerdoti dei villaggi balinesi e i monaci tibetani, gli sciamani e i guaritori di tutte le culture. Ma fra quelle popolazioni non sono solo i santi, i monaci, i guru e i sacerdoti a saperlo: ogni persona, anche la più povera e più ignorante, lo sa, lo vive e lo sente. [...] Anche noi lo sappiamo. [...] È un ‘archetipo’, inciso profondamente dentro tutti noi: tutto è uno.

Tutto converge nell'ascolto. 

All'origine di tutti gli apparecchi musicali della nostra cultura c’è il monocordo dei pitagorici. Ma questi non avrebbero saputo dire se il monocordo fosse un apparecchio fatto per la fisica o per l’arte. Non avrebbero neppure potuto rispondere, come l’uomo moderno: per entrambe. Semplicemente non sarebbero riusciti a comprendere come si possano separare la fisica e la musica. 

Stirb und werde.
(Muori e diventa)
Goethe

Tutto quello che è accaduto nel corso dell’evoluzione sonnecchia nei nostri geni. Evoluzione non significa che la specie precedente sostituisce completamente quella precedente, ma che tutte le specie che precedono trapassano e rimangono conservate in tutte quelle che seguono. Niente va perduto. 

lunedì 9 luglio 2018

Parole che amo: confini e cominci.

E se invece di confini (con+fine, finire insieme), si chiamassero cominci (da cominciare, dal latino cum+initiare, iniziare insieme - mantenere una linea di contatto seppure espandendosi verso direzioni diverse), non sarebbe meglio? Potrebbe chiamarsi il comincio tra Francia e Italia, il comincio tra India e Cina, ecc...

Con-fine. Il punto dove di due aree si incontrano e con-dividono un elemento che le separa e nello stesso tempo con-nette.


Può sembrare paradossale, ma tracciare i confini è un tracciare una linea di contatto più ancora che di separazione.

Adoro i luoghi di confine. Catalizzatori di energie speciali e dispensatori di possibilità. Puoi ancora scegliere da che parte andare. Anche i tempi di confine sono i miei preferiti: Alba, tramonto, fasi lunari, eclissi, equinozi, solstizi. Porte, passaggi, dove non sei più una cosa (tanto per dire, notte) e non sei ancora l’altra (il giorno), in cui se già qualcos'altro (che ne so, autunno), ma porti ancora i segni di ciò che hai lasciato (estate). Ma credo che sì, tutto ciò si possa anche estendere alle relazioni esattamente con la stessa simbologia. 


Senza confini ci sarebbe confluenza e quindi un grande caos, se non ci sono confini io non mi identifico e quindi non ci può essere contatto. Questo non significa che il confine è negativo, anzi esso è sacro, soprattutto nelle relazioni. Potrebbero chiamarsi anche punti di relazione e punti di risonanza, quando sono armoniosi, oppure punti di dissonanza in caso contrario.