In particolare il desiderio di pianto spesso crea un forte imbarazzo in chi lo prova, soprattutto se si tratta di un principiante, perché non sa come gestirlo e perché si sente colto di sorpresa e messo a nudo nelle sue emozioni che sicuramente preferiva non palesare, mente loro - le stronze - spingono al massimo per uscire fuori.
La prima cosa da sapere è che si tratta di un fenomeno assolutamente naturale e che capita molto spesso (ve lo dice una che lo ha sperimentato tantissimo!). Di solito colpisce più facilmente gli allievi principianti e le persone molto sensibili, ma può capitare a chiunque, anche a insegnanti e ad allievi esperti, magari in seguito ad una sessione molto intensa o sentita.
Quando con l'esperienza si impara a riconoscere e a gestire questa sensazione la si saluta come una benefica liberazione.
Non c'è da vergognarsene, da imbarazzarsi, da colpevolizzarsi. La cosa migliore da fare è assecondare l'impulso, far scorrere le lacrime (o le risate) e liberare quelle emozioni rimaste intrappolate che finalmente, grazie allo yoga, hanno trovato la loro strada per fluire. Un espediente può essere quello di "approfittare" di savasana e di coprirsi gli occhi con un asciugamano.
A questo proposito riporto un interessante post di Facebook di Luca Renzini http://www.ilrespirodanzante.com/
"Domanda: Chi sono gli allievi che possono piangere in una delle tue lezioni?
Risposta: Per me quelli più belli...
Domanda: In che senso?
Risposta: Se parliamo di vasi si rompe più facilmente il ming o la gomma? E bada bene per pianto o sorriso che sia intendo emozioni che emergono, intelliggibili anche se non palesemente espresse."